Utente
Salve, come da titolo, a 23 anni mi ritrovo con genitori iper protettivi.
Mi sento sempre in dovere di chiedere loro il permesso per ogni cosa io faccia (andare a giocare a calcetto, uscire con gli amici, ecc...).
Mi capita spesso di vederli opporsi alla mia richiesta di uscire.
Quelle rare volte che esco la sera, al mio rientro, li ritrovo sempre svegli e furiosi per essere arrivato tardi (di solito non rientro oltre le 3 di notte); e durante il giorno non fanno altro che accusarmi di non aver dormito la notte a causa mia.

Se poi è previsto maltempo, mi è quasi impossibile uscire; risultato: chiuso in casa perché se c'è vento sono convinti che, uscendo, mi cada un albero in testa.
Poi, se per esigenze di studio (o anche per altre esigenze) mi ritrovo a dover usare la macchina per spostarmi (e a dover percorrere distanze superiori ai 50km), devo sempre litigare con loro; alla fine desisto e mi ritrovo costretto a usare i mezzi pubblici e a fare chilometri a piedi.
Questo perché, ogni volta che esco in macchina (anche per fare 5 km) si aspettano che mi ritrova coinvolto in qualche sinistro (e ovviamente stanno sempre in ansia).

Poi, in vacanza non ci sono mai andato in vita mia (e conosco gente che ha visitato la qualunque fuori italia) perché mi proibiscono l'aereo (che secondo il loro pensiero cade e muoio) o perché incontro un pazzo (che secondo loro mi droga o mi uccide).

Aiutatemi, vi prego, non so più cosa fare.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
alcuni genitori sono stati denunciati per comportamenti simili a quelli che lei descrive, e il giudice li ha condannati. Non so quale sia stata nei vari casi la denominazione del reato, ma è una sorta di riduzione in stato di schiavitù, tanto più grave se attuata coi mezzi subdoli della suggestione psicologica, sotto il ricatto morale di "tu ci fai morire" e con la falsa dichiarazione "ti vogliamo bene, lo facciamo per il tuo bene", ossia al riparo dei legami familiari.
Che l'ultima dichiarazione sia falsa è ovvio: lei si ritiene più felice degli altri giovani della sua età, o meno felice? Riesce a vivere meglio la sua giovinezza e a costruire meglio la sua vita futura, o peggio? Non ha rimpianti per ciò che avrebbe potuto avere e le è stato precluso?
Chi ha genitori abusanti subisce un doppio danno: il maltrattamento diretto (nel suo caso la preclusione di qualunque esperienza e la privazione di quel bene sommo che è la libertà) e la deformazione cognitiva del reale.
Infatti la vittima è sempre nel dubbio che i suoi torturatori abbiano ragione, lo facciano davvero per il suo bene, fino a pensare che i genitori ne sanno più di lui e se non lo fanno uscire come gli altri è perché lui è meno intelligente o meno esperto o meno capace; ed ecco che la vittima si fa venire l'ipocondria o altre forme d'ansia, ma invece di attribuirle alla situazione stressogena che sta vivendo, pensa che i suoi disturbi dimostrano che è fragile, immaturo, e merita di essere tenuto sotto tutela.
A questa deformazione cognitiva partecipa il mondo esterno. Parenti e amici non prendono posizione o dicono frasi tipo: "Sono sempre i tuoi genitori", in parte perché è difficile accettare i possibili difetti in ruoli socialmente mitizzati, in parte perché è più conveniente per loro lavarsene le mani.
L'unico che di fatto è proprietario e responsabile della propria vita è l'individuo. Veda lei, pesando i pro e i contro, se non sarebbe meglio riprendersi ciò che è suo. In questi casi, in genere, anche per i genitori, se il processo di liberazione è condotto nei modi idonei, la vita migliora.
Quasi sempre occorre il sostegno di uno psicologo esperto. Ne trova all'università, se è iscritto, oppure al Consultorio Giovani o alle ASL. Anche qui su Medicitalia ne trova della sua città, o al limite sull'albo psicologi della sua regione.
L'importante è rendersi conto che da certe trappole è meglio uscire, e che per farlo bene si ha bisogno di aiuto.
Auguri. Ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Per quanto riguarda le sue domande, mi ritengo meno felice degli altri giovani (ho pochi amici con i quali esco poche volte e non ho mai avuto una ragazza). Qualche rimpianto ovviamente ce l'ho. Grazie comunque per la risposta, appena possibile proverò a sentire un professionista di persona.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Prego, caro utente. Cerchi con calma, ma senza lasciarsi crescere l'erba sotto i piedi. La giovinezza non è eterna, e certe esperienze, sia di relazioni che di autonomia (vivere in una propria casa o con altri giovani, per esempio) vanno fatte al tempo giusto, non a quarant'anni.
La ringrazio della valutazione.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it