Come sta andando la terapia

Sono andato da una psicologa per qualche mese.
Ho abbandonato la terapia per una volta, la stavo abbandonando per la seconda volta quando la terapeuta mi ha mandato da un suo collega dicendomi che voleva chiudere lo studio e trasferirsi in un'altra città.
Mi è capitato più volte con la prima terapeuta di sottolineare alcuni punti che per me erano bugie.
Ogni volta che accadeva prima però mi prendevo del tempo per portare alla terapeuta delle prove inequivocabili e razionali.
Penso che anche il fatto che mi abbia detto che vuole chiudere lo studio e trasferirsi sia una bugia.
Ma se ha voluto che andassi da un suo collega avrà avuto i suoi buoni motivi, quindi sto andando dal collega in terapia.
Non voglio indagare oltre.
Con il collega ho avuto 5-6 seduce circa.
L'ultima seduta il terapeuta mi dice: "se entrasse qualcuno qui nello studio, farebbe molta difficoltà a capire chi è dei due lo psicologo. Di solito le persone che hanno problemi sentimentali vengono qui a dirmi che la loro vita non ha più senso perché sono state lasciate, si sentono giù di morale, ecc...ecc... e invece Lei è tranquillissimo". A fine seduta mi dice che possiamo incontrarci ogni due settimane invece che ogni settimana.
Il mio problema (chiamiamolo così) è quello di non aver avuto mai relazioni sentimentali.
E a sentire lo psicologo, mi vesto bene, non ho nessun difetto fisico e apparentemente nessun problema relazionale.
Devo dire che mentre sono stato mesi in terapia ho iniziato a studiare libri di psicologia e qualche giovamento l'ho avuto, nel senso che ho studiato la materia per capire come funziona.
Ma non ho ancora capito cosa sia la psicoterapia e a cosa può essermi utile.
Vado dal terapeuta, parliamo e cosa succede? Effettivamente nulla.
Visto che single lo ero e single lo sono rimato.
[#1]
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta 7,2k 220 115
"single lo ero e single lo sono rimato."
gentile utente il terapeuta ha la funzione di farle venire a patto con i suoi limiti, far emergere nuove risorse e andare oltre certi limiti. Alla fine sta a lei applicare le nuove acquisizioni e evitare di ripetere quegli schemi disfunzionali che non l hanno aiutata nelle relazioni.
Cosa fa una terapia? Le fa vedere schemi disfunzionali, le consente di cercarne di nuovi e l'aiuta ad applicarli oltre che cercare le motivazioni che la spingono verso certi atteggiamenti.
inoltre non tutte le terapie sono uguali e ognuna ha uno stile e una modalità operativa differente.
legga questo
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html

Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

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Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Salve,

i suoi dubbi sono comprensibili, vorrebbe avere relazioni sentimentali ed è ancora single.

Intanto è necessario dire che una terapia è un percorso che non è di breve durata e può essere normale non avere riscontri solo dopo alcuni mesi. Perlomeno questo è il mio punto di vista, legato al mio orientamento teorico che è psicoanalitico.
Accanto al fatto che una psicoterapia è a lungo termine, da un punto di vista psicoanalitico, la frequenza delle sedute è intensiva, e non è uso farne meno di una alla settimana.

Quando chiede che cos'è la psicoterapia, "parliamo e cosa succede?", in realtà forse attraverso il suo racconto lei già fornisce una possibile risposta, perché sembrano emergere le sue emozioni.

Ad esempio il fatto di avere prima abbandonato la terapia ed essere poi ritornato, ci parla di alcuni vissuti che devono essere approfonditi e tenuti nella massima considerazione. Cosa succedeva in terapia al punto da scegliere di abbandonarla? Nel gesto di abbandonare la psicologa, sentiva rabbia e forse desiderio di essere cercato? E come mai ha deciso di riprenderla (immagino sempre con la stessa psicologa)?
Questa domande aprono un discorso legato al suo mondo interiore e alle sue emozioni più profonde.

Il fatto, poi, che stesse abbandonando la psicologa per la seconda volta sembra non essere legato a un senso di disinteresse o scarsa stima. Infatti sembra turbato, almeno è l'ipotetica lettura che faccio in questa sede in base alle sue parole, al punto da non credere che la psicologa stia dicendo la verità relativamente al suo trasferimento.

Inoltre, se non l'avesse stimata, non avrebbe tenuto in considerazione il nominativo del collega né la sua proposta di proseguire ancora con un percorso terapeutico. Quindi forse c'è dell'altro.

Come dicevo, questo potrebbe essere il segno che lei viva sensazioni interiori preziose. Attraverso le mie embrionali impressioni evocate dalla sua narrazione, ipotizzo che le sue sensazioni potrebbero riguardare due aspetti cruciali di sé: il senso del rifiuto nella sua esperienza esistenziale e una sua modalità di tacitarlo, come se volesse fare finta che il rifiuto non sia per lei fonte di profonda sofferenza.

Questo, in via ipotetica, potrebbe spiegare le ragioni per cui allo psicologo appare tranquillo, mentre come lei stesso dice dentro di sé sente un malessere.

Per rispondere alla sua domanda, quindi, una terapia è una relazione che lascia emergere le modalità legate al suo mondo interiore, in modo che lei possa farci i conti, scoprendo nuove parti di sé.
Al di là comunque di quello che è il senso della terapia, leggo il senso di frustrazione nelle sue parole, e mi chiedo se sente di non avere trovato uno spazio di ascolto delle sue emozioni. Di questo cosa ne pensa?

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis

Dr. Enrico de Sanctis - Roma
Psicologo e Psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico
www.enricodesanctis.it

[#3]
dopo
Utente
Utente
Dr. Enrico,
ciò che mi ha convinto ad andare dal collega è una lettura di Freud riguardo al transfert.
Sono riuscito a razionalizzare ciò che stava accadendo in terapia con la psicologa proprio leggendo Freud.
Il fatto che stavo continuando ad andare in terapia più per vedere la psicologa che per altro.
Ero attratto da lei ma non innamorato di lei.
Con il nuovo psicologo non sono andato a specificare questo quanto il fatto che con la terapeuta precedente dovevo stare attento a come parlavo perché mi ero reso conto che le mie parole producevano un effetto emotivo sulla terapeuta...rabbia, gioia, ecc...
Nel momento in cui ho smascherato anche qualche piccola bugia il bisogno (suo bisogno) di mantenere come verità qualcosa che ormai era diventata una palese bugia (si arrampicava sugli specchi).
Così ho espresso al nuovo terapeuta che secondo me la sua collega non era in grado di gestire il controtransfert.
Chiedendo il perché.
Mi è stato risposto che se da lui venisse una bella donna che avesse un atteggiamento seduttivo lui ovviamente dovrebbe prenderne atto, però potrebbe accadere di non essere a conoscenza di ciò che accade in lui, spinto dal voler aiutare l'altra persona.
Nella'abbandonare la psicologa sentivo rabbia e desiderio di essere cercato, confermo.
Questo può avere un senso. Mi sarebbe piaciuto che la psicologa avesse detto il senso di ciò che accadeva.
Ho trovato uno spazio di ascolto delle mie emozioni?
Più che altro mi chiedo visto che sono deciso a proseguire questa volta con questo nuovo terapeuta...cosa mi servirà nel concreto?
[#4]
Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Tenga presente due cose:

1) Il transfert va analizzato, e mi sembra di capire che anche lei giustamente lo dice. L'attrazione potrebbe essere parte di questo fenomeno, che deve essere gestito.

2) L'analisi del transfert pertiene alla psicoanalisi o alle psicoterapie psicoanalitiche. È un concetto che molti altri psicoterapeuti non utilizzano. Per alcuni terapeuti potrebbe anche essere controproducente. Non potendolo analizzare, diventa infatti ingestibile, è temuto e pericoloso, e può essere un ostacolo.

In proposito non so che terapia abbia iniziato a svolgere con la psicologa (era anche psicoterapeuta?) né quale orientamento abbia l'attuale collega. In verità mi aspetto che non abbia un orientamento psicoanalitico, per le parole che lei ha riportato e poiché per un professionista che segue questo indirizzo è inusuale e improduttivo ridurre la frequenza delle sedute a due al mese.

Relativamente al discorso delle bugie, credo di non avere compreso con chiarezza le "bugie" della psicologa e cosa intende quando afferma che si "arrampicava sugli specchi". In virtù di questo, inoltre, lei pensa che il mandarla a un collega non sia legato al suo trasferimento, ma alla sua difficoltà a gestire la situazione?

Il senso di una terapia psicoanalitica, cosa che mi sembra desideroso di fare, implica che il terapeuta "dica il senso di ciò che accade", questo è parte della terapia sì, come lei avrebbe voluto. È quello che deve avvenire affinché la terapia serva. Non so se così sono riuscito a rispondere alla sua domanda, quando si chiede a cosa serve una terapia nel concreto, la cui risposta mi sembra fornirla lei per primo.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#5]
dopo
Utente
Utente
Dr. Enrico,

la psicologa è anche psicoterapeuta costruttivista e ipnotista
Piccole bugie....vediamo.
Io: sto leggendo il libro rosso di Jung
Lei: un bel mattone
Io: l'ha letto?
Lei: ai tempi dell'università
Io: fin dove l'aveva letto?
Lei: non ricordo è passato del tempo
Io: non può averlo letto all'università perché è stato pubblicato qualche anno dopo che ha finito l'università

Prende i suoi appunti e si mette a leggere.
Poi...
Lei: adesso ricordo, l'ho letto qualche anno dopo quando un ingegnere, appassionato di Jung è venuto da me perché aveva dei problemi con le donne. Ma poi lui si è fidanzato .

In quel momento ho pensato: "questa mi prende per scemo".

Il nuovo terapeuta è cognitivo comportamentale.
Pensa che la psicanalisi sia poco utile perché ha avuto pochi successi pratici e validazioni scientifiche.

Il fatto che mi abbia mandato da un collega, cosa penso?
Beh...non so il motivo per cui mi abbia mandato dal collega.
Non sono un indovino.
Ufficialmente è perché vuole chiudere lo studio e cambiare città.
E così sono andato dal collega.





[#6]
Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Leggendo la narrazione del suo scambio circa le bugie, mi chiedo se lei non sia stato provocatorio quando ha chiesto alla psicoterapeuta "fin dove ha letto" il libro, pur sapendo che ai tempi dell'università non ha potuto leggerlo.

Se così fosse, questo sarebbe un punto importante, che vi riguarda, a cui bisogna dare senso, come lei ha giustamente detto. Magari lo ha fatto per metterla alla prova o perché si era irritato per qualcosa, o chissà. Si è lì per riconoscere quello che lei vive, fare una nuova esperienza di sé e avviare un processo trasformativo.

Non bisogna chiudere il discorso, ma dargli la massima attenzione, aprendolo e investigandolo. Almeno questo è quello che penso dal vertice del mio orientamento teorico, che è psicoanalitico.

L'aspetto provocatorio lo sento in più momenti. Sono solo impressioni, legate a una lettura del suo racconto online, ma mi è sembrato presente anche nei miei confronti, quando mi ha detto di non "essere un indovino". E mi domando se forse è presente anche quando introduce discorsi psicoanalitici in terapie non psicoanalitiche, che pure sceglie.

Mi chiedo quindi se c'è una possibile dinamica interiore ricorrente, a cui bisognerebbe dare senso per poterla cambiare.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
[#7]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 494 46
Gentile Utente,

per sapere come sta andando la psicoterapia, è opportuno fare il punto della situazione con il terapeuta e porre direttamente a lui queste domande, perché noi da qui possiamo certamente fare delle ipotesi, ma ovviamente non La conosciamo.

Quali sono gli obiettivi terapeutici che Lei e il terapeuta avete fissato?
Su quali aspetti state lavorando in terapia?
Lei si è recato in terapia perché non ha relazioni sentimentali e il terapeuta Le rimanda che a proprio avviso non ha problemi relazionali. Avete già provato a capire e vedere insieme che cosa Le succede quando prova ad entrare in relazione con gli altri?

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#8]
dopo
Utente
Utente
Dr. Enrico,
sì la mia è stata una provocazione difronte a qualcosa che ho considerato una bugia.
Sul fatto di non essere un indovino, più che una provocazione è una constatazione, non posso sapere cosa passa nella mente di un'altra persona e i reali motivi perché mi ha mandato dal collega.
Probabilmente sentiva che in qualche modo la prendevo in giro.
Ma prendere in giro può essere una reazione ad una bugia.
Quando una persona le spara troppo grosse che si fa?
Una possibile reazione è la rabbia, un'altra è sminuire l'altra persona per farle capire che non si gradiscono le bugie.
Le bugie possono anche essere dette a fin di bene, in tal caso però bisogna saperle raccontare senza che l'altra persona si accorga della bugia.

Dr.ssa Angela, secondo il terapeuta sono una persona normalissima. Su cosa stiamo lavorando...beh...sa che non lo so dire?
Qualcosa però l'ha intuito e me l'ha detto, sono un esteta.
Di solito le persone si adattano e abbassano le pretese.
Io non riesco a farlo.
A parte questo devo aspettare e vedere come va avanti la terapia.
Come mi relaziono con le persone ancora non mi è stato chiesto.
Dovrei relazionarmi di più (a quanto dice) ma non è semplice crearsi amicizie quando effettivamente non si conosce nessuno (come nel mio caso).
Ho letto un libro su come crearsi delle amicizie. Fino ad ora è stato abbastanza utile, è un tantino manipolativo ma da degli spunti assai interessanti.
Come concentrarsi su ciò che piace alle altre persone, lasciarle parlare, fare in modo di convincere invece che imporre...
E questo libro "pratico" mi ricorda molto la psicoterapia di Freud...che....sapeva ascoltare con interesse le persone (magari spinto dalla curiosità per la ricerca). E da lì si è reso conto che interessarsi dell'altra persona produceva attrazione nei suoi confronti
[#9]
Dr. Enrico De Sanctis Psicologo, Psicoterapeuta 1,3k 65
Ha ragione, se sente qualcosa che la disturba, se ad esempio si sente tradito, lei ci resta giustamente male e reagisce.

Interessante il suo punto di vista: la reazione serve per far capire all'altro che non si gradiscono le bugie.
Su questo punto potremmo riflettere. Lei ha ragione a reagire, finché l'altro è disposto a capire cosa lei sente. A volte invece l'altro non lo è, e tutti i nostri desideri e i nostri sforzi sono vani. In questo caso la reazione, ad esempio, invece di portare a una comprensione e, quindi, a un cambiamento, può al contrario generare altre reazioni a catena, come in un braccio di ferro. E non si arriva da nessuna parte in una situazione del genere.

Quindi in una terapia è fondamentale mettere in luce tutte queste modalità e comprendere i suoi vissuti. Ad esempio la protesta, l'abbandono, il ritorno, sono tutti movimenti che devono essere analizzati. Potrebbero avere a che fare con il rifiuto e con il desiderio, finalmente, di essere ascoltato con interesse e accettato.
Questo ovviamente se sta facendo una terapia psicoanalitica.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis

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