Utente
Buon pomeriggio, avrei una "curiosità" se così posso definirla che vorrei togliermi.

Sono ormai 2 anni e più che soffro di ansia generalizzata con agorafobia, 2 anni in cui la mia routine quotidiana si basa principalmente sul far passare gli attacchi d'ansia o evitare che essi si verifichino, sul cercare di resistere il più possibile ogni volta che devo affrontare banali azioni quotidiane (es: prendere un caffè al bar con gli amici).

Dopo due anni e due psicoterapie una sistemico relazionale risultata inutile se non deleteria, e una cognitivo comportamentale che qualche risultato in 3 mesi l'aveva smosso ma peggiorando altri lati ho deciso di rivolgermi ad uno psichiatra.

La decisione deriva proprio perché la mia quotidiana è diventata insostenibile e mi sento di non riuscire più a reggere sto peso.

Ora la mia domanda è una è possibile che mi spaventa anche la possibilità di tornare ad avere una vita "normale"?
Nel senso che dopo due anni a vivere così è come se senza ansia mi sentissi perso come se non sapessi che fare...

[#1]  
Dr.ssa Valentina Sciubba

28% attività
16% attualità
16% socialità
ROMA (RM)

Rank MI+ 60
Iscritto dal 2012
Prenota una visita specialistica
Buongiorno,
in base alla mia esperienza posso dirle che l'ansia si scatena da una paura inconscia in seguito ad esperienze o momenti esistenziali specifici. Abbastanza spesso è favorita da una predisposizione agli stati ansiosi sviluppatasi presumibilmente in periodo infantile.

Successivamente può però complicarsi, nel senso che può insorgere la paura della paura, cioè solo il pensiero di poter avere una crisi d'ansia scatena l'ansia stessa.
Ogni situazione cronica va incontro a complicazioni ed aggravamenti di solito, per cui presumo possa essere possibile che uno stato cronico come il suo possa portare ulteriori complicazioni a livello psicologico come quella che lei ipotizza.

Le consiglierei di provare anche la terapia breve che ha qualche punto di contatto con il cognitivismo, ma ha tecniche molto più veloci che si sono rivelate efficaci in studi.
Personalmente ne confermo l'efficacia, soprattutto se associata ad altri strumenti terapeutici più attenti agli eventi scatenanti e aggravanti. Nell'articolo sottostante si parla della terapia che, anche se riferita al Disturbo da attacchi di panico, è molto simile anche per l'ansia generalizzata.
https://www.psicologi-italia.it/ansia-e-depressione/attacchi-di-panico/articoli/strategie-efficaci-contro-gli-attacchi-di-panico.html

Cordiali saluti
Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta
Terapia Breve strategico-gestaltica
www.valentinasciubba.it - Roma

[#2] dopo  
Utente
Dottoressa la ringrazio della risposta, sicuramente appena avrò un miglioramento grazie ai farmaci inizierò uno psicoterapia che vada a "correggere" e modificare tutti quei comportamenti che hanno aiutato sia la cronicizzazione del disturbo che la creazione dello stesso. Le confermo che per 4 anni dai 13 anni fino ai 17 sono stato perennemente esposto ad un clima familiare teso dovuto alla separazione dei miei, fatto di litigi, violenze verbali e minacce tra i miei genitori ma quasi sempre divenivo io il punto di sfogo per entrambi, una situazione davvero scomoda.Appena i litigi sono terminati è emerso il mio disturbo d'ansia.
Le volevo chiedere una cosa, col tempo e con la psicoterapia è emerso che i miei attacchi d'ansia si manifestano principalmente con nausea e agitazione portandomi sempre a temere di vomitare, ho iniziato ad associare la nausea all'ansia temendo ad ogni pasto di poter avere la nausea e assieme ad essa attacchi di panico.
Il cercare di evitare di avere la nausea è diventato una sorta di pensiero continuo per paura del panico che ne consegue, ora dato che ho iniziato una curo col Cipralex il quale dovrebbe essere antipanico e contrastare l'ansia, lei crede che andranno via anche questi pensieri e la paura spropositata di nausea e vomito?

[#3]  
Dr.ssa Valentina Sciubba

28% attività
16% attualità
16% socialità
ROMA (RM)

Rank MI+ 60
Iscritto dal 2012
In base anche alla mia esperienza i farmaci curano i sintomi dell'ansia, ma non la sua origine cognitivo- emotiva. Pertanto hanno un'azione immediata ma temporanea, dal che il pericolo di un'assuefazione o dipendenza da ansiolitici. Può forse avvenire che per azione "indiretta" avvengano cambiamenti nella psiche del soggetto, senza i quali dubito fortemente che si possa uscire definitivamente e radicalmente dal problema.
L'origine cognitivo- emotiva dell'ansia necessita pertanto di psicoterapia o di cambiamenti di vita che la neutralizzino.
Con ciò non intendo dire che i farmaci non siano necessari quando la sintomatologia lo richiede, ma piuttosto che la terapia farmacologica va integrata con una psicoterapia.
Dr.ssa Valentina Sciubba
Psicologa Psicoterapeuta
Terapia Breve strategico-gestaltica
www.valentinasciubba.it - Roma

[#4] dopo  
Utente
Sicuramente appena troverò sollivo dai sintomi attraverso i farmaci inizierò nuovamente qualche mese di psicoterapia per cercare di spazzare via il problema o comunque di ridurlo ai minimi termini.
Credo che fino ad ora le terapie non abbiano avuto successo anche perché l'ansia mi impediva di fare esperienze nuove/costruttive e mi ritrovavo sempre a girare a vuoto in un cerchio dove la parola d'ordine era ANSIA E PANICO.
Voglio essere positivo e sperare che con una cura farmacologica che arresta i sintomi, una buona psicoterapia per qualche tempo e soprattutto con la ripresa di attività sociali/lavorative possa andare tutto per il meglio.