Problema di concentrazione/depressione sul lavoro

Buongiorno,

chiedo un parere a voi esperti perchè mi trovo in una situazione di grande difficoltà sul lavoro, non riesco a concentrarmi ed a portare a termine mansioni nel tempo stabilito, non riesco a sentirmi motivato e faccio sempre più fatica ad alzarmi al mattino per recarmi in ufficio.

mi sento depresso quando penso all'infinita mole di cose da fare, e la situazione dell'azienda in cui lavoro non aiuta, dato che sono rimasto l'unico dipendente, da 5 anni a questa parte.

fin da quando ho iniziato a lavorare in questa azienda (12 anni fa) sono sempre stato messo in posizioni di grande responsabilità dal nostro capo, ma con il tempo continuano ad accavallarsi con una miriade di cose che mi rendono impossibile completare una mansione senza doverla mettere in pausa per fare altro, poi altro si mette sull'altro e così via in un vortice di confusione e fatica che mi porta, di solito a dover prolungare l'orario di lavoro o lavorare da casa la sera, la notte, nei fine settimana.

sono sempre reperibile al telefono e vivo nel costante timore di ricevere chiamate per problemi relativi ai servizi che gestiamo.

ormai se ho una attività che mi richiede mezza giornata, ci metto tre giorni per completarla molto faticosamente, perchè nel mentre mi ritrovo a seguire anche altre problematiche sempre relative al lavoro.

in realtà ho smesso di impegnarmi al 100% perchè ho capito negli anni che se do il 100% mi viene chiesto il 120, quando poi do il 120 mi viene chiesto il 140%, e così via all'infinito finchè resisto. 5 anni fa avevo altri colleghi che mi aiutavano, ma mano a mano sono stati licenziati e sono rimasto l'unico in ufficio.

al mattino faccio molta fatica ad alzarmi e fare i 40km per arrivare in ufficio, ho continui problemi di stomaco (dissenteria) e sto perdendo peso, non ho più voglia di fare nulla se non sdraiarmi sul divano con mia moglie a fine giornata... ho persino iniziato a fumare, cosa che trovo veramente stupida a 35 anni, ma almeno aiuta a staccare un po' con la testa.

vi chiedo cosa posso fare, salvo il licenziarmi, per migliorare la situazione.. se devo andare a parlare con uno specialista, se devo parlare col mio capo (già fatto, dicendogli che non ce la facevo più, il giorno dopo - sabato- mi ha chiamato al mattino per un problema da risolvere)

inoltre vorrei sapere se questa situazione puo' andare ad influire sulla fertilità, dato che sono più di 6 mesi che con mia moglie stiamo provando ad avere una gravidanza, ma senza risultati

grazie in anticipo
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente, per alleggerire con una battuta la sua attuale situazione diremo che il suo datore di lavoro è un aguzzino e lei un soggetto predisposto a farsi torturare. In effetti, se fino a cinque anni fa aveva dei colleghi e adesso svolge lo stesso lavoro da solo, ha parlato chiaro col boss ma lui proprio non capisce, le rimangono solo due vie: cercare un altro lavoro e abbandonare l'attuale, oppure dare al boss un aut aut: o assume altre due persone e le permette di svolgere ogni compito senza alcuna sovrapposizione, o lei se ne va. E' ancora abbastanza giovane da poter prendere in pugno la sua vita. Ma dopo il discorso col boss occorre mostrare delle precise nuove modalità di condotta: se a casa ha la linea fissa, non risponda e incarichi sua moglie di dire gentilmente ma con fermezza che lei non è disponibile. Compri un telefonino alternativo e spenga il suo non appena esce dall'ufficio. Questi sarebbero i primi passi. Se dovesse consultare uno psicologo, dovrebbe cercare di capire, col suo aiuto, quale oscuro fascino riveste per lei questo lavoro, oltretutto a quaranta chilometri da casa sua, tanto da indurla ad attentare pesantemente alla sua salute, addirittura cominciando a fumare. Smetta subito almeno questo comportamento autodistruttivo, e consulti un medico per ciò che riguarda la fertilità. Come psicologa le dirò che la condizione di marito e padre con poco tempo a disposizione e sotto stress non è auspicabile. Mille auguri e ci tenga al corrente.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
grazie per la risposta ed i consigli Dottoressa,

l'azienda in cui lavoro è cresciuta assieme a me, e mi sento responsabile degli impegni che prendiamo, se una scadenza non si riesce a rispettare, sono capace di restare in ufficio fino a tardi, è già capitato che tornassi a casa dopo la mezzanotte. Essendo l'unico dipendente non posso ammalarmi (e se mi ammalo lavoro da casa), mi sento in colpa a prendere permesso per andare a fare una visita in ospedale...

la battuta che ha fatto centra la situazione, ma più che la soggezione a farsi torturare la vedo come una soggezione verso il mio capo/amico, che più che torturarmi mi tratta troppo bene personalmente e male professionalmente.

il rapporto che ho con il mio datore di lavoro, negli anni è diventato un misto tra professionale e personale, un errore che sicuramente non commetterò una seconda volta in futuro, ma ormai è così e non si puo' cambiare da un giorno all'altro. Fuori dal lavoro non ci vediamo mai, ma durante l'orario di lavoro (quando è presente) è molto amichevole e disponibile, per questo mi trovo in difficoltà a "lasciarlo a piedi" o fare un "out out".

non credo comunque che il mio atteggiamento così passivo possa giovare, ne alla mia vita privata, ne all'azienda. Durante gli anni ho capito che più faccio e più mi viene richiesto, sempre in quantità tale da non riuscire ad arrivare ad una conclusione dei progetti per tempo, se non lavorando oltre l'orario. Questa situazione mi ha portato ad un blocco psicologico (mi passi il termine) che senso ha cercare di finire qualcosa se tanto nel frattempo arriverà qualcos'altro, su cui si metterà altro ancora e così all'infinito? mentalmente pero' tutte queste attività mi rimangono come dei macigni, ho presente tutto il carico di lavoro ed ho presente che è impossibile portarlo avanti, ma continuo a trascinarmelo dietro, a casa, nella pratica sportiva (che ho sempre meno voglia di seguire)

crede quindi che parlare con uno psicologo di persona possa aiutare a risolvere la situazione? o devo solo darmi una svegliata e mettere tutte le carte in tavola con il capo?

ho già programmato uno spermiogramma (spero di aver usato il termine corretto) assieme a tutte le analisi del caso per mia moglie per chiarire la questione fertilità.

sul fumare, la ringrazio per la premura, ha ragione, cercherò di smettere
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente, tutto quello che lei dice conferma l'idea che è venuto il momento di consultare uno specialista il quale le può far vedere la sua situazione sotto un'ottica differente. Per esempio, la cosiddetta "amicizia" del capo ("quando è presente", e mai fuori dall'ufficio) in quale reale benevolenza e attenzione verso di lei si esplica? In uno stipendio altissimo, sui 5.000 al mese più gli straordinari? In una compartecipazione agli utili dell'azienda? Del resto, anche le amicizie possono essere asimmetriche, e collocare tutta la generosità e l'altruismo da una parte sola. In questo caso poi, da parte del boss, non accorgersi del suo stress non è solo mancanza di riguardo, ma anche imprudenza gestionale: se lei dovesse ammalarsi, o tagliare di colpo la relazione professionale, lui come finirebbe? O il suo "amico" pensa di poterla sostituire benissimo, e non le riconosce un ruolo indispensabile?
Ecco perché le proponevo, come linea più moderata, di porgli un aut aut (a proposito, aut è parola latina che vuol dire "o", ben diversa dall'inglese "out" che vuol dire "fuori"). Anche la sua impressione che niente sarà mai concluso, fino al punto che sta cominciando a cedere per l'inutilità dello sforzo, fa parte della sua percezione crescente di una condizione di stress insopportabile. Ci rifletta, pensi al suo bene e a quello di sua moglie. Cordiali saluti.
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dopo
Utente
Utente
Gentile Dottoressa,

la ringrazio di nuovo per la risposta, e mi scuso per il ritardo con cui intervengo nuovamente, ci ho pensato su, a dire il vero ci ho pensato molto su, grazie per il chiarimento riguardo l'aut aut, non sono mai stato categorico sul "o si fa così o me ne vado" anche perchè non posso permettermi di dare le dimissioni, ho un mutuo da pagare e rassegnare le dimissioni sarebbe una mossa troppo azzardata.

ho comunque diverse volte fatto presente che non si puo' andare avanti in questo modo, che c'è bisogno di personale ed il risultato è stato un semplice finto interessamento, per poi continuare come è sempre stato. Mi sento schiacciare da questa situazione ormai insostenibile e vorrei capire eventualmente se posso richiedere l'aiuto di uno psicologo, o l'aiuto di un sindacato o qualsiasi persona che possa aiutarmi ad uscire da questo pantano, veramente non ho più voglia di far niente, ho comprato casa l'anno scorso, ma non ho la forza mentale di iniziare i lavori di ristrutturazione, e quando magari riesco a farmi forza ed organizzarmi per - chessò- andare a togliere la carta da parati dai muri, c'è il rischio che mi arrivi una chiamata per una urgenza e mi debba mettere a lavorare. Credo che anche mia moglie ne stia patendo e non lo trovo corretto...

sono confuso e sempre più smemorato, e mi scusi l'autodiagnosi ma temo di avere la sindrome del colon irritabile, dato che ormai la dissenteria è la norma da non so quanto... sicuramente più di un anno... sento sporadicamente dolori al fianco sinistro e sono molto molto preoccupato, ma non riesco a trovare il tempo di andare dal medico... se mi prendo anche solo mezza giornata per andare dal medico di base quella mezza giornata "bruciata" andrà a gravare il giorno dopo sul lavoro generando ancora più stress, figurarsi andare a fare visite più lunghe...

sono sempre stato una persona calma e pacata, con molta resistenza allo stress, ma ora probabilmente sto solo aspettando di arrivare al collasso...
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
"Sono sempre stato una persona calma e pacata, con molta resistenza allo stress, ma ora probabilmente sto solo aspettando di arrivare al collasso..."
E questo le fa piacere? Rappresenta in qualche modo un vantaggio per lei, per sua moglie? E' la maniera migliore per sottrarsi al datore di lavoro che la danneggia?
Lei dice che anche quando è a casa e sta occupandosi dei fatti suoi "c'è il rischio che mi arrivi una chiamata per una urgenza e mi debba mettere a lavorare".
Il suo telefono non si può spegnere? Non si può mettere via? Lei non sa rispondere: "Non me ne occuperò, in questo momento"?
Ah, già, lei ha costruito molte belle trappole mentali per costringersi all'impossibile: non si può licenziare perché ha il mutuo (e non può cercarsi un altro lavoro?), e non può nemmeno dire "oggi mi riposo", perché "se mi prendo anche solo mezza giornata per andare dal medico di base quella mezza giornata "bruciata" andrà a gravare il giorno dopo sul lavoro generando ancora più stress".
Dunque cosa propone? "Vorrei capire eventualmente se posso richiedere l'aiuto di uno psicologo, o l'aiuto di un sindacato o qualsiasi persona che possa aiutarmi ad uscire da questo pantano". Caro utente, a chiunque lei si rivolga, nulla potrà fare se non con l'aiuto di lei stesso. Dopo che un eventuale sindacato avrà ammonito il suo datore di lavoro, e quest'ultimo continuerà a fare come prima, lei cosa ci avrà guadagnato? Allo stesso titolo, vada pure da uno psicologo, ma solo se è disposto a seguire le indicazioni di buon senso che qualunque specialista vorrà fornirle, e che non possono consistere nel dirle di tenersi il suo lavoro, aspettando il divorzio, la depressione, la malattia e la morte, con lo scopo sotterraneo di punire moralmente il suo datore di lavoro. "Aiutati che Dio ti aiuta", dice il proverbio. Chi non sa badare a sé stesso non passa per un eroe, ma per uno sciocco. Ci rifletta. Le suggerirei di leggere in rete qualcosa sul burnout, ma penso che lo abbia già fatto, senza finora ricavarne la volontà di correre ai ripari. Ci dia la buona notizia che ha cominciato a cercarsi un nuovo lavoro e che lo ha già cominciato, a pochi chilometri da casa e con un totale cambiamento di idee verso l'obbligo di sacrificare sé stesso. Auguri.
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Utente
Utente
grazie, già dopo aver scritto il messaggio poco fa mi sono reso conto di quanto suonasse stupida la questione di non andare dal medico... domani mattina vado, per il resto vada come vada.

riguardo allo scopo sotterraneo di punire il datore di lavoro, credo, anzi spero, esistano enti dedicati alla tutela delle prestazioni di lavoro e soprattutto della qualità di vita dei lavoratori, allo stesso tempo mi sento in colpa a mettere nei pasticci il mio datore di lavoro con cui collaboro ormai da più di dieci anni. Ma in fondo in fondo quello che cerco è probabilmente questo: che intervenga una istituzione e dica "non puoi continuare così" al mio capo, che lo dica al posto mio. Io evidentemente non sono mai stato abbastanza convincente. Per il bene mio e di chi lavorerà dopo di me in questo posto.

In fin dei conti ha comunque ragione lei, e devo preoccuparmi della mia vita in primo luogo. Non è però facile, non per come sono fatto. Ho angoscia per la moglie del mio capo, per i suoi figli, per i nostri clienti che aspettano speranzosi le consegne (tutte sovrapposte una sopra l'altra senza che loro neanche lo sappiano) non va bene e devo fare qualcosa, ma mi sento come la rana di Chomsky quando ormai è troppo tardi (da questo penso si capisca che ho letto fin troppo riguardo al burnout)

le ho già rubato fin troppo tempo, quindi non le chiedo di rispondere ulteriormente se non le garba e la ringrazio veramente molto per quello che mi ha scritto e per l'aiuto che mi ha dato.
Non mancherò di aggiornarla in futuro quando avrò risolto questa situazione.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Le rispondo volentieri perché spero lei capisca che il suo ufficio non è l'universo, il suo capo, moglie e figli non rappresentano l'intera umanità, e lei stesso non è Dio, mancando del requisito fondamentale dell'onnipotenza. Che senso ha chiedersi come se la caverà quello che dopotutto è il padrone, e che si è sempre fatto egregiamente gli affari suoi? Come poi se la caveranno gli utenti è chiaro: per ora sono sospesi su un abisso; senza più camuffamenti e finzioni non potranno che star meglio. Infine "credo, anzi spero, esistano enti dedicati alla tutela delle prestazioni di lavoro e soprattutto della qualità di vita dei lavoratori" è una visione veramente curiosa della realtà. Da dove la ricava? Dalle notizie dei mortali incidenti sul lavoro? Da quelle sulla pericolosità di certi elementi chimici che gli operai devono usare? Dai minatori e dai soldati morti a bizzeffe ogni giorno? Svegliamoci. Sono certa che lei troverà nella sua intelligenza, nell'amore di sua moglie e in un riequilibrante senso dell'umorismo le risorse per cambiare la rotta della sua esistenza. Ancora auguri.
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Utente
Utente
Di nuovo grazie,

quindi mi sta consigliando di diventare più cinico e di non fare troppo caso ai problemi degli altri o a quello che potrebbero pensare di me, questo probabilmente è il passo più importante che dovrò fare e significherà cambiare molto quello che sono. Non credo che sarà facile ma ci proverò. Riguardo ai clienti, quando ho letto quello che ha scritto mi ha fatto sorridere, pensando a quanto avesse ragione...

con "enti dedicati alla tutela delle prestazioni di lavoro e soprattutto della qualità di vita dei lavoratori" facevo riferimento all'inail, all'inps, alle associazioni di categoria., ma non essendomi mai avvicinato a questi mondi ho molta confusione a riguardo. Non vorrei pero' andare fuori tema, dato che questo sito riguarda la medicina e la salute.

buona serata
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
"Quindi mi sta consigliando di diventare più cinico" (certamente no: la sto invitando a diventare più realista) "e di non fare troppo caso ai problemi degli altri o a quello che potrebbero pensare di me". Le due cose sono in contraddizione: o lei si occupa con sincero altruismo degli altri, o si preoccupa di quello che gli altri pensano di lei. Non la invito al cinismo perché il cinismo è una forma di cecità morale ed emotiva che non fa bene a chi la prova. Mi accorgo comunque che protrarre il nostro dialogo la allontana dall'unica meta che le farebbe bene: cercare una soluzione concreta, meglio se con l'aiuto di uno psicologo. Lei si aggrappa disperatamente ad argomentazioni in palese contraddizione tra di loro, per non rinunciare all'attuale situazione "rana di Chomsky". Le faccio qualche esempio (oltre a quello sopra sul "cinismo"): ha scritto che non può dare un ultimatum al suo datore di lavoro per troppa amicizia, ma poi aggiunge: "non credo comunque che il mio atteggiamento così passivo possa giovare, né alla mia vita privata, né all'azienda". E ancora: "Ho angoscia per la moglie del mio capo, per i suoi figli". Ma come, per debolezza e incapacità di chiarire lei rischia di abbandonare l'azienda, e parla di amicizia e di "angoscia" per il triste destino di quelli che sui proventi dell'azienda vivono? Ritengo, le ripeto, che lei dovrebbe affidarsi ad uno psicologo esperto di problem solving, di psicoterapia breve strategica o cognitivo/comportamentale. In quest'ultimo campo, la corrente che si chiama Compassion Focused Therapy l'aiuterebbe a provare vera sollecitudine verso gli altri e anche verso sé stesso. Se invece vuol continuare a nuotare nel pentolone fino alla bollitura, non faccia nulla oppure si affidi ad una di quelle terapie che durano anni e anni promettendole di scavare nel profondo, però non pensi che gliela stia suggerendo io. Per rimanere nell'immagine della rana avrei altre cose da dirle, ma mi fermo qui. Molti auguri.

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