E' possibile che un weekend induca un tale stress per giorni?
Salve, scrivo perché non capisco cosa mi sta accadendo.
A fine gennaio ho finito di seguire un corso di alpinismo invernale.
Mi è piaciuto abbastanza, ha aumentato la sicurezza di progressione su pendii ripidi e ghiacciati, ma nell'uscita conclusiva credo di essermi stressato molto. In quel tipo di terreno sentivo le antenne dritte quasi sempre, ma più che altro ho avuto due picchi di paura intensi (e di imbarazzo per averle sentite). Nel primo caso, passavo legato in cordata su un sentiero innevato stretto e con qualche centinaio di metri di vuoto accanto. Bello, ma fastidioso: l'ho fatto senza troppo colpo ferire, nel secondo caso invece si è trattato di un tratto di una cinquantina di metri in discesa quasi verticale, su pendio di circa 60. L'abbiamo disarrampicato con tecnica di piccozza e ramponi. Non avrei voluto fare quel tratto lì, avrei preferito il passaggio per qualcosa di meno ripido (che c'era), ma più lungo. Sul momento ho condiviso la mia perplessità, ma poi l'abbiamo fatto. Durante questa discesa sentivo chiaramente la paura, la stanchezza fisica della giornata quasi conclusa, ma anche un focus molto importante per esser sicuro di come conficcavo le punte dei ramponi nello strato duro e portante della neve. Ero l'unico del gruppo senza esperienza di arrampicata, forse non avevo idea di cosa volesse dire "buttarsi in fuori in parete" con questo tipo di verticalità in una disarrampicata in cui ti vedi male i piedi e senti cmq la stanchezza delle ore di escursione precedenti, ed è stato un pò uno zero-cento per me. Non paralizzante, ma impegnativo. Non avevo capito che avremmo considerato questa discesa all'inizio. Mi sono detto che forse non fa per me.
Diciamo che la tecnica era buona e ho trovato energie anche se stanco, ma un errore in quel frangente non era contemplabile.
Ciò che mi fa paura, a volte mi attira (con competenza, chiaro) come la luce con la falena, ma così era troppo davvero. Da circa 3 anni sono abituato ad andare in montagna, camminare per molte ore, sia in estate sia con la neve. Negli ultimi 2 ho iniziato a fare attività alpinistiche come scalate su vie ferrate e sentieri esposti e da novembre ho iniziato a fare esperienza con attrezzature da alpinismo invernale per neve e ghiaccio su pendenze moderate. Per lavoro sono abituato a lavorare anche nel vuoto con corde, ma non ad arrampicare. Nei giorni seguenti, sono stato sempre stanco, apatico, con meno energie. Ho avuto la sensazione che la situazione di stress non fosse del tutto conclusa anche se ero qui, e mi sentivo in imbarazzo rispetto all'idea che magari gli altri hanno e avevano di me. Ho avuto problemi di stomaco come stitichezza e diarrea e mi si è alterata un pò la sensazione di fame.
A volte è come se sentissi la paura dell'altezza nelle braccia e nella testa vuota (benché normalmente non soffra di vertigini). Mi chiedo se sia possibile che un singolo evento, in una cornice di un corso tenuto da esperti e ricercato, produca reazioni del genere
A fine gennaio ho finito di seguire un corso di alpinismo invernale.
Mi è piaciuto abbastanza, ha aumentato la sicurezza di progressione su pendii ripidi e ghiacciati, ma nell'uscita conclusiva credo di essermi stressato molto. In quel tipo di terreno sentivo le antenne dritte quasi sempre, ma più che altro ho avuto due picchi di paura intensi (e di imbarazzo per averle sentite). Nel primo caso, passavo legato in cordata su un sentiero innevato stretto e con qualche centinaio di metri di vuoto accanto. Bello, ma fastidioso: l'ho fatto senza troppo colpo ferire, nel secondo caso invece si è trattato di un tratto di una cinquantina di metri in discesa quasi verticale, su pendio di circa 60. L'abbiamo disarrampicato con tecnica di piccozza e ramponi. Non avrei voluto fare quel tratto lì, avrei preferito il passaggio per qualcosa di meno ripido (che c'era), ma più lungo. Sul momento ho condiviso la mia perplessità, ma poi l'abbiamo fatto. Durante questa discesa sentivo chiaramente la paura, la stanchezza fisica della giornata quasi conclusa, ma anche un focus molto importante per esser sicuro di come conficcavo le punte dei ramponi nello strato duro e portante della neve. Ero l'unico del gruppo senza esperienza di arrampicata, forse non avevo idea di cosa volesse dire "buttarsi in fuori in parete" con questo tipo di verticalità in una disarrampicata in cui ti vedi male i piedi e senti cmq la stanchezza delle ore di escursione precedenti, ed è stato un pò uno zero-cento per me. Non paralizzante, ma impegnativo. Non avevo capito che avremmo considerato questa discesa all'inizio. Mi sono detto che forse non fa per me.
Diciamo che la tecnica era buona e ho trovato energie anche se stanco, ma un errore in quel frangente non era contemplabile.
Ciò che mi fa paura, a volte mi attira (con competenza, chiaro) come la luce con la falena, ma così era troppo davvero. Da circa 3 anni sono abituato ad andare in montagna, camminare per molte ore, sia in estate sia con la neve. Negli ultimi 2 ho iniziato a fare attività alpinistiche come scalate su vie ferrate e sentieri esposti e da novembre ho iniziato a fare esperienza con attrezzature da alpinismo invernale per neve e ghiaccio su pendenze moderate. Per lavoro sono abituato a lavorare anche nel vuoto con corde, ma non ad arrampicare. Nei giorni seguenti, sono stato sempre stanco, apatico, con meno energie. Ho avuto la sensazione che la situazione di stress non fosse del tutto conclusa anche se ero qui, e mi sentivo in imbarazzo rispetto all'idea che magari gli altri hanno e avevano di me. Ho avuto problemi di stomaco come stitichezza e diarrea e mi si è alterata un pò la sensazione di fame.
A volte è come se sentissi la paura dell'altezza nelle braccia e nella testa vuota (benché normalmente non soffra di vertigini). Mi chiedo se sia possibile che un singolo evento, in una cornice di un corso tenuto da esperti e ricercato, produca reazioni del genere
Gentile,
Quello che descrive permette di comprendere bene la complessità della situazione e l’intensità delle emozioni che ha vissuto durante l’uscita conclusiva del corso. Ci si trova davanti a un contesto impegnativo: terreno ripido e ghiacciato, discesa verticale, stanchezza accumulata, pressione del gruppo e consapevolezza della propria inesperienza. Tutti questi fattori insieme possono facilmente generare picchi di paura intensa, tensione fisica e quella sensazione di vuoto nella testa che ha descritto.
È del tutto normale che un singolo episodio, soprattutto percepito come critico o fuori dalla propria zona di comfort, possa produrre reazioni così forti, anche in chi è abituato alla montagna e all’esposizione. Il corpo e la mente rispondono come se si trattasse di un pericolo immediato: l’allerta aumenta, la percezione del rischio si amplifica, e tutto ciò può generare tensione, stanchezza e disturbi temporanei come quelli che ha notato nei giorni successivi. La stanchezza, l’apatia, i cambiamenti dell’appetito o la sensazione di stomaco in subbuglio rientrano quindi in una risposta normale al sovraccarico emotivo e fisico.
Quello che ha vissuto può anche essere visto come un’esperienza di apprendimento. Ha osservato le proprie reazioni, ha messo alla prova le proprie competenze, ha scoperto quali limiti e quali risorse ha a disposizione. Anche il disagio provato fa parte di questo processo: ci mostra cosa ci spaventa, cosa ci sfida e come il nostro corpo e la mente reagiscono quando ci troviamo in situazioni estreme.
Con il tempo e con un’esposizione graduale a esperienze simili, la sua capacità di affrontare terreni impegnativi diventerà più stabile e sicura. Nel frattempo, può essere utile concedersi un po’ di tempo per recuperare, alternando momenti di riposo e attività fisica leggera, e accogliere le proprie emozioni senza giudicarle o sentirsi inadeguati.
Le sue reazioni non sono insolite né anomale: sono la risposta di un corpo e di una mente che hanno vissuto uno stress intenso. Riconoscere questo e concedersi il tempo necessario per riprendersi è già un passo importante, e con l’esperienza continuerà a sviluppare sicurezza, competenza e fiducia in se stesso nelle prossime uscite.
Un cordiale saluto.
Quello che descrive permette di comprendere bene la complessità della situazione e l’intensità delle emozioni che ha vissuto durante l’uscita conclusiva del corso. Ci si trova davanti a un contesto impegnativo: terreno ripido e ghiacciato, discesa verticale, stanchezza accumulata, pressione del gruppo e consapevolezza della propria inesperienza. Tutti questi fattori insieme possono facilmente generare picchi di paura intensa, tensione fisica e quella sensazione di vuoto nella testa che ha descritto.
È del tutto normale che un singolo episodio, soprattutto percepito come critico o fuori dalla propria zona di comfort, possa produrre reazioni così forti, anche in chi è abituato alla montagna e all’esposizione. Il corpo e la mente rispondono come se si trattasse di un pericolo immediato: l’allerta aumenta, la percezione del rischio si amplifica, e tutto ciò può generare tensione, stanchezza e disturbi temporanei come quelli che ha notato nei giorni successivi. La stanchezza, l’apatia, i cambiamenti dell’appetito o la sensazione di stomaco in subbuglio rientrano quindi in una risposta normale al sovraccarico emotivo e fisico.
Quello che ha vissuto può anche essere visto come un’esperienza di apprendimento. Ha osservato le proprie reazioni, ha messo alla prova le proprie competenze, ha scoperto quali limiti e quali risorse ha a disposizione. Anche il disagio provato fa parte di questo processo: ci mostra cosa ci spaventa, cosa ci sfida e come il nostro corpo e la mente reagiscono quando ci troviamo in situazioni estreme.
Con il tempo e con un’esposizione graduale a esperienze simili, la sua capacità di affrontare terreni impegnativi diventerà più stabile e sicura. Nel frattempo, può essere utile concedersi un po’ di tempo per recuperare, alternando momenti di riposo e attività fisica leggera, e accogliere le proprie emozioni senza giudicarle o sentirsi inadeguati.
Le sue reazioni non sono insolite né anomale: sono la risposta di un corpo e di una mente che hanno vissuto uno stress intenso. Riconoscere questo e concedersi il tempo necessario per riprendersi è già un passo importante, e con l’esperienza continuerà a sviluppare sicurezza, competenza e fiducia in se stesso nelle prossime uscite.
Un cordiale saluto.
dott. Benedetto Vivona
Laureato in psicologia LM-51
https://benedettovivona.wixsite.com/psicologo-trapani
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 13 visite dal 10/02/2026.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.