Utente 833XXX
Allora, veniamo al dunque. Visto che Freud sostiene che gran parte dei nostri disturbi sono dovuti ad esperienze dell'infanzia e al rapporto con i genitori allora incomincerò proprio da lì:
Non credo per alcuni versi di aver avuto un infanzia pienamente felice. Mio padre mi ha abbandonata (la situazione è molto più complessa, diciamo che mia madre lo ha anche un pò allontanato), non lo vedo più da quando sono piccola. Ho un rapporto difficile e conflittuale con mia madre, lei è spesso presa da attacchi di ira ed è solita contestare ogni cosa che faccio fino a farmi sentire una completa idiota. Grazie a dio la mia infanzia non finisce qui, ho avuto degli zii che mi hanno fatto in parte da genitori. In particolare una coppia di loro li ho percepiti come dei veri genitori (tanto da chiamarli mamma e papà quando mi trovavo in vacanza da loro). Mia zia è morta quando ero ancora piccola, mentre mio zio adesso in parte mi mantiene (raggiunta la maturità sono quasi fuggita da casa mia visto che la situazione con mia madre era insostenibile). Mi sono sempre giudicata come una persona molto timida, chiusa e poco socevole (ho sempre avuto una ristrettissima cerchia di amicizie), fino a quando non ho creduto di essere davvero "cambiata"; complice una laurea andata bene e l'aver trovato finalmente una relazione stabile con un ragazzo, mi sono sentita una persona migliore. Fino a che...non sono ripiombata a sentirmi di nuovo una pesona incapace a relazionarsi con gli altri e ho ricominciato a chiudermi (dopo qualche conflitto con delle persone). Non capivo questi miei cambiamenti nel comportamento, se sono davvero timida allora perchè solo in certi periodi e in certe situazioni mi capita di esserlo? Sono arrivata a farmi mille problemi per questo, sono addirittura arrivata a pensare di avere una doppia personalità. Ma per fortuna, dato che sono una persona molto razionale, sono riuscita dopo un pò di tempo a dare una risposta seria alle mie preoccupazioni che mi attanagliavano l'anima: INSICUREZZA. All'inizio l'averlo capito mi ha messo in uno stato peggiore del precedente: sapere di avere un problema come l'insicurezza, mi rendeva ancora più insicura. Adesso sto pian piano provando a combatterla. Ho googlato la parola e l'aver letto testimonianze con gli stessi miei sintomi (paura su quello che possono pensare gli altri di me, stati di ansia, difficoltà a comunicare con persone nuove, stati di smarrimento) e devo dire che mi sono sentita meglio quando ho visto che ci sono persone come me che provano a combatterla. E' il caso di rivolgermi ad uno psicologo? Posso riuscire a combatterla da sola? Perchè non è che non credo nella psicoterapia, ma credo che innanzitutto lo psicologo dovrebbe essere una persona intelligente e sensibile, e credo che così ce ne sono pochi. Poi sono abbastanza squattrinata e non so davvero a chi rivolgermi per un buon consulto gratuito...

[#1]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
se vuole un consulto gratuito può rivolgersi ad un CPS della Sua zona di residenza, oppure ad un Consultorio Familiare. Questo sarebbe un buon primo passo.

"se sono davvero timida allora perchè solo in certi periodi e in certe situazioni mi capita di esserlo?"

Le propongo una spiegazione alternativa: potrebbe soffrire di un disturbo dell'umore. Quando l'umore va giù Lei si sente meno forte, più timida e appunto insicura. Ma per esserne certi potrebbe fare una valutazione psichiatrica (sempre presso un CPS).

"credo che innanzitutto lo psicologo dovrebbe essere una persona intelligente e sensibile, e credo che così ce ne sono pochi."

In Italia ci sono circa 80.000 psicologi: per la legge dei grandi numeri qualche insensibile in effetti potrebbe beccarselo...
Cordialmente

Daniel Bulla

[#2]  
Dr.ssa Simona Muzzetta

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Gentile utente,
l'insicurezza è una caratteristica comune a moltissime persone, il fatto è che solo per alcune questa caratteristica diventa un problema da affrontare.
La domanda è: <<la sua insicurezza inficia tante aree della sua vita?>>.
Se la risposta è si e riguarda: le relazioni sociali, la sua autostima, il lavoro o la formazione, ecc., allora credo sia il caso di affrontare la questione.
Esistono moltissimi psicologi presso le aziende ospedaliere o in strutture accreditate che offrono un servizio di qualità.
Io le consiglio di provare.
I miei migliori auguri
Dr.ssa Simona Muzzetta
Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Riceve a Milano e Sesto San Giovanni

[#3]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

bisogna precisare che, fortunatamente, il passato non ci segna per sempre.
Infatti Lei afferma che ci sono state delle svolte significative e positive nella Sua vita. Tali esperienze possono essere "correttive", malgrado l'inizio (l'infanzia) non sia stato dei migliori. Certamente la famiglia è il primo luogo degli apprendimenti, ma noi esseri umani abbiamo moltissime risorse. Se così non fosse non potremmo sopravvivere e non potremmo neppure cambiare (che senso avrebbe la psicoterapia?)

Mi ha fatto pensare il fatto che il Suo cambiamento si sia verificato dopo la laurea, ovvero in un periodo stressante, legato al cambiamento di ruolo e di identità (dalla condizione di studente a quella di adulto, con maggiori responsabilità).

Accanto a quanto già detto dai Colleghi, Le suggerisco anche la lettura di questo articolo https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1087-le-abilita-sociali.html

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4] dopo  
Utente 833XXX

Grazie mille,
in particolare le parole della dott.ssa Muzzetta e della dott.ssa Pileci mi sono di grande conforto. Il problema che vedo nell'andare dallo psicologo in particolare è la paura che mi affibbi patologie particolari, purtroppo mi conosco: se sono convinta di avere un problema (reale o no) vado in paranoia e la mia insicurezza davanti agli altri aumenta...
E' davvero interessante il link che mi ha dato la dott.ssa Pileci. Devo riconoscere che spesso non so come comportarmi in situazioni di gruppo, in particolare quando convivo con più persone per un pò di tempo. Le mie "crisi interiori" le ho solitamente dopo un periodo di forzata convivenza con altre persone che non conosco bene, sarà anche perchè non sono molto abituata a queste cose: vivendo sola con mia madre sono abituata solo a rapporti a tu per tu. Ora come ora sono convinta che una "terapia d'urto" a lungo andare mi faccia bene e devo dire che ultimamente le cerco queste situazioni. E'sempre stato così: a scuola quando arrivavo in una nuova classe partivo sempre male con il rapporto con gli altri, salvo poi recuperare posizioni gli ultimi anni del percorso di studi.
Mi scuso se sono stata prolissa, ma parlando, anche via web, con degli psicologi mi ha fatto sentire bene...è stato catartico! Quindi magari prossimamente proverò ad andare da uno psicologo, magari mi rivolgo al consultorio dove vado di solito.
Grazie ancora

[#5]  
Dr. Stefano Pozzi

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Forse parte del problema risiede nel fatto che lei fatica ad accettare di conseguire risultati positivi.

La laurea è "andata bene" oppure è lei che si è impegnata e l'ha conseguita?

La relazione stabile l'ha "trovata" o è riuscita a costruirla?

A volte chi è abituato a vivere delle difficoltà fatica a pensare di poter vivere senza problemi, e quando non ne ha più se ne crea (ovviamente in maniera involontaria) anche solo analizzando eccessivamente le situazioni.

Il tema dell'identità e del "carattere" è complesso e non è riducibile a poli opposti nei quali collocarsi: è possibile che lei si senta più o meno timida o a disagio a seconda delle situazioni e delle persone con le quali interagisce esattamente come chiunque altro. Invece sembra che lei cerchi una risposta definitiva alla questione e voglia collocarsi o da una parte o dall'altra: fra l'essere timidi/insicuri e non esserlo ci sono infinite vie di mezzo, e il comportamento dipende molto dalle circostanze.
Sarebbe impensabile reagire e sentirsi esattamente nella stessa maniera in contesti differenti, non crede?

Fermo restando che il passato che ci ha descritto ha probabilmente lasciato aperte in lei delle ferite e delle questioni sulle quali potrebbe lavorare con uno psicologo, penso che potrebbe iniziare a distinguere quello che può essere un problema da quello che non lo è e a valorizzare un po' di più i successi che ha raggiunto.
Dr. Stefano Pozzi, psicologo psicoterapeuta
Riceve a Milano e Mariano Comense
s.pozzi@psychology.it - 340.2665359

[#6] dopo  
Utente 833XXX

Grazie, dott. Pozzi,
mi ha dato un motivo su cui riflettere...