Utente
Buonasera.
Vi scrivo in merito ad una questione di recente insorgenza che mi sta condizionando durante tutta la quotidianità.


Da 1 anno e mezzo a questa parte ho iniziato ad avere dei disturbi fisici (tendinopatie, nevralgie, debolezze muscolari) e psicologici/psicosomatici (fortissima ansia, sudorazione profusa notturna, nicturia - ora questi ultimi molto diminuiti) in seguito ad una lunga sindrome influenzale non ben specificata.
Sono stato diagnosticato con due malattie autoimmuni confermate da esami strumentali e di laboratorio, anche se permangono disturbi fisici non ben spiegabili da tali diagnosi.


Da alcuni giorni mi è sorto un pensiero che definirei ossessivo a riguardo: in relazione temporale all'insorgenza dei sintomi fisici e alla fortissima ansia durata qualche mese in fase acuta, avevo respirato per alcuni minuti un non identificato insetticida spray per uso domestico combusto perché, durante una serata in un locale, una persona in stato di alterazione lo aveva spruzzato dentro la stanza in cui mi trovavo, bruciandolo.
Dopo alcuni minuti avevo lasciato la stanza e allontanato questa persona, non prima però di aver respirato anche per svariati minuti questa sostanza.
Ora, la sindrome influenzale è avvenuta prima di tale evento, alcuni dolori addominali anche, l'ansia con ipersudorazione non era direttamente collegata ma è insorta 4 o 5 giorni dopo tale evento.
Nella stanza eravamo almeno 7-8 persone e nessuna di esse ha problemi di salute, tale evento è stato uno spiacevole episodio momentaneo che il giorno dopo era già passato in secondo piano e nessuno ha sperimentato sintomi acuti se non il lieve respiro affannoso che avviene anche se si respirano semplici deodoranti.


Va da sé quindi, che da un punto di vista razionale, le probabilità che il respirare tale sostanza per dieci (ma anche 20 o 30) minuti in una stanza grande abbia prodotto sequele a lungo termine sul mio corpo (e solo sul mio, in assenza di qualsivoglia sintomo acuto moderato o grave) è di 1 su 10 milioni (?)

Ciò non basta a farmelo capire: da giorni continuo a ripercorrere gli eventi con la testa e guardando fotografie, cerco collegamenti, cerco online i sintomi degli avvelenamenti da insetticidi ricercando collegamenti o discrepanze avendo come scopo ultimo il togliermi dalla testa queste cose e attenuare l'ansia (compulsioni?)
Tutto è nato dall'aver letto una slide in cui si spiegava che alcuni pesticidi causano sintomi simili a quelli di una condizione che mi è stata diagnosticata e da lì non sono più riuscito a fermare i pensieri.
La paura di fondo è quella che con il mio comportamento e la "faciloneria" (tale evento sul momento lo avevo visto come una cosa di poco conto con ilarità) mi sarei causato tutto il malessere fisico e mi sarei irreparabilmente rovinato. Credo che questo sia il pensiero che dirige la giostra.
Non so se tale situazione si può configurare con un DOC o se sono totalmente fuori strada.
Non è la prima volta che insorgono in me pensieri ossessivi del genere ma è la prima volta che riconosco tale cosa.
Vorrei solamente far capire alla parte irrazionale che tale pensiero non ha senso per tutti i motivi sopra descritti, ma, ogni volta che ci penso mi viene da dire "e se invece fosse così?
" e ricomincio tutto da capo.


Dovrei parlarne per farmi prescrivere analisi fisiche che possano escludere tale collegamento o rischierei solo di alimentare l'ossessione?
Cosa dovrei fare, inteso come strategie da adottare personalmente, considerando che non ho modo di parlarne con qualcuno a breve?
Vi ringrazio per l'attenzione e il lavoro che svolgete, saluti.

[#1]  
Dr.ssa Paola Scalco

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Gentile Utente,
nel suo dettagliato racconto si possono effettivamente ravvisare alcuni temi (dubbio, responsabilità, colpa, rimuginio) riconducibili ad una modalità ossessiva di pensiero.
Se di ciò si tratta, la prima strategia da mettere in atto è smettere di cercare risposte e rassicurazioni sul web, anche perché avrà già sperimentato che il loro potere ansiolitico è del tutto effimero.
Facile a dirsi, molto meno a farsi.

Se, come scrive, tutto ciò le condiziona pesantemente la vita quotidiana, sarebbe opportuno prendere in considerazione una visita specialistica per definire con maggior certezza la situazione e decidere come intervenire.
Solitamente, la maggior efficacia terapeutica si ottiene combinando un intervento farmacologico (prescritto da uno psichiatra) con la psicoterapia.
Allego un articolo di approfondimento in merito:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/406-il-trattamento-delle-ossessioni.html

Cordialità.
Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
paola.scalco@gmail.com

[#2] dopo  
Utente
Buongiorno, la ringrazio per la celere risposta e l'interessantissimo articolo che ha postato.
In effetti (pur conscio che non si possono fare diagnosi online né tantomeno autodiagnosi) mi ci rispecchio abbastanza, se non altro per la ricerca continua di rassicurazioni, anche ripercorrendo gli eventi con l'ausilio di vecchie foto per cercare di inquadrarli temporalmente.
Strano a dirsi ma, già solo il fatto di averne scritto e di aver letto altre testimonianze qui sul sito, ha ridotto la frequenza delle ricerche e delle ricostruzioni.
Per esempio ieri sono riuscito a guardare un bel film senza mai fermarmi, da più di una settimana quando ci provavo, ogni 3 minuti (DI NUMERO!) dovevo mettere in pausa per iniziare a fare lunghe ricerche, a tavola coi miei mi siedevo in modo tale da non far vedere il telefono agli altri così da poter continuare a fare ricerche, oppure mangiavo veloce per tornare in camera a sfogliare vecchie foto, il tutto con la forte ansia che andava crescendo.

Ho letto che in alcuni casi questo è un sollievo momentaneo (anche perché l'ansia come ben saprà permane costantemente) che però potrebbe rafforzare a lungo termine questa eventuale modalità di pensiero.

Forse il fatto stesso che potrebbe trattarsi di doc mi rassicura, perché va a sminuire la preoccupazione in sé, riconducendola non a legittima paura verosimile ma facendola apparire come parte di un preciso meccanismo che se conosciuto può dare credo qualche risposta.

Penso che non appena mi sarà possibile materialmente ne parlerò con una figura professionale, magari a cominciare dal medico di base, perché solo così potrò rompere certi meccanismi che ho riscontrato essere alla base di moltissime mie modalità di pensiero da quando ero bambino ad oggi: gli episodi di pensieri rimuginanti simili o di paura di far del male si susseguono abbastanza di frequente e sono tutti fortemente contrari alla mia morale ma, non so per quale ragione, delle volte si instaura questo meccanismo che mi porta a pensarci in modo ossessivo per qualche settimana o mese come descritto in questo caso, mentre delle altre volte il pensiero formato scivola via in qualche ora e non mi porta a nessun tipo di problema. Diciamo che se il pensiero riguarda cose avvenute in passato e che "potrebbero avere avuto ripercussioni oggi" allora inizio a rimuginarci ed entro nel gioco mentre, se la cosa riguarda "qualcosa che potrei fare" in futuro semplicemente riesco a non innescare il meccanismo alla radice.

Credo proprio che dovrò senz'altro approfondire la questione.

Cordiali saluti.