Terapia rogersiana

Da circa due anni sono in cura per un disturbo depressivo, molto probabilmente causato da eventi contingenti, ma che ha trovato terreno fertile nel mio connaturato umore melanconico. Ho assunto e assumo tuttora degli antidepressivi, ma nonostante i sintomi dell'ansia e della depressione si siano sensibilmente placati, il blocco interiore, quello che mi impedisce di fare bene ciò che devo e voglio fare, persiste. Così ciò che superficialmente va bene, nel profondo continua ad andare molto male, a non trovare sfogo e liberarsi. Temo che la sospensione degli psicofarmaci non potrà che farmi tornare indietro, senza aver risolto nulla. Lo specialista che mi segue mi ha consigliato di affiancare alla cura farmacologica la psicoterapia. Lo psicoterapeuta a cui mi sono rivolta è specializzato in psicoterapia rogersiana ed analisi transazionale. Vorrei sapere da altri specialisti, quali voi siete, cosa pensano di questo tipo di terapie: quali i percorsi da seguire ed i principi su cui si basano, quanto possono essere efficaci nella risoluzione di problemi di disturbo depressivo e di ansia, e qual è il minimo numero di sedute per cui attendersi risultati. Grazie
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Le domande che lei pone, sono tante e complesse.
Senza conoscere lei, la sua storia di vita, emozionale e familiare, e' letteralmente impossibile, comprendere quale terapia e' per lei
Piu' indicata, inoltre non si possono fare previsioni sul numero delle sedute ai fini di un ritrovato benessere.
Oltre all' orientamento del clinico, dovrebbe valutare l' empatia, la capacita' d' ascolto, la simpatia, ed il suo vissuto nel confronti del professionista che la seguira' .

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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Dr. Roberto Callina Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 1,3k 32 8
Cara Utente,

non è possibile consigliarle, senza una conoscenza diretta della sua storia di vita, quale sia la strada migliore per uscire dal suo disagio.
Quello che sappiamo è che, senza dubbio, affiancare un percorso di psicoterapia alla cura farmacologica è essenziale per evitare inevitabili ricadute in caso di sospensione del farmaco.

Più che l'orientamento del terapeuta ciò che davvero fa la differenza per la buona riuscita di una psicoterapia è il "sentire a pelle" un contatto emotivo con il professionista.

Il consiglio che posso darle è di conoscere personalmente il professionista e, se ritiene di non "sentire" una vicinanza emotiva speciale, di non fermarsi al primo che incontra.
Provi a bussare ad altre porte; è un piccolo invetimento iniziale che potrebbe rivelarsi molto utile per il suo successivo benessere.

Un caro saluto

Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Specialista in psicoterapia dinamica - Milano
www.robertocallina.com

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dopo
Utente
Utente
Vi ringrazio per la prontezza nelle risposte. Dal momento che non sono io stessa una psicoterapeuta, non posso valutare oggettivamente la validità di una terapia piuttosto che un'altra, e mi rendo conto che senza conoscere nulla di me è difficile stabilire quale possa essere l'approccio più adeguato. L'unico strumento di cui dispongo è in effetti l'empatia nel rapporto con lo psicoterapeuta che mi segue. Finora non ho avuto delusioni e ho riscontrato in questa persona la massima disponibilità, ma è presto per parlare di vicinanza emotiva. Molti sono a favore della terapia cognitivo-comportamentale, ma dalle vostre parole deduco che sia più importante ,come parametro di valutazione per il paziente, l'immediatezza e la fiducia nel rapporto col proprio psicoterapeuta.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Alcuni orientamenti, come la TCC, sono stati più studiati e la loro efficacia è nota in alcuni tipi di disturbi. Questo non significa che altri orientamenti non siano efficaci, ma "solo" che hanno ricevuto meno studi di validazione clinica.

Il tema dell'efficacia della psicoterapia è complesso, gli studiosi non sono ancora giunti a un verdetto unanime. Alcuni approcci possono essere efficaci ed efficienti (ossia richiedere meno tempo di altri) per ansia e depressione, ma esistono anche fattori aspecifici come la relazione terapeutica e la motivazione del paziente che influiscono pesantemente sull'esito.

Può informarsi di più leggendo qui:

https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html

http://www.giuseppesantonocito.it/art_psicoterapia.htm

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

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Dr. Antonio Vita Psicologo, Psicoterapeuta 708 26 44


Gentile Utente,

Può anche leggere la 2^ parte dell'art. del dott. De Vincentiis che trova qui appresso indicato:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1333-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico-parte-ii.html

Inoltre tenga conto che una psicoterapia ha i suoi tempi.
Infine, scelta la psicoterapia adatta, la variabile che si pone è sempre il TERAPEUTA. Ed è una variabile non trascurabile. Con un terapeuta può andar bene, con un altro può andar meglio, con un altro ancora non c'è possibilità di stabilire un buon contatto basato sull'empatia e sulla condivisione di molti aspetti degli incontri terapeutici.

Tanti auguri e cordiali saluti.

Dott. Antonio Vita
62019 - Recanati (Mc)
antonio.vita@psicovita.it
sito web: www.psicovita.it



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dopo
Utente
Utente
Grazie Dr. Santonocito. Inutile dirle che molte considerazioni mi sono familiari...:
"Queste persone hanno qualcosa che fa mettere loro in atto comportamenti, sensazioni e punti di vista disfunzionali. Sono consapevoli di essere infelici, anzi spesso sono abbastanza intelligenti da rendersi conto che tutto ciò non ha senso ma, per qualche ragione, non riescono a cambiare."

"L'amico depresso è bloccato nella sua depressione in parte perché, si può credervi o meno, è più facile sentirsi depresso che affrontare ciò che fa male. È più facile credere che tutto di sé sia inutile e sbagliato, anche se la realtà afferma il contrario, che guardare in faccia ciò che accade. Questo è il motivo per cui la depressione sembra così irrazionale: perché è una rinuncia, una distrazione rispetto a qualcos'altro."

"È evidente che questi veri e propri autoinganni disfunzionali non sono innescati di proposito dalla persona, ma in modo inconsapevole."

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa/ne pensate della terapia rogersiana e dell'analisi transazionale. Ho ad esempio letto, Dr. Santonocito, della terapia breve strategica: sembrerebbe un approccio efficiente, oltre che efficace, per il numero contenuto di sedute che richiede. Dal momento che andare da uno psicoterapeuta richiede un investimento economico, di tempo ed energia, chiunque vorrebbe optare per le soluzioni più economiche: massimo risultato, minimo "sforzo". Qual è, dunque, il motivo che porta certi professionisti ad imboccare strade più lunghe, percorsi più impegnativi?

A proposito di quanto cito:
"È escluso per definizione che una terapia strategicamente orientata si trasformi in un susseguirsi indefinito di sedute, senza obiettivi e senza aver stabilito con esattezza le condizioni che determineranno la fine del trattamento."
Ho il diritto-dovere di chiedere al mio psicoterapeuta già dalle prime sedute il risultato a cui vorrei arrivare e in quanto dovrei attendermi di arrivarci?
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Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta 7,2k 226 108
(..)Ho il diritto-dovere di chiedere al mio psicoterapeuta già dalle prime sedute il risultato a cui vorrei arrivare e in quanto dovrei attendermi di arrivarci?(..)

gentile utente, a volte, i risultati richiesti sono la conseguenza di pretese irrazionali che lo stesso terapeuta dovrebbe ridimensionare. Gli obiettivi di un percorso vanno di certo stabiliti. Questi non possono, però, essere definitivi ed estremi, es. "dottore voglio essere felice" oppure "voglio che le cose vadano come dico io" poichè, spesso, sono proprio tali aspettative che ci fanno ammalare.
Gli obiettivi vanno definiti strada facendo ed elaborati con il proprio terapeuta. Una volta stabilità la fattibilità allora si intraprende la strada verso di essi.
saluti

Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4,9k 86 99
Gent.le ragazza,
già dalle prime sedute è possibile approfondire le sue aspettative e concordare degli obiettivi riguardo al percorso terapeutico. Tuttavia la previsione della durata della psicoterapia da parte del terapeuta non può che essere approssimativa in quanto essa è influenzata da numerose variabili diverse: motivazione, alleanza terapeutica, resistenza al cambiamento, livello di autoconsapevolezza, rigidità di alcuni aspetti del modo di essere ecc.
L'Approccio Centrato sulla Persona (terapia rogersiana) si contraddistingue per la focalizzazione intensa e continua sul mondo fenomenologico ( l'esperienza vissuta) del cliente e sulla fiducia che egli possa orientarsi verso la gratificazione dei propri bisogni, se facilitato e valorizzato da uno psicoterapeuta che lo accetta, lo comprende e non lo giudica.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara
www.psicologaapescara.it

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Dr.ssa Rosanna Di Cosmo Psicologo, Psicoterapeuta 22 2
Gentile utente,
tutte le sue perplessità "può" se "vuole" e desidera, chiarirle con il suo terapeuta, compresa la possibilità di capire in cosa consiste l'approccio che viene adottato.
Per cui tranquillamente...Chieda!
Il suo chiedere, fare domande, cercare di capire, è un diritto legittimo ed è segnale di apertura, nonché
la base per costruire un rapporto di alleanza e fiducia senza la quale nessun tipo di tecniche "speciali" e terapie particolari possono aiutarla verso quel processo di "guarigione", quel benessere interiore a cui ambisce!
I miei più sinceri auguri!

Dr.ssa Rosanna Di Cosmo

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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Può chiedere tutte le informazioni che desidera al terapeuta, sarà compito suo risponderle ed eventualmente farle presente i limiti di esattezza delle risposte che riceverà.

La psicoterapia non è una scienza esatta, come la medicina, perciò si parla sempre di probabilità. Tutto ciò che si può affermare è: "L'approccio X ha mostrato, in N studi, Y percentuale di probabilità di successo", ma non si può avere in anticipo la certezza che la cura che sta per iniziare andrà a buon fine.

>>> Qual è, dunque, il motivo che porta certi professionisti ad imboccare strade più lunghe, percorsi più impegnativi?
>>>

Questa è una domanda precisa, la cui risposta tuttavia richiederebbe più di una risposta semplice. In generale si può affermare che alcuni approcci ritengono che la soluzione del problema portato del paziente debba venire esclusivamente dall'interno di lui stesso, con il minimo intervento da parte del terapeuta, quindi in modo poco direttivo. Altri approcci invece sono più direttivi, come la TBS, e il terapeuta si prende in prima persona la responsabilità d'innescare e guidare un cambiamento. È chiaro che nel primo caso i tempi saranno mediamente più lunghi.

Anche gli approcci direttivi, tuttavia, in carti casi possono ritenere opportuno premere meno sull'acceleratore (ad es. in disturbi complessi come quelli di personalità), mentre approcci caratteristicamente poco direttivi possono talvolta fare eccezioni e suggerire direttamente al paziente cosa fare.

In ultima analisi la flessibilità strategica è l'arma migliore di cui dispone il terapeuta per aiutare il paziente, qualunque l'ambito teorico di provenienza.
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dopo
Utente
Utente
Grazie a tutti per i chiarimenti. Deduco che, come premessa imprescindibile per qualunque tipo di psicoterapia, debbano esserci: empatia nel rapporto paziente-psicoterapeuta, fiducia ed apertura reciproche, motivazione al cambiamento da parte del paziente, flessibilità strategica dello psicoterapeuta nell'approccio con il paziente.
Da esplicite parole del Dr. Santonocito ("ma non si può avere in anticipo la certezza che la cura che sta per iniziare andrà a buon fine"), capisco altresì che la probabilità di successo non è totale. Dunque mi chiedo quale ulteriore profondo malessere possa essere provocato in una persona che, decidendo autonomamente o sotto guida altrui di intraprendere un percorso terapeutico, scopra alla fine che tutto, soldi, tempo ed energie, sono valsi a nulla: neanche un passo avanti. Mi rendo conto che questo non sempre dipende da eventuale demerito dello psicoterapeuta, ma può succedere. Può capitare anche con un dietologo, un oculista, un otorino... Vai da uno e il problema persiste, vai da un altro e lo risolvi. Il rammarico è che spesso per lo psicoterapeuta non è così semplice: vai da uno e il problema non cessa... non vai più da un altro e scegli di convivere col problema...
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
E quindi?
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dopo
Utente
Utente
Quindi? Nulla, considerazioni personali sulla difficoltà che, fatta un'esperienza negativa o comunque non andata a buon fine, una persona possa decidere di intraprendere un ulteriore percorso con un altro psicoterapeuta.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Ha ragione, ma quello che noi potevamo dirle gliel'abbiamo detto, nel modo più chiaro e trasparente possibile.

Ora sta a lei decidere se è maggiore il disagio dovuto al disturbo oppure quello dovuto al non intraprendere una nuova psicoterapia.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
A volte troppe spiegazioni, rassicurazioni, dubbi, rappresentano la migliore strategia di rallentamento del possibile percorso.
Siamo stati chiari, esaustivi ed ognuno di noi le ha detto quanto le necessitava sapere, tutto il resto, percorso incluso, lo conoscerà vivendolo.

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