Preoccupato per mia moglie - possibile dca?

Buongiorno a tutti, cerco di spiegare brevemente la situazione, mia moglie non è sovrappeso, al massimo qualche kg in più.
Da sempre non è soddisfatta del suo corpo, quasi tutti i pantaloni che ha e che compra non le entrano e questo la fa stare male, compra vestiti o outfit carini che poi puntualmente prova e non mette più perchè dice di essere grassa.
Nell'ultimo anno ha sofferto anche di lieve depressione e forte ansia, cosa che l'ha spinta di sua volontà a contattare uno psichiatra amico di famiglia che l'aveva già seguita in fase adolescenziale che ha prescritto prozac 20mg 2 volte al giorno e aripiprazolo 1.5ml.

Nell'ultimo anno è andata anche da due dietologhe diverse facendosi fare una dieta che puntualmente dopo due settimane smetteva.


Insieme abbiamo sempre avuto un rapporto con il cibo del tipo che non ci siamo mai fatti mancare niente.
Ora ho sto notando comportamenti passati, per fare un esempio banale, se buttavo meno di 400g di pasta in due lei andava in escandescenza anche se puntualmente avanzava sempre e la buttavamo via.


Da dopo natale abbiamo deciso di iniziare una dieta insieme e iscriverci in palestra visto che anch'io nell'ultimo periodo ero un po fuorifase.
Il fatto di farlo insieme l'ho vista come un grande aiuto motivazionale nei suoi confronti.


All'inizio tutto bene, sempre lei di sua spontanea volontà ha chiesto allo psichiatra di farsi prescrivere qualcosa per dimagrire e il dottore ha prescritto topiramato 25mg due volte al giorno.


Ora dopo neanche tre settimane (topiramato lo prende da 20 giorni circa) tutta la "disciplina" e voglia è svanita, in palestra non vuole più venire ma preferisce restare a casa a scrollare il telefono, sono stato malato un paio di giorni ed ha cucinato lei, una sera ha fatto letteralmente 300 grammi di pasta io non avevo neanche fame perchè malato e se li è mangiati tutti, mentendomi anche sulla quantità (non che io l'avessi chiesta, mi ha detto lei che aveva pesato 190g di pasta) quella stessa notte ha finito un barattolo di nutella a cucchiaiate in più volte alzandosi in mezzo alla notte.
Il giorno dopo lo stesso, alle 8 prima di cena si è mangiata due fette enormi con nutella esortando in un "ora si che sto bene" per poi cucinarsi un piatto "light" con un esagerazione di olio.
Non che ci sia un problema nel mangiare così ma è come se lo facesse a posta come rifiuto verso quanto fatto finora, non so se rende l'idea.
Dr. Benedetto Vivona Psicologo 10
Gentile utente,

leggendo il suo messaggio si ha l’impressione che il tema non sia tanto la dieta in sé, quanto una sofferenza che da tempo accompagna sua moglie nel rapporto con il corpo e con il cibo, e che nell’ultimo periodo sembra essersi intensificata.

I comportamenti alimentari che descrive (fasi di forte controllo seguite da episodi di perdita di controllo, consumo notturno, momenti di apparente sollievo immediato) non sembrano legati a una mancanza di volontà o di motivazione, ma piuttosto a una difficoltà nel gestire stati emotivi interni. In questi casi il cibo può diventare un modo per ridurre tensioni, anestetizzare il disagio o reagire a vissuti di costrizione, anche quando l’intenzione iniziale di fare meglio era autentica.

Il fatto che il cambiamento sia avvenuto rapidamente, nonostante il supporto farmacologico e il tentativo condiviso di dieta e palestra, suggerisce che il nodo principale non riguardi tanto cosa o quanto mangia, ma il significato che l’alimentazione assume in questo momento della sua vita.

È comprensibile che lei possa sentirsi confuso o frustrato, o avere la sensazione che certi comportamenti vengano messi in atto quasi di proposito . Tuttavia, leggerli come una forma di rifiuto o di sfida rischia di irrigidire ulteriormente la dinamica e di aumentare vergogna e senso di colpa, che spesso alimentano proprio questi circoli.

In situazioni come questa può essere utile spostare l’attenzione dal controllo dell’alimentazione a un lavoro più ampio sul benessere psicologico, eventualmente affiancando al trattamento psichiatrico un percorso psicologico mirato anche al rapporto con il corpo e con il cibo.

Per lei, come partner, può essere importante cercare una posizione di sostegno che non si trasformi in monitoraggio continuo, tutelando allo stesso tempo il suo spazio emotivo. Un confronto con un professionista può aiutarla a capire come stare accanto a sua moglie senza sentirsi coinvolto in una lotta costante intorno al cibo.

Un cordiale saluto

dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani

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Buongiorno, la ringrazio per la risposta.

è possibile che gli effetti possano essere accentuati dalla fase in cui si trova della terapia?

Prozac e aripiprazolo è alla 5 settimana (iniziato il 24/12) topiramato alla 3 settimana (iniziato il 15/01) leggendo online per molti proprio tra 5 e la 6 settimana con il prozac è quella più "critica" dove ricompaiono ansia e depressione anche con maggior intensità rispetto all'inizio della terapia.

Quanto ad un supporto psicologico ne avevamo gia parlato all'inizio quando contattò lo psichiatra ma era contraria e la sua mentalità era "prendere le medicine e aspettare che le cambiassero la vita" pertanto con il giusto tatto proverò a reintrodurre l'argomento.
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Dr. Benedetto Vivona Psicologo 10
Gentile,

grazie per il chiarimento e per aver condiviso le tempistiche dei farmaci. Nelle prime settimane o in caso di aggiustamenti della terapia possono comparire momenti di maggiore ansia o abbassamento dell’umore. È importante discutere sempre qualsiasi variazione con lo psichiatra, perché è l’unico in grado di valutare dosaggi ed effetti in modo sicuro.

Allo stesso tempo, i comportamenti alimentari e le oscillazioni emotive non dipendono solo dai farmaci. Essi riflettono vissuti emotivi profondi e modi di gestire lo stress e le emozioni che si sono consolidati nel tempo. I farmaci possono ridurre i sintomi e offrire sollievo, ma da soli non affrontano le cause sottostanti. Se queste cause rimangono inesplorate, i problemi rischiano di ripresentarsi quando la terapia viene modificata o sospesa.

Per questo motivo un percorso psicologico può essere molto utile. Rappresenta uno spazio in cui comprendere il significato dei comportamenti e delle emozioni e sviluppare strategie efficaci per affrontarli senza colpa o giudizio. Capisco che inizialmente sua moglie fosse più orientata alla soluzione di prendere farmaci e aspettare il cambiamento. Procedere con tatto per reintrodurre l’idea di supporto psicologico può aiutare a favorire collaborazione e apertura senza generare resistenze.

Un cordiale saluto

dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani

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