Mangio troppo: disturbo alimentare o ansia?

Salve,
vorrei capire se c'è qualcosa che non va in me.
Nel senso, a meno che non abbia l'ansia "brutta", quella che mi fa chiudere lo stomaco, mangio secondo me in quantità eccessive facendomi lo scrupolo di ingrassare ma comunque non riesco a dire "adesso basta" o se riesco è veramente con grande fatica.
Specifico che non penso siano abbuffate le mie però non mi sembra nemmeno un comportamento normale.

Ad esempio, a cena ho mangiato gnocchi al pesto, 2 fette di pane, 2 pezzi di parmigiano e 3 pezzi di un altro tipo di formaggio (e sarei andata oltre).
Poi quasi metà di una torta dolce che se gli altri partecipanti alla cena non mi avessero detto in tono maleducato di smetterla avrei mangiato ancora una fetta.
E poi ovviamente mi sento in colpa.

Chiedo pertanto un vostro parere.

Grazie e cordiali saluti.
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 148 9
Gentile utente,

da quello che descrive non sembra ci sia qualcosa che non va in lei, ma una difficoltà a fermarsi quando mangia, soprattutto nei momenti in cui l’ansia non è così forte da toglierle l’appetito. È importante anche ciò che nota lei stessa: non si tratta di vere abbuffate.

Più che la quantità di cibo, il punto sembra essere la fatica a sentire il limite e il senso di colpa che arriva subito dopo. In alcune situazioni il cibo può diventare un modo per calmarsi, scaricare tensione o riempire un vuoto, anche senza rendersene conto.

Il fatto che siano stati gli altri a dirle di smettere, peraltro in modo poco delicato, può aumentare vergogna e colpa, ma non aiuta davvero a regolare il comportamento. Forzarsi a mangiare meno spesso non funziona; è più utile chiedersi cosa succede prima di perdere il controllo, quali emozioni o stati d’animo sono presenti.

Se questo modo di mangiare si ripete e la fa stare male, parlarne con un professionista può aiutarla a capire meglio il legame tra ansia, emozioni e alimentazione, e a trovare un equilibrio più sereno.

Un cordiale saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

Segnala un abuso allo Staff
Risposta utile
Contatta lo specialista e prenota una visita
Psicologo attivo dal 2025 al 2026
Psicologo
Gentile utente,
solo per lasciarle in lettura un recente articolo che ho scritto sul tema: https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/9507-il-cibo-come-conforto-identita-e-linguaggio-del-disagio-una-visione-storico-culturale-e-clinica.html
Già solo la richiesta di consulto sta a indicare che lei, e chi le sta accanto, si sta interrogando sul suo rapporto con il cibo.

Ci sono dei segnali, che lei pur brevemente ci descrive, che non vanno ignorati: la difficoltà a percepire e rispettare la sazietà, la presenza di pensieri di colpa e paura di ingrassare, che compaiono dopo aver mangiato, una malsana relazione tra emozioni e alimentazione quando ci dice che l’ansia è molto intensa e le chiude lo stomaco , mentre in assenza di quell’ansia il rapporto con il cibo cambia e diventa più difficile da regolare.

Non è possibile effettuare diagnosi in questa sede e con pochi elementi, non è detto possa essere un Disturbo del Comportamento Alimentare (ora Disturbo dell'Alimentazione e della Nutrizione) strutturato, ma in clinica parliamo di alimentazione emotiva o disregolata, una zona di confine che va attenzionata proprio perchè non vi sia un’evoluzione più problematica.

A mio avviso il problema non è tanto la quantità di cibo in sé, che ci descrive in modo dettagliato, e anche questo lo interpreto come un segnale di allarme, ma quanto il vissuto che lo accompagna (fatica a fermarsi, senso di colpa, controllo esterno che sostituisce quello interno).

Il bisogno dell’intervento degli altri per interrompersi, e un forte senso di colpa successivo, fa pensare che il suo sistema di regolazione interna (fame sazietà emozioni) potrebbe essere temporaneamente disallineato. Questo accade se si impara a mangiare con la testa (regole, scrupoli, paura di ingrassare) più che ascoltando il corpo ed i suoi bisogni.

Il mio consiglio è di non concentrarsi sulla domanda mangio troppo o troppo poco? , o "qualcosa in me non va", ma piuttosto su quando sente di perdere il controllo, che emozioni sono presenti prima e dopo aver mangiato, quanto spazio ha o ha avuto nella sua storia il controllo del peso, del corpo o dell’alimentazione.

I DAN sono estremamente insidiosi, complessi, e possono giorno dopo giorno divorare la vita e la salute di chi ne soffre: mi sento di suggerirle, per sciogliere ogni riserva o gettare le basi per un intervento precoce, di rivolgersi al più vicino centro di riferimento per i Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione (trova i contatti facilmente nel sito web della sua ULSS di riferimento) oppure un confronto con un professionista esperto in disturbi alimentari. Anche la prevenzione è cura e non indugi.

Resto a disposizione e le mando un caro saluto.
Segnala un abuso allo Staff
Risposta utile
Ansia

Cos'è l'ansia? Tipologie dei disturbi d'ansia, sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, prevenzione, diagnosi e cure possibili con psicoterapia o farmaci.

Leggi tutto

Consulti simili su ansia

Consulti su disturbi del comportamento alimentare

Altri consulti in psicologia