Utente
Gentili dottoresse e dottori,
Ho 22 anni e da 2 anni mi è stato diagnosticato un disturbo di ansia per cui sono in cura con una terapeuta cognitivo-comportamentale con tecnica Emdr.
I miei problemi d'ansia sono un po'più antichi, e probabilmente partono da quando ho appena 6 anni, non per un trauma importante.
Ho avuto vari psicologi fino a ora, in periodi differenti della mia vita.
Da 1 anno però, quella che era una tendenza all'ansia e all'ipocondria è letteralmente esplosa.
Quindi ho iniziato un percorso con una psicologa che mi segue da un anno (a cui è preceduto un altro psicologo che mi ha anch'egli accompagnato per un anno).
Il problema è che a settembre vorrei cambiare, vorrei disdire gli appuntamenti con lei e, semmai, affidarmi a un altro terapeuta.
In un anno ho visto veramente lievissimi progressi (più che altro nell'umore), ma la mia ansia continua a essere invalidante da non farmi uscire di casa.
Sono stufo.
Ho letto che per disturbi ipocondriaci potrebbe essere consigliabile anche una terapia breve-strategica, soprattutto per le fobie etc.
Le mie domande sono due: come si può dire a una terapeuta che ci si vorrebbe fermare?
E poi, fare "tentativi" e cambiare un altro psicologo è una cosa negativa?
Significa che sono un caso perso?
Ho veramente tanto desiderio di guarire, e sebbene abbia seguito tutti i consigli dati non ci sto riuscendo.

Grazie mille a tutte e tutti coloro che risponderanno e scusate per la lunghezza.

[#1]  
Dr.ssa Patrizia Pezzella

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Gent.mo lettore,

le suggerirei di esporre i suoi dubbi alla collega che la sta seguendo e certamente le sue domande troveranno in quel setting le giuste risposte. I sintomi ansiosi e l'ipocondria sono disturbi frequenti e superabili con approcci psicoterapeutici diversi ma è soprattutto importante che lei si affidi e si fidi di chi la segue terapeuticamente . Sia fiducioso e di certo lei non è "un caso perso".

Molti auguri e saluti
Dr.ssa Patrizia Pezzella
psicologa, psicoterapeuta
perfezionata in sessuologia clinica

[#2] dopo  
Utente
Gentilissima dottoressa,
Scusi se rispondo con tanto ritardo. Ho preso dei giorni per riflettere. In questi giorni è accaduto qualcosa che mi ha fatto chiarire il desiderio di cambiare terapia. L'evento è di per sé forse anche stupido, mi è stata proposta una vacanza e ho detto di no per paura, come al solito. Ho sofferto molto a dire questo ennesimo "no". Mi sento l'esatto opposto di Jim Carrey nel film "Yes-Man", dico "no" a tutto ciò che mi potrebbe portare fuori dalla mia zona sicura. Dopo un anno di sedute non avevo la pretesa di tornare a essere la persona gioviale e partecipativa che sono sempre stato, ma almeno di sbloccarmi un po'. Ciò non è avvenuto, e ho il desiderio di abbandonare la terapia. Vorrei fare un ultimo tentativo con uno psicologo "strategico", per così dire. E penso che a settembre inizierò questo nuovo percorso.
È stato molto bello leggere che secondo lei non sono un "caso perso", ma purtroppo mi ci sento. Ho perso opportunità, amici, conoscenze. L'unica cosa che non ho perso è la speranza di guarire, e stavolta la vorrei ricercare in questo nuovo approccio psicologico. Tutto qui. La ringrazio tanto per i consigli e spero di non averla tediata.

Cordiali saluti.