Obesità, mangiare compulsivo, dipendenza da cibo

Buon giorno, purtroppo vado molto di fretta quindi non posso spiegare il mio caso nel dettaglio.
In sunto io non riesco a portare avanti un'alimentazione sana, mi auto-boicotto dopo un po.

Sarò onesto questo consulto che apro è per chiedervi se esiste la figura di psicologo alimentare e se si, vorrei sapere se poteste fornirmi dei contatti di queste figure professionali dato che in rete non ne ho trovati.

Puntualizzo il fatto che sono una persona molto socievole, equilibrata e che ha provato, portato avanti e boicottato tantissime diete; forse anche troppe. A questo punto vorrei capire il perchè e dato che non credo di potermi recriminare nulla in quanto a tentativi vorrei un confronto con un/a esperto/a.

Vi ringrazio, aspetto vostra risposta.
Alessio
[#1]
Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
sarebbe opportuno ci dicesse qualcosa in più sulla sua condizione di sovrappeso e sul suo modo di alimentarsi per inquadrare meglio la sua situazione e a chi sia più opportuno rivolgersi, fermo restando che da qui nominativi non ne possiamo dare per via delle regole del sito. Possiamo comunque orientarla.

Da chi è stato seguito finora?
Diete autoprescritte o date da specialista?


Non esiste la figura professionale di psicologo alimentare.
Chi tratta i disturbi alimentari, se questo sta chiedendo, è lo psicologo psicoterapeuta.

Ma bisogna comprendere meglio la sua situazione per poterla orientare meglio, in ogni caso il primo passo è la diagnosi specialistica diretta
Intanto legga qui e veda se può trarne qualche spunto

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/1121-cibo-e-ossessione-quando-la-malattia-sta-nella-dieta.html

Ci faccia poi sapere se crede

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#2]
Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Salve, dalle sue parole mi sembra voglia sottolineare un punto importante e proporre una differenza significativa tra due tipi di cibo: uno che ha un valore nutrizionale, l'altro che ha un valore simbolico.
Nel primo caso una dieta può essere efficace, nel secondo potrebbe invece non esserlo.
Come lei descrive, sembra questo secondo caso il suo, tanto che "boicotta" la dieta.

Come dice la collega, è necessario approfondire il suo racconto e capire come mai il cibo ha assunto il valore simbolico di cui stiamo parlando.

Un'idea che posso lasciarle in questa sede è legata al boicottaggio del regime dietetico. Potrebbe essere un discorso importante relativo alla "dipendenza" di cui ci parla.
Mi fa pensare che la dipendenza implica l'appagamento di un bisogno, e di certo un regime di restrizione è l'esatto contrario di quello che sta cercando.

Certo il punto è che non è il cibo in sé quello di cui ha realmente bisogno. Mi sembra di poter dire che lei stesso senta questo dentro di sé. E l'idea di fare una chiacchierata con uno psicologo la trovo importante per avere un confronto in proposito.

A questo riguardo, lei chiede di uno psicologo alimentare, posso domandarle quali sono le sue aspettative, se ha voglia di dirlo liberamente, come immagina il percorso che le piacerebbe intraprendere?

Un saluto,
Enrico de Sanctis

Dr. Enrico de Sanctis - Roma
Psicologo e Psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico
www.enricodesanctis.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
Cercherò di essere il più esaustivo possibile, sperando di non scrivere troppo.
Sono un ragazzo di 24 anni alto 175cm e al momento peso 95kg.
Sostanzialmente in vita mia non ricordo di essere mai stato in linea se non per un breve periodo del primo superiore (non ricordo quanti anni avessi).
Da li poi il mio peso è andato sempre aumentando fino ad arrivare al primo anno di università nel quale ero arrivato a pesare circa 115kg; questo sostanzialmente perchè fino a quel momento mi sono sempre lasciato abbastanza trasportare dagli eventi / avversità che mi sono trovato davanti e mi sono sfogato sul cibo.
Arrivato quindi a quei fatidici 115 decisi che era il momento di cambiare; ovviamente iniziando, come molti, dalle "pillole magiche" ossia tutti quei prodotti che apparentemente promettono risultati dimagranti:
- farmaci da banco
- herbalife
- pillole fatte in farmacia su ricetta di un medico
Intendiamoci tutti prodotti che inizialmente hanno anche avuto effetto ma che ovviamente sul lungo periodo (una volta svanito l'entusiasmo iniziale) perdevano efficacia e una volta tornato al punto di partenza interrompevo l'utizzo.

Questi primi tentativi mi hanno portato a maturare il concetto che per cambiare fuori dovessi cambiare dentro, modificare quindi le mie abitudini alimentari in modo permanente, insomma maturare una diversa concezione del cibo.
Con questo nuovo concetto ho iniziato una serie di diete "casarecce", tra cui anche alimentazione vegana (durata un anno e mezzo). Ovviamente con scarsi risultati visto che al tempo non consideravo che il maggior alimento per la ciccia sono gli zuccheri (pane, pasta, ecc).

In seguito mi sono iscritto ad un programma di studio sull'obesità (di cui non ricordo il nome) presso l'umberto primo di roma, diretto da una professoressa di cattedra alla sapienza. Qui sono stato sottoposto a diversi test clinici e di monitoraggio (tramite un dispositivo messo sul braccio per 3 giorni) e sono stato seguito da due nutrizionisti.
Devo puntualizzare che in questo periodo ero ancora vegano.
Senza che mi dilunghi troppo nello specifico, l'alta incompetenza dei "dottori" mi fecero optare per l'abbandono di questa via; dato anche il fatto che in 3 mesi avevo perso si e no 5 kg.

Nell'arco di tutto questo tragitto (siamo ormai all'anno scorso) sono arrivato a pesare 100kg

Infine di recente mi sono rivolto ad un biologo-nutrizionista che mi ha convinto a riprendere a mangiare in modo tradizionale e consigliato una dieta che oltre a farmi perdere peso mi ha regolarizzato anche tutta una serie di problemi (analisi del sangue sballate e la gotta).
Con lui sono arrivato a pesare 90kg, sembrava fatta!
Poi una serie di eventi spiacevoli mi hanno portato ad uscire dal seminato e a riprendere peso. Attualmente pur sforzandomi di seguire la dieta consigliata da questo nutrizionista non riesco a rimanere a dieta per più di tre giorni.

Questo quadro potrebbe sembrar descrivere semplicemente un pigro con scarsa forza di volontà (all'inizio si) ma posso assicurarvi che la forza di volontà (qualunque cosa sia in termini scientifici) non mi manca o per lo meno ne dispongo in buoni quantitativi.

Al di la di tutto questo storione, io penso che la mia problematica non sia legata tanto al mangiare, quanto al suo utilizzo come strumento di risoluzione per qualsiasi evento sgradito.
Io ho difficoltà a riconoscere, gestire e accettare le mie emozioni e credo o cerco di zittirle con il cibo. Di recente mi sono reso conto che mangiavo per zittire una sensazione di vuoto; che sentivo all'altezza del diaframma.
Oltre alla sfera emozionale io uso il cibo per tantissime altre cose:
- gestire lo stress
- sostanza consolatoria
- per semplice noia
- per godere meglio un film (il che è abbastanza stupido, almeno a livello razionale)
Anche se queste credo siano sempre emozioni, non lo so.

Ora, io sono una persona razionale e riflessiva, fino ad ora qualsiasi problema ho avuto mi sono scrutato dentro, mi sono più o meno capito e ho posto rimedio al problema (questo è successo con le sigarette, con l'università e quant'altro).

Riguardo la domanda del dott. De Sanctis, io dalla terapia non mi aspetto niente, o meglio non mi aspetto che sia la terapia o lo psicologo a farmi "guarire", dato che sono io a dover operare il cambiamento.
Diciamo che ricerco qualcuno che mi aiuti a mettere ordine in testa e mi aiuti a capire di cosa ho bisogno e perchè metto in atto determinati comportamenti.
Almeno credo; non so se sono riuscito a farlo capire, ma sono un po spaesato in questo panorama.


Io mi scuso per questo muro di parole che vi presento.
Vi ringrazio anticipatamente per la vostra squisita disponibilità
Alessio
[#4]
Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile Sig. Alessio,
Vorrei suggerirLe la mia opinione formata da una disamina psicofisiologica del nutrirsi compulsivo:
Il cibarsi in modo compulsivo corrisponde ad una esigenza di mettere una protezione invalicabile al proprio Io.
Il corpo, con la sua struttura piu' o meno robusta e' infatti la dimensione psico-fisiologica dell'Io.
Se l'Io e' fragile cerca nel corpo la sua struttura "forte", la sua protezione. E cio' lo si determina mangiando molto.
Il dimagrire viene percepito come un indebolimento delle difese dell'Io.
In questa condizione la bramosia di cibo viene prodotta come difesa della propria struttura psichica fragile.
Spero di averLe illustrato in modo semplice una teoria che in realta' e' abbastanza complessa, ma verificata ampiamente.
I migliori saluti Sig. Alessio.

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

[#5]
Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Caro Alessio,

non deve scusarsi, il suo non è un muro di parole, ma è un racconto pieno di vissuti importanti e delicati che parlano di sé.

Immagino quanto si sia impegnato, condivido con lei che ha molta forza di volontà.
E la mostra anche ora, perché intende mettersi in gioco e proseguire la sua ricerca interiormente.

Sono colpito dalla riflessione che fa sul valore del cibo per lei e ho trovato emblematico quando dice: "Di recente mi sono reso conto che mangiavo per zittire una sensazione di vuoto; che sentivo all'altezza del diaframma". Questo mi fa pensare alla parola dipendenza relativamente al cibo, come se avesse bisogno di questa sostanza senza la quale non sarebbe forse possibile "zittire" il suo malessere.
Ma la sensazione di vuoto, le avversità e gli eventi spiacevoli, la noia, si possono ascoltare e comprendere, per poterli affrontare. Finché si zittiscono, restano lì. Abbiamo una "consolazione" temporanea, ma poi tornano.

Questo cambiamento che intende fare, e che è riuscito benissimo a comunicare, mi sembra il suo progetto coraggioso di oggi. La figura dello psicoterapeuta è quella adatta per questo.

Un caro saluto,
Enrico de Sanctis
[#6]
Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
<Al di la di tutto questo storione, io penso che la mia problematica non sia legata tanto al mangiare, quanto al suo utilizzo come strumento di risoluzione per qualsiasi evento sgradito.
Io ho difficoltà a riconoscere, gestire e accettare le mie emozioni e credo o cerco di zittirle con il cibo.>

Gentile Alessio,
quanto aggiunto riguardo ai tentativi fatti finora è stato utile per rendere più chiaro quanto brevemente esposto in precedenza, non si deve scusare.

Vede, in quanto fatto finora pare sia stato trascurato un elemento importante: un lavoro attento su ciò che sta dietro e sostiene il suo comportamento alimentare.

La sua spiegazione è chiara e lucida, il suo comprendere che la psiche sembri giocare un ruolo chiave nel suo problema, è utile per trovare la strada che la possa accompagnare ad affrontarlo in modo efficace.

Non solo dieta, ma anche l'apporto di uno psicologo psicoterapeuta previa valutazione diretta del suo caso.

Cordialità

[#7]
Dr. Riccardo Ferrero Leone Perfezionato in medicine non convenzionali, Medico di medicina generale 1,5k 78 30
Gentile Utente,

da tanti anni mi occupo di problemi della nutrizione e le garantisco che il disagio psicologico è una delle principali cause di fallimento per molti con il suo problema;
non raramente invio pazienti alle competenze dello psicologo perchè già ad un primo colloquio mostrano di non avere le risorse comportamentali per gestire un percorso dietologico e mantenere poi i risultati raggiunti.

L'aver posto questo quesito, aver preso consapevolezza di questi aspetti è estremamente significativo per lei che per questo è già a "metà dell'opera";
ascolti i consigli dei colleghi e vedrà presto la soluzione ai suoi problemi.

Cordialmente.

Dr. Riccardo Ferrero Leone
Nutrizione clinica - Omeopatia - Omotossicologia
www.leonelifestyle.com

[#8]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Come le diceva la collega Rinella, le patologie del comportamento alimentare sono pertinenza dello psicologo psicoterapeuta, oltre che dei medici.

Molti pazienti con DCA mostrano problemi in aree apaprentemente distanti dall'alimentazione in senso stretto, segnatamente nella sfera affettiva e relazionale.

Suggerimento di lettura: "La dieta paradossale", di Giorgio Nardone. Libretto piccolo e di facile lettura.

Dimagrire seguendo una cosiddetta dieta spesso fallisce, perché le privazioni e le regole troppo rigide vanno ad aumentare lo stress emotivo di cui la persona già soffre. E quindi si crea un effetto fisarmonica, in cui la persona dimagrisce, poi ingrassa di nuovo, poi perde di nuovo peso e così via. Iniziando invece a comportarsi in modo controintuitivo, ma meno ossessivo, si può riuscire a rimettere ordine anche nel peso.

Ovviamente quando gli aspetti psicologici superano per importanza un certo limite, è necessario affrontarli con l'aiuto di un terapeuta.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

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