Dubbi se continuare una relazione

Gentilissimi,

sono un uomo di oltre quarant'anni.
Ho deciso di trasferirmi all'estero qualche anno fa per ragioni professionali.


Cercherò di essere sintetico, senza perdermi in troppi dettagli: dopo un po' di tempo nel nuovo paese, ho conosciuto online una donna sposata con due figli.
Ero inizialmente intenzionato a conoscere più gente possibile per poter imparare la lingua del paese e in cambio offrire il mio italiano come moneta di scambio.


Dopo esserci esclusivamente incontrati online, a fronte di una mia lunga vacanza in giro esplorativo per il paese presso cui attualmente risiedo, abbiamo deciso di incontrarci per una cena nella sua città di residenza per conoscerci di persona.
La cosa è andata bene, al punto che lei il giorno dopo mi ha raggiunto di nuovo per un caffé insieme e c'è stato un bacio.


Dopo questo bacio, lei ha deciso, in tempi direi rapidi, di chiudere la relazione con il marito e di iniziarne una con me.
Ad oggi sono più di tre anni che stiamo insieme.
Ci vediamo ogni fine settimana.
A settimane alterne mi raggiunge lei nella città dove vivo e io nella città dove vive lei.
Siamo a circa tre ore di treno di distanza.


A volte penso di aver accettato questa relazione con scarsa convinzione e che le cose siano andate troppo velocemente.
Il pendolarismo è per me un fattore di stress che mi porta a non godermi il tempo passato con lei.
Parlo con lei die miei dubbi, ma lei combatte perchè la relazione vada avanti, è assolutamente convinta di continuare.
Io, sinceramente, un po' meno.


Lei mi da veramente tantissimo, mi ascolta, il nostro rapporto è diventato molto profondo, ma a volte ho la sensazione che mi manchi l'aria e che io mi senta quasi obbligato e a provare gratitudine nei suoi confronti.
Sono naturalmente le mie percezioni, ma ho come la sensazione che la relazione non fluisca naturalmente.


A questo si è aggiunto, negli ultimi mesi, una collega che ho la sensazione stia cercando di attirare la sua attenzione su di me.
Abbiamo preso un caffé insieme al Lavoro, mi piacerebbe sinceramente approfondire la sua conoscenza.
È carina, più giovane della mia attuale compagna, non ha figli e, soprattutto, vive nella mia stessa città.
D'altro canto, non me la sento di invischiarmi in un innamoramento a relazione in corso, e vorrei cercare di arrivare serenamente alla conclusione più giusta per me.


Non pensavo di arrivare a una situazione di stallo di questo tipo, solitamente ho sempre avuto un certo nitore interiore e una certa facilità nello scegliere cosa è giusto o sbagliato per me.
In questo caso, la sua enorme disponibilità nei miei confronti non mi consente di guardare alla situazione con obiettività.
È come se tutto questo amore ricevuto soffochi la mia "bussola interiore".


Non voglio ora perdermi in dubbi.
Mi interesserebbe leggere i vostri pareri, non avendo naturalmente la pretesa di ricevere un consulto psicologico online, ma solo un'ispirazione per capirci meglio qualcosa.


Grazie e cordiali saluti.
Dr.ssa Nadin Della Bella Psicologo, Psicoterapeuta 4
Buonasera,
la situazione descritta presenta diversi elementi chiave da considerare:
- relazione iniziata in modo inaspettato: la relazione è nata rapidamente da un incontro online, con una donna sposata che ha lasciato il marito per lei. Questo contesto può generare dinamiche complesse e aspettative elevate.
- distanza e pendolarismo: la distanza fisica e la necessità di vedervi solo nei fine settimana creano stress e limitano la quotidianità della relazione.
- dubbi e ambivalenza: prova dubbi sulla relazione, percepisce una mancanza di naturalezza e si sente a volte "obbligato" o grato, il che suggerisce una potenziale disconnessione dai suoi veri desideri.
- nuova potenziale relazione: l'interesse di una collega, che vive nella tua stessa città e ha caratteristiche diverse dalla sua attuale compagna, introduce un elemento di distrazione e nuove possibilità.
- difficoltà decisionale: la "bussola interiore" sembra offuscata dalla gratitudine e dall'amore ricevuto, rendendo difficile valutare obiettivamente la situazione.
Alcune riflessioni:
- valuti la relazione attuale: la relazione soddisfa i suoi bisogni fondamentali a lungo termine, al di là della gratitudine?. La distanza, il ritmo e la sensazione di obbligo sono fattori significativi.
- esplori i suoi sentimenti: cerchi di capire l'origine dei suoi dubbi. Sono legati alla relazione in sé o alle circostanze (distanza, inizio inaspettato)?
- considera la collega: l'attrazione per la collega potrebbe essere un sintomo del suo bisogno di una relazione più semplice, vicina e forse più "naturale". Tuttavia, agire su questa attrazione mentre è in una relazione consolidata solleva questioni etiche.
- comunicazione: anche se parla con la tua compagna, esprima chiaramente i suoi bisogni e dubbi, senza sentirsi in colpa.
- autenticità: cerchi di riconnettersi con la sua "bussola interiore". Cosa desiderai veramente per la sua felicità?
La decisione finale spetta a lei. Rifletta su ciò che la rende veramente felice e su come vuole vivere la sua vita, considerando sia i suoi bisogni che quelli della sua compagna.

Dr.ssa NADIN DELLA BELLA

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Gentile Dott.ssa Della Bella,

grazie per le sue considerazioni. Rispondo nel merito:

A lungo termine vorrei non continuare con il pendolarismo. La cosa non è fattibile, dato che lei ha i ragazzi a cui badare e non può trasferirsi finché loro non sono adulti e indipendenti. Per questo ci vorrà molto.
Da parte sua c'è ascolto, attento, le attenzioni da parte sua non mancano e mi fanno sentire accolto e benvoluto. Le conversazioni sono molto profonde. La sessualità è presente, sebbene a volte io la percepisca un po' meccanica.
I dubbi sono legati alla distanza e all'inizio inaspettato, mi sono sentito incapace di decidere se questa fosse la situazione migliore per me. D'altro canto, la solitudine dei primi tempi in un paese straniero mi ha portato a lasciarmi andare e a decidere di provare questa relazione. Il dubbio è più che altro se ho scelto per senso di solitudine e per bisogno di una "stampella". A volte temo di sì.
Provo anche rabbia nel pensare che avrei voluto godermi la prima fase della relazione con la leggerezza tipica dell'innamoramento. Abbiamo parlato di questo, lei si è anche scusata perché si è trovata a suo dire in una situazione di emergenza nel lasciare il marito e voleva essere sicura di star facendo la scelta giusta e che io avessi intenzioni serie. In realtà, non sono riuscito a capire cosa stesse accadendo e perché questa persona abbia un ascendente così elevato su di me, nonostante sia una bravissima persona, ripeto. Il punto è che ho provato più volte a chiudere, ma lei è sempre estremamente convincente nel voler andare avanti. Io, dal canto mio, temo di stare temporeggiando.
La collega non capita per caso. Mi piace sinceramente di più, non ha figli, vive nella mia città. Non ho idea se abbia anche lei una relazione. Ma a prescindere da questo, è come dice Lei, dottoressa: ho bisogno di una situazione più "normale". Il punto è anche che io questa collega non la conosco, abbiamo finora solo preso un caffé insieme e parlato della qualunque. In qualche modo però si è approcciata a me con sottile discrezione e confesso che è anche quello di cui avrei avuto bisogno con la mia attuale compagna, senza trovarmi catapultato in una situazione di relazione stabile in tempi così rapidi. Naturalmente, sono state tutte mie scelte, più o meno consapevoli, e me ne assumo la piena responsabilità.
Esprimo i miei dubbi con chiarezza e sincerità (forse anche troppa a volte) alla mia compagna. Non c'è niente da fare: lei è convintissima che siamo fatti l'uno per l'altra. A volte ho la sensazione che mi stia vendendo un prodotto per come si pone e ora che scrivo questa cosa mi viene anche da sorridere.
Per la mia felicità vorrei tornare a casa dal lavoro e sapere che c'è una persona che mi aspetta, o anche il contrario. Vorrei una quotidianità nella relazione. Ho cercato di convincermi che questa relazione a distanza sarebbe stata un bene per darmi la possibilità di spostarmi e magari puntare a fare carriera in aziende diverse in territorio più ampio. Sinceramente, negli ultimi tempi sto rivedendo questa convinzione: non so se me la sento di passare tutta la vita a viaggiare in treno a fine settimana alterni.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 208
Gentile utente,
mi permetto di proseguire il consulto perché la collega che le aveva risposto tace ormai da una settimana e il suo caso mi aveva interessato subito, per una serie di ragioni che sarebbe fuorviante esporre qui.
Premetto che la difficoltà nel darle una mano consiste nel non sapere nulla di lei: non la sua storia personale, non la sua condizione professionale, non il suo livello di autostima, non la sua gestione delle precedenti vicende amorose.
In questo vuoto rimane poco spazio per cercare le cause e le conseguenze del troppo rapido inizio di una relazione che non aveva cercato; della sua attuale perplessità, che sta minando dentro di lei questa relazione, non permettendole di viverla felicemente e di costruirci un futuro; dell'interesse per una collega della quale non sa nemmeno se abbia già un legame; della sua tendenza, analoga a quella della sua attuale compagna, a lasciare un rapporto solo se ne ha già in vista un altro, sia pure incerto e senza il consenso esplicito del futuro partner.
Senza sapere abbastanza, posso solo tentare qualche ipotesi.
- La signora che lei ha conosciuto, prima per chat e poi di persona, e che dal suo racconto pare abbia deciso di lasciare il marito dopo due brevi incontri con lei, chiaramente aveva già il progetto di lasciare il marito, e questo prima di conoscere lei e di iniziare la vostra chat. Allo scopo di garantirsi un parziale sostituto, lei o altri sareste andati bene lo stesso. Credo che non occorra la laurea in Psicologia per comprendere questo.
- Per questa signora è comodo quello che per lei è scomodissimo: non avere più il faticoso ruolo di moglie ma quello leggero -specie per chi deve accudire due figli- di fidanzata/amante del week end. Altrimenti la signora farebbe di tutto per riuscire a vivere con lei, non crede? Lei scrive: "ha i ragazzi a cui badare e non può trasferirsi finché loro non sono adulti e indipendenti". Questa a lei sembra una verità incontrovertibile, e non sente la contraddizione con l'altra osservazione: "la sua enorme disponibilità nei miei confronti non mi consente di guardare alla situazione con obiettività".
Una disponibilità limitata al ruolo di amante dei week end non è "enorme", caro utente. A meno che la signora non la mantenga per intero, ma questo lei non ce lo dice.
- Se lei ha sentimenti tiepidi, la signora li ha del tutto freddi, visto che accetta senza turbamento i suoi continui dubbi. Una donna innamorata di fronte a questi dubbi piangerebbe, farebbe scenate e la supplicherebbe di non lasciarla; la signora invece ribadisce soltanto che le sue preoccupazioni non hanno ragion d'essere, come una mammina che tranquillizza il pupo.
Lei giustamente avverte questa "guida esterna", per così dire, e scrive di avere la sensazione "che la relazione non fluisca naturalmente". In quest'ottica si può collocare anche la "sessualità un po' meccanica", non le pare?
Infine mi sembra di capire, gentile utente, che lei sia portato ad un'imperfetta visione delle sue scelte e delle sue responsabilità, visione mirabilmente espressa in questa frase: "Naturalmente, sono state tutte mie scelte, più o meno consapevoli, e me ne assumo la piena responsabilità".
Non esistono scelte responsabili che si possano compiere in maniera "più o meno consapevole". O si è interamente consapevoli, non trascinati dalle proprie emozioni né dall'altrui manipolazione, oppure di alcune scelte non si è responsabili.
Come sa, la legge distingue tra dolo intenzionale, premeditato, e dolo preterintenzionale, o infine "colposo", commesso senza volerlo.
Anche la Chiesa cattolica, maestra di logica da quasi 2000 anni, dice che per definire la responsabilità del peccato mortale occorrono tre elementi: 1. materia grave; 2. piena avvertenza; 3. deliberato consenso.
Posto che portar via una donna al marito, e i figli ad un padre, siano "materia grave", le è stata presentata così la separazione della sua partner? Ha parlato con lei, col marito di lei, coi genitori di lei, o con qualche amico? O invece si è trovato di fronte al fatto compiuto? Ha potuto davvero scegliere il suo ruolo di correo?
Ma anche saltando questo passaggio non da poco, lei è certo di aver iniziato questa relazione con "piena avvertenza" e "deliberato consenso"? Sapeva in che termini si sarebbe svolta, o la immaginava e la desiderava diversa?
E la relazione con la collega apparsa all'orizzonte, non sarà anche quella dominata dall'ansia o da qualche altra sua caratteristica, che non conoscendola non possiamo immaginare?
La lascio a queste riflessioni. Ovviamente parlare con uno specialista le aprirebbe altri orizzonti, ma sta a lei scegliere tra la chiarezza e la nebbia.
Ci tenga al corrente, se le va. Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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Salve Dottoressa Potenza,

scelgo per la chiarezza, pertanto la ringrazio per la sincerità con cui ha risposto. Le provocazioni ben vengano, se utili a far emergere contenuti ancora inconsci, anche se devo ammettere che molte cose le so già, per esempio il fatto che aveva intenzione di lasciare il marito da non so quanto tempo e che io sono stato "una buona scusa" per poterlo fare. Della cosa io e la mia compagna abbiamo parlato già ampiamente.

Non ho iniziato la relazione con "piena avvertenza" e "deliberato consenso". L'ho subita. Credo mi sentissi solo all'epoca.

Sinceramente, non sono una persona che passa da una relazione all'altra. Di solito, di fronte a situazioni che non mi hanno convinto, ho sempre chiuso senza troppe difficoltà e senza avere altre opzioni all'orizzonte, restando da solo, cosa che oggettivamente non mi pesa. Francamente sposo quanto ha suggerito la dottoressa Di Bella in merito alla collega: rappresenta probabilmente una "promessa" di leggerezza e di ripartire con lentezza e senza enormi aspettative. Sinceramente, la vedo come un simbolo, non come un'alternativa alla mia attuale relazione, perché giustamente non ho idea di chi possa essere. In ogni caso, se lei è emersa, è indice di qualcosa che non va nella mia attuale relazione.

Riguardo alla scelta del ruolo di correo, non so se ho capito bene le sue domande. Di fatto, la mia compagna ha deciso di chiudere con il marito, ma io non ero presente. Da anni non funzionava più con lui.

Se vuole uno spunto sulle mie vecchie relazioni, hanno avuto tutte breve durata (non più di un anno). Mi sono sempre concentrato molto su di me e sui miei obiettivi. È la prima volta che una relazione dura così tanto nel mio caso.

Ulteriore spunto: probabilmente la distanza mi ha fatto comodo all'inizio perché mi dà la sensazione di potermi muovere più agevolmente da un punto di vista professionale senza vincoli familiari.

Non so se questo può servire da ulteriore spunto per lei o per altri colleghi. Sto andando a ruota libera.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5.1k 208
Gentile utente,
nella sua ultima email scrive di non aver mai avuto relazioni di durata superiore ad un anno, eccetto quest'ultima. Potrebbe chiedersi:
- se lei desidera davvero relazioni di lungo corso e se vorrebbe gestirle nella quotidianità;
- se la durata della sua ultima relazione non nasca proprio dalla distanza, che non interferisce con la sua libertà;
- se la sua capacità di attaccamento è cambiata e oggi lei desidera una relazione stabile, ma i numerosi elementi scomodi dell'attuale relazione non le permettono di fare progetti per il futuro;
- se ci sono altre cause per la sua situazione di stallo che, ripeto, può scoprire nel dialogo con uno specialista, non per email.
Chiarisco quanto le ho scritto circa le sue reali responsabilità nelle scelte della partner, rispondendo alle parole: "Riguardo alla scelta del ruolo di correo, non so se ho capito bene le sue domande. Di fatto, la mia compagna ha deciso di chiudere con il marito, ma io non ero presente. Da anni non funzionava più con lui".
In #3 ho cercato di farla riflettere sul fatto che nell'iniziare la sua relazione lei non provocava la fine di un matrimonio, perché di fatto non ha avuto questo ruolo: la sua compagna voleva lasciare il marito indipendentemente da lei.
Stando così le cose, quando lei scrive in #2: "lei si è anche scusata perché si è trovata a suo dire in una situazione di emergenza nel lasciare il marito e voleva essere sicura di star facendo la scelta giusta e che io avessi intenzioni serie", sta delineando non una precipitosa scelta d'amore, ma una scelta di comodo, incurante dei sentimenti altrui.
Di che emergenza parliamo, infatti, se la signora non lasciava la sua città, i figli, il lavoro, gli amici, le abitudini, e lei che ci scrive non l'ha obbligata a lasciare il marito, meno che mai in fretta e furia?
La invito a rileggere con calma quanto ho espresso in #3, per approfondire gli spunti di riflessione che ho cercato di fornirle. A proposito, gli spunti di riflessione servono a lei, non a noi professionisti.
Le auguro di scegliere al meglio. Buone cose.

Prof.ssa Anna Potenza
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