Forte stato di agitazione interiore
Buonasera, vi scrivo perchè da diversi mesi mi trovo in uno stato psicologico davvero sofferente.
Sono un giovane di 30 anni che fino ad oggi non ha avuto storie sentimentali, vuoi perchè preso dal lavoro, vuoi perchè ho dovuto anche portare a termine un corso di laurea, vuoi perchè sin dai tempi del liceo (di livello difficile) sono stato preso sempre dagli impegni.
La conseguenza è che nella vita mi sono dedicato poco tempo a me, quindi anche ad amicizie e ragazze.
Da circa qualche mese, nei corridoi dell'ufficio dove lavoro, passa una collega, che lavora però in una sede esterna.
Abbiamo avuto modo di presentarci, anche se non abbiamo parlato molto in realtà.
Lei sembra aver avuto un interesse in me, visto che mi ha mandato degli sguardi.
La vedo spesso, ma accade che da un paio di mesi passa molto di meno in ufficio e quando capita di vederla da lontano, il suo aspetto fisico e assai bello mi suscita in gran parte timore.
Sembra che io la tema e ciò mi porta a sentirmi sminuito.
Ma la più grande difficoltà sta nel fatto che anche un gesto online, cioè richiedere un amicizia sui social, mi risulta assai complicato, al punto che mi blocco completamente.
Sembra come se io non abbia il coraggio di creare un contatto, nemmeno via social.
Questa situazione mi sta bloccando e creando un notevole stato di agitazione interiore: riesco a studiare poco (anzi quasi nulla), riesco a condurre poche cose quotidinamente e tendo ad isolarmi molto, anche uscendo poco con amici o colleghi.
Inoltre, anche donne molto belle, non suscitano momentaneamente interesse in me, come accade con lei, perchè ritengo fondamentalmente che quanto mi sia accaduto, in realtà, è un qualcosa di destinato.
Come posso risolvere questa situazione?
Vi ringrazio.
Sono un giovane di 30 anni che fino ad oggi non ha avuto storie sentimentali, vuoi perchè preso dal lavoro, vuoi perchè ho dovuto anche portare a termine un corso di laurea, vuoi perchè sin dai tempi del liceo (di livello difficile) sono stato preso sempre dagli impegni.
La conseguenza è che nella vita mi sono dedicato poco tempo a me, quindi anche ad amicizie e ragazze.
Da circa qualche mese, nei corridoi dell'ufficio dove lavoro, passa una collega, che lavora però in una sede esterna.
Abbiamo avuto modo di presentarci, anche se non abbiamo parlato molto in realtà.
Lei sembra aver avuto un interesse in me, visto che mi ha mandato degli sguardi.
La vedo spesso, ma accade che da un paio di mesi passa molto di meno in ufficio e quando capita di vederla da lontano, il suo aspetto fisico e assai bello mi suscita in gran parte timore.
Sembra che io la tema e ciò mi porta a sentirmi sminuito.
Ma la più grande difficoltà sta nel fatto che anche un gesto online, cioè richiedere un amicizia sui social, mi risulta assai complicato, al punto che mi blocco completamente.
Sembra come se io non abbia il coraggio di creare un contatto, nemmeno via social.
Questa situazione mi sta bloccando e creando un notevole stato di agitazione interiore: riesco a studiare poco (anzi quasi nulla), riesco a condurre poche cose quotidinamente e tendo ad isolarmi molto, anche uscendo poco con amici o colleghi.
Inoltre, anche donne molto belle, non suscitano momentaneamente interesse in me, come accade con lei, perchè ritengo fondamentalmente che quanto mi sia accaduto, in realtà, è un qualcosa di destinato.
Come posso risolvere questa situazione?
Vi ringrazio.
Gentile,
ho l'impressione che lei stia manifestando un certo rammarico per aver, in un certo qual modo, trascurato il suo lato emotivo-sentimentale. Mettendo per un attimo da parte il rapporto con il mondo femminile, come ritiene essere il suo quadro relazionale? Mi spiego meglio, per quanto gli anni del liceo e dell'università siano stati duri, è riuscito a coltivare altri interessi anche creandosi delle amicizie? Le suggerisco di porsi queste domande in modo da avere e fornirci un contesto più mirato per inquadrare la situazione.
Lei ha ottenuto risultati concreti e visibili: ha completato i suoi studi e, ora, ha un lavoro. Questo dimostra e, soprattutto, LE dimostra che in lei è presente quella resilienza necessaria per reagire di fronte alle difficoltà, per scavalcare quei muri di ghiaccio che la vita ci impone.
Il destino è un concetto filosofico, per taluni affascinante, per altri deprimente ma non è un qualcosa di tangibile. Ciò che è tangibile è lo stato di sofferenza che lei qui riporta e, a mio avviso, si deve partire da qui.
Ci tenga aggiornati, se vuole.
Un cordiale saluto,
ho l'impressione che lei stia manifestando un certo rammarico per aver, in un certo qual modo, trascurato il suo lato emotivo-sentimentale. Mettendo per un attimo da parte il rapporto con il mondo femminile, come ritiene essere il suo quadro relazionale? Mi spiego meglio, per quanto gli anni del liceo e dell'università siano stati duri, è riuscito a coltivare altri interessi anche creandosi delle amicizie? Le suggerisco di porsi queste domande in modo da avere e fornirci un contesto più mirato per inquadrare la situazione.
Lei ha ottenuto risultati concreti e visibili: ha completato i suoi studi e, ora, ha un lavoro. Questo dimostra e, soprattutto, LE dimostra che in lei è presente quella resilienza necessaria per reagire di fronte alle difficoltà, per scavalcare quei muri di ghiaccio che la vita ci impone.
Il destino è un concetto filosofico, per taluni affascinante, per altri deprimente ma non è un qualcosa di tangibile. Ciò che è tangibile è lo stato di sofferenza che lei qui riporta e, a mio avviso, si deve partire da qui.
Ci tenga aggiornati, se vuole.
Un cordiale saluto,
Dr. Valerio Bruno
Utente
Buonasera e la ringrazio per la celere risposta.
In realtà è vero, non ho un notevole numero di amici, in realtà solo un grande amico d'infanzia e conoscenti più che altro. Inoltre il lavoro assorbe molto tempo, lasciando poco spazio ad altri interessi. Ma questo, che rapporto ha sull'effetto che provoca in me questa donna?
In realtà è vero, non ho un notevole numero di amici, in realtà solo un grande amico d'infanzia e conoscenti più che altro. Inoltre il lavoro assorbe molto tempo, lasciando poco spazio ad altri interessi. Ma questo, che rapporto ha sull'effetto che provoca in me questa donna?
Gentile,
non ritengo che sussista una relazione causale tra i due aspetti, ma potrebbe fornire un indizio su ciò su cui si può iniziare a lavorare. Le abilità relazionali si acquisiscono specialmente entrando a far parte anche del mondo interiore degli altri. E, per farlo, sarebbe auspicabile mettersi in azione per sviluppare quelle abilità di relazione (soft skills) direbbero gli anglosassoni, utili per lei. Lavorando su quelle, con tempo e lavoro, anche le relazioni sentimentali potrebbero avere un miglioramento. Perché avrà sviluppato un maggior grado di sicurezza che si riverserebbe anche nel rapporto con le donne.
Potrebbe considerare l'idea di cominciare una nuova strada: un percorso psicologico/psicoterapeutico de visu con un/a professionista che possa esserle di supporto per affrontare il suo disagio relazionale e scavare a fondo sulle motivazioni che hanno ostacolato il suo desiderio.
Rammenti il discorso sulla resilienza. Lei è stato capace di applicarlo nello studio e nel lavoro, per quale oscura ragione non potrebbe riuscire ad applicarlo anche in questo campo?
Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Ci tenga pure aggiornati, se lo riterrà opportuno.
Un cordiale saluto,
non ritengo che sussista una relazione causale tra i due aspetti, ma potrebbe fornire un indizio su ciò su cui si può iniziare a lavorare. Le abilità relazionali si acquisiscono specialmente entrando a far parte anche del mondo interiore degli altri. E, per farlo, sarebbe auspicabile mettersi in azione per sviluppare quelle abilità di relazione (soft skills) direbbero gli anglosassoni, utili per lei. Lavorando su quelle, con tempo e lavoro, anche le relazioni sentimentali potrebbero avere un miglioramento. Perché avrà sviluppato un maggior grado di sicurezza che si riverserebbe anche nel rapporto con le donne.
Potrebbe considerare l'idea di cominciare una nuova strada: un percorso psicologico/psicoterapeutico de visu con un/a professionista che possa esserle di supporto per affrontare il suo disagio relazionale e scavare a fondo sulle motivazioni che hanno ostacolato il suo desiderio.
Rammenti il discorso sulla resilienza. Lei è stato capace di applicarlo nello studio e nel lavoro, per quale oscura ragione non potrebbe riuscire ad applicarlo anche in questo campo?
Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Ci tenga pure aggiornati, se lo riterrà opportuno.
Un cordiale saluto,
Dr. Valerio Bruno
Utente
Dottore, in realta' ci sono stati casi in cui mi hanno presentato ragazze a cene o eventi. Cio' mi ha pero' creato imbarazzo e disagio. Ci sono state nell'arco di 5/6 anni circa 5 occasioni, quindi 1 all'anno. Anzi dall'esterno dicono che io paccio molto alle donne. Solo che poi si manifestano queste difficolta'.
Potrebbe essere forse dovuto al fatto che io sia cresciuto prettamente con mia madre per molti anni e aver conosciuto mio padre solo all'eta' di 12 anni?
Dicono che queste problematiche siano dovute alla forte presenza del materno che mi ha rallentato.
La ringrazio.
Potrebbe essere forse dovuto al fatto che io sia cresciuto prettamente con mia madre per molti anni e aver conosciuto mio padre solo all'eta' di 12 anni?
Dicono che queste problematiche siano dovute alla forte presenza del materno che mi ha rallentato.
La ringrazio.
Gentile,
come le ho anticipato, da qui possiamo solo ipotizzare. Mi sembra di aver inteso che i suoi genitori hanno divorziato tempo addietro. È corretto? Oppure la situazione è molto più complessa di così? Crescere con un unico genitore nei primi anni di vita, è una variabile importante da tenere in considerazione. Ma non rappresenta comunque un fattore causa-effetto. Eviti di consultare/informarsi sulle teorie psicologiche sui rapporti genitori/figli. Hanno la propria validità, ma non serve che approfondisca questo discorso. Ora ha bisogno di concentrarsi su di di sé e può farlo nelle modalità indicate in precedenza.
Le suggerisco, ulteriormente, di valutarle.
Ci tenga pure aggiornati, se vuole.
Un cordiale saluto,
come le ho anticipato, da qui possiamo solo ipotizzare. Mi sembra di aver inteso che i suoi genitori hanno divorziato tempo addietro. È corretto? Oppure la situazione è molto più complessa di così? Crescere con un unico genitore nei primi anni di vita, è una variabile importante da tenere in considerazione. Ma non rappresenta comunque un fattore causa-effetto. Eviti di consultare/informarsi sulle teorie psicologiche sui rapporti genitori/figli. Hanno la propria validità, ma non serve che approfondisca questo discorso. Ora ha bisogno di concentrarsi su di di sé e può farlo nelle modalità indicate in precedenza.
Le suggerisco, ulteriormente, di valutarle.
Ci tenga pure aggiornati, se vuole.
Un cordiale saluto,
Dr. Valerio Bruno
Utente
Gentile Dottore,
I miei sono separati sin dalla mia nascita e hanno avuto conflitti tra loro. Mia madre ha quasi sempre parlato male di lui a me.
Mio padre invece ha cercato comunque di tenere un clima sereno sempre tra me e mia madre.
Per il resto si, ho portato a termine gli obiettivi ma in ritardo rispetto agli altri, apprendendo piu lentamente. A volte sono preso da forti cali di umore, e sembro mostrare una forte apatia per le cose, interessandomi ad una cosa ma poi mi stufo presto di quella cosa. Anche nel mio lavoro, oramai sono quasi 10 anni che sto nello stesso settore. Il mio lavoro, potrebbe aumentare qualitativamente, solo che richiede trasferimenti in altre citta'. Anche questa ipotesi rappresenta un fattore di disturbo, poiche in passato ho lavorato fuori la mia citta natale, e non mi sono trovato per niente bene, in quanto terminato l'orario lavorativo, la citta nuova mi offriva poche cose rispetto alla mia citta di origine.
Ritengo che comunque il mio quadro personale rappresenti qualcosa di problematico. Quindi si, la situazione e' piu complessa.
I miei sono separati sin dalla mia nascita e hanno avuto conflitti tra loro. Mia madre ha quasi sempre parlato male di lui a me.
Mio padre invece ha cercato comunque di tenere un clima sereno sempre tra me e mia madre.
Per il resto si, ho portato a termine gli obiettivi ma in ritardo rispetto agli altri, apprendendo piu lentamente. A volte sono preso da forti cali di umore, e sembro mostrare una forte apatia per le cose, interessandomi ad una cosa ma poi mi stufo presto di quella cosa. Anche nel mio lavoro, oramai sono quasi 10 anni che sto nello stesso settore. Il mio lavoro, potrebbe aumentare qualitativamente, solo che richiede trasferimenti in altre citta'. Anche questa ipotesi rappresenta un fattore di disturbo, poiche in passato ho lavorato fuori la mia citta natale, e non mi sono trovato per niente bene, in quanto terminato l'orario lavorativo, la citta nuova mi offriva poche cose rispetto alla mia citta di origine.
Ritengo che comunque il mio quadro personale rappresenti qualcosa di problematico. Quindi si, la situazione e' piu complessa.
Questo consulto ha ricevuto 6 risposte e 181 visite dal 10/05/2026.
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