Utente 553XXX
Buonasera.
Sono in una situazione veramente critica.
Due anni fa ho conosciuto presso l'università dove studio un ragazzo, abbiamo fatto diverse volte la strada insieme verso la stazione il primo anno, ci conoscevamo e ci trovavamo molto bene. Lui un po' "ci provava", mi faceva complimenti, ma non l'ho mai preso sul serio. Si è trovato poi la ragazza e sono stati insieme un anno e mezzo. Hanno chiuso e lui si è subito fatto sentire, anzi mi ha anche invitato alla sua laurea, mi ha corteggiata un po', siamo usciti, mi ha detto che voleva una storia senza impegno e sul momento a me andava bene perché non ero sicura che mi piacesse. Tuttavia poi mi sono innamorata perdutamente, non mi sono mai sentita così, ho avuto una storia di due anni in passato, ma solo con lui ho capito cos'era il vero amore. Per un mese lui è stato al centro dei miei pensieri, non studiavo più (mai successo prima, sono sempre stata molto studiosa), gli ho fatto regali (cosa mai fatta al mio ex), insomma: mi sono sentita VIVA. Tutto però è finito in malo modo, lui ha scritto a una ragazza e allora io ho preferito chiudere. Lui era d'accordo su questo, mi ha detto che cominciava a sentirsi troppo legato, che non voleva impegni. Mi ha detto che non sono fatta per relazioni non serie e io gli ho dato ragione. Sono passati due mesi e sto malissimo. Non riesco a trovare più un senso in quello che faccio, penso solo a lui e al fatto che dovevo dirgli invece quanto fossi innamorata di lui. Vorrei scrivergli, subito! Ma qualcosa mi frena, forse l'orgoglio. Dopo una relazione di due anni non sono stata così male come dopo questa relazione, durata un mese! Sento che lui è la persona giusta per me, sono totalmente disinteressata agli altri. Ma non credo che l'interesse sia condiviso, insomma:lui mi ha lasciata andare come fosse niente, non mi ha più cercata. Lo rivoglio, ma non so come averlo. Non voglio perdere la dignità. Mi sono affezionata tantissimo e non voglio perderlo. Non so come fare.

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Dr.ssa Paola De Martini Di Valle Aperta

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Buongiorno,
leggendo le sue parole mi viene da riflettere sui termini di "orgoglio" e "dignità", che per come da lei descritte sembrano collegarsi alla possibilità di non mostrarsi vulnerabili agli occhi degli altri, in questo caso di questo ragazzo. Mi chiedo e le chiedo se solamente mostrandoci forti e imperturbabili possiamo pensare di guadagnarci una considerazione positiva da parte degli altri. Provi a domandarsi se questo suo sentimento possa permettersi almeno un tentativo di essere espresso, considerando più la direzione dell'autenticità che della dignità.
Dr.ssa paola demartinidivalleaperta