Blocco per gli esami

Buongiorno a tutti, sono una studentessa di 26 anni, iscritta, ahimè come fuori corso, alla triennale di lingue. Vorrei raccontare un po' la mia storia, in quanto la trovo estremamente paradossale. Durante i tre anni, tutto andava benissimo. Al primo anno ho dato tutte le materie (e con volti altissimi); al secondo anno, mi sono tralasciata due materie; idem durante il terzo. Alla fine del terzo anno, mi sono ritrovata con 4 materie da dare. Il fatto paradossale è che sono passati 4 anni, ed io ho sostenuto solo due esami (andati brillantemente, tra l'altro: uno 29; l'altro 30). Adesso, mi mancano gli ultimi due esami pesanti da sostenere; difatti, non sostengo esami da giungo dell'anno scorso. Durante il mio percorso, ho ricevuto sempre complimenti da parte degli insegnanti, ogni esame durava massimo 10 minuti, perché contenti dei miei risultati. Ho subito solo una volta una bocciatura, ma era stata una mia mancanza, in quanto non avevo studiato quel libro. Prima, ero pronta a lanciarmi ad ogni costo su un esame, avevo tantissima motivazione. Oggi, sono stanca, mi sento in colpa con i miei genitori che mantengono i miei studi, e non riesco a comprendere come io possa essere ancora qui con una media del 28.50. Una cosa che ho notato è che la mia ansia si è sempre fatta più fitta. Prima, avevo con me quell'ansia costruttiva che mi permetteva di sostenere un esame brillantemente. Adesso, ho paura di sostenere un esame, fino a quando non ho il controllo sicuro della mia materia. Devo, infatti, avere il controllo maniacale su tutto, devo conoscere ogni virgola, ed approfondire fino all'inverosimile, cosa che non facevo prima. Mi sento estremamente in colpa se salto persino un paragrafo (attenzione, il mio non è assolutamente uno studio mnemonico). Mi sento realmente un fallimento, vedendo che tutti riescono ad andare avanti negli studi (altri, addirittura lavorano o hanno messo su famiglia); mentre io mi sento imprigionata in una situazione in cui non vedo nessuna via d'uscita. Non ho più motivazione, ho molta ansia che mi logora e che non mi fa ragionare in modo lucido, ho perso un sacco di kg per questo, molto spesso non riesco a mangiare. Esco raramente, ed i miei rapporti si stanno logorando, poiché tendo ad allontanare tutti. Prima, riuscivo a memorizzare i concetti velocemente; adesso, ho bisogno di molto tempo, mi sento molto stanca e piango spesso per questo. Sto studiando per un esame molto importante (e molto corposo). Siamo a metà maggio , ed io già sento di non riuscire a sostenerlo agli inizio di luglio. Da quando ho avuto questo pensiero in testa, non riesco più a concentrarmi.

Non riesco cosa sia potuto succedere in me, l'unico cambiamento che c'è stato nella mia vita è tornare al mio paesino d'origine, finito il terzo anno, e scendere in città per la tesi (che tra l'altro procedere brillantemente). Non so più cosa fare.
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Dr. Giuseppe Ventrone Psicologo, Psicoterapeuta 42 1
Gentile Utente,
ad un primo livello più superficiale d'analisi sembra che lei sia diventata progressivamente più perfezionista nel suo impegno di studio e questo non le fa tollerare adeguatamente l'ansia fisiologica d'ogni esame. Si tratta d'accettare la possibilità di sbagliare e di non sapere tutto, contentandosi in questo momento anche di un voto non particolarmente brillante. In certe fasi delicate della vita, infatti, un "venti" che ti sblocca può valere più di un "trenta" conseguito in un momento di sostanziale tranquillità. Si ricordi, inoltre, che il voto che le sarà attribuito non riguarda la sua persona né la sua professione nel complesso, ma si limita a valutare un momento o al limite una singola competenza che potrà sempre essere integrata in futuro, attraverso altri esami o esperienze lavorative. Cerchi, dunque, di recarsi all'appello d'esame, idealizzando meno l'eventuale risultato positivo e relativizzando errori e imperfezioni che sono inevitabili nella vita.
Ad un livello più profondo, mi viene però da riflettere sul fatto che lei sia molto vicina alla laurea triennale; dunque a un primo momento di svolta e di nuova organizzazione della vita. Forse qualcosa la spaventa in tal senso? Per quanto possa sembrarle paradossale, c'è qualche parte di lei che ha paura del cambiamento? Di diventare grande? Forse anche quel dettaglio del ritorno al suo paesino d'origine, meriterebbe una maggiore considerazione.
Cordiali saluti.

Dr. Giuseppe Ventrone
Psicologo-Psicoterapeuta
Docente di Filosofia

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dopo
Utente
Utente
Non sento di avere paura del cambiamento, anzi, ho sempre voluto sperimentare qualcosa che desse una perenne svolta alla mia vita, perché odio vivere nella routine, e desidero finire il tutto per mettermi in gioco nel mondo lavorativo. So quanto valgo, ma nonostante questo, non ho più determinazione.
Ho voluto citare il mio paesino d'origine perché, analizzando retrospettivamente e "introspettivamente" la mia esistenza, ho cercato di comprendere quali fattori cambianti abbiano potuto incidere sulla mia persona, ed il ritorno al paese rappresenta uno di questi. E se la mancanza di determinazione derivi proprio da questo distacco dal mondo universitario?
Per quanto riguarda il voto, sarei felicissima di accettare persino un 18. La mia paura penso sia legata ad un totale fallimento (bocciatura). Se, in passato, ho ottenuto delle valutazioni positive, sicuramente lo è stato per il mio eccesso di zelo, e non perché aspirassi ad un voto alto.
Spero, in ogni caso, di lavorare meglio su me stessa; queste Sue parole fanno molto riflettere:
"sembra che lei sia diventata progressivamente più perfezionista nel suo impegno di studio e questo non le fa tollerare adeguatamente l'ansia fisiologica d'ogni esame. Si tratta d'accettare la possibilità di sbagliare e di non sapere tutto".
La ringrazio per la Sua risposta completa e ricca di significato.

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