Trasferimento analista

Gentili dottori, cercherò di essere breve.

Da 4 anni seguo una psicoanalisi Reichiana.
Da subito mi sono sentita accolta, non giudicata e apprezzato gli esercizi corporei che l' analisi prevede.
I miei problemi riguardano ansia, depressione e dipendenza emotiva che ho cominciato a capire di più esserci quando da 1anno a questa parte ho riscontrato problemi con il mio compagno.
Anche lui con problemi simili ai miei si avvicina spesso nervoso e per me perdere quella persona sempre premurosa ed iper attenta ai miei bisogni generava senso di abbandono e rabbia.
Ogni settimana in analisi riportavo quello che lui faceva o non faceva di male (stare tutto il tempo col telefono, essere scocciato...nulla di grave).
La mia analista mi invitava a guardare ciò che c era dietro questa attenzione ossessiva su di lui e a lavorare su di me, mettermi al centro, io non mi sentivo capita, dicevo" ok si, avrò paura, ma lui..." E ricominciava l'elenco.
Poche settimane fa la dottoressa mi comunica che si trasferirà all'estero forse per un anno o definitivamente ma che una volta al mese verrà in studio, le altre tre volte al mese la terapia continua tranquillamente tramite Skype.
Da lì l inferno per me: angoscia fortissima, sono dovuta ricorrere ai farmaci, ho paura di tutto e non vedo l'ora arrivi la sera per poter prendere l ansiolitico e sentire meno tutta questa sofferenza.
Mi sento tradita, abbandonata, come se fosse venuta meno ad un suo compito/dovere.
In studio è diverso e leggo spesso dell' importanza del setting.
Dall'altra parte penso che anche lei è umana ed ha il diritto di pensare alla sua vita, non ha concluso la terapia e da quello che leggo la terapia on line è comunque efficace.
Non vorrei cambiare terapeuta.
Ma come faccio ad affidarmi a chi vedo inaffidabile e "cattivo".
Mi sento persa, lei accoglie tutto questo che penso, rabbia compresa, dicendomi che sta venendo fuori il nucleo centrale del mio problema ed è positivo per la terapia.
Pensandoci tutte le volte che sono caduta nell' angoscia è stato per abbandoni (partner, amici).
Ma io ho paura che per me non ci sia nulla da fare, mi sento tornata al punto di partenza e penso cosa avrebbe potuto fare lei per evitarmi questo malessere e soffro se mi dice le cose in maniera più decisa, quasi con rabbia per spronarmi (stessa cosa che faccio con il mio partner).
Come faccio a capire se è un problema mio o se la nostra alleanza terapeutica sta subendo dei colpi e non è più la terapeuta adatta a me?
Ho tanta paura, mi sento persa e immagino che se continuo così dovranno prima o poi ricoverarmi tanto che il dolore che sento è forte.
Ho paura che rimarrò sola anche se lei e il mio partner sono ancora qui con me, na io mi sento disperata e senza punti di riferimento come prima.
[#1]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

rifletterei con l'aiuto della terapeuta su una possibile dipendenza, dal momento che Lei stessa ammette di stare spesso male per abbandoni o distacco da qualcuno.

Posso concordare con la terapeuta sul fatto che questa Sua reazione indica proprio il problema sul quale lavorare.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]
dopo
Utente
Utente
Grazie dottoressa per la risposta.
Nella prossima seduta affronteró l'argomento con la terapeuta anche se credo che in maniera indiretta già me lo ha fatto capire o comunque io do per scontato ad oggi di essere dipendente anche da lei.
Questo è sbagliato ? Ho letto che per un periodo questa dipendenza può essere funzionale per poi imparare a camminare da soli.
Secondo il vostro parere è giusto che non cambi terapeuta se con lei mi sono trovata bene fino a poco tempo fa?
Ho paura che le mie resistenze o la situazione che si è creata non mi permetteranno mai di guarire.
Io ho la terapeuta e il mio ragazzo, non sono stata in grado di creare cerchie di amicizie dove vivo e sento di essere estremamente dipendente da loro. Ma adesso che faccio?
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

valutazioni di questo tipo può farle con il curante, ma tenga presente che non è così insolito dover cambiare terapeuta: una terapeuta può trasferirsi, ammalarsi, assentarsi per la maternità o altre ragioni, anche morire.

Quindi ritengo sia molto importante utilizzare questo tema per capire come usare e gestire questo vissuto e queste emozioni.

"Ho paura che le mie resistenze o la situazione che si è creata non mi permetteranno mai di guarire."
Lei sembra molto consapevole di tante cose, a mio avviso e con i limiti del consulto on line, sarebbe utile lavorare in terapia proprio sul "come fare".

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#4]
dopo
Utente
Utente
Grazie mille dottoressa.
Non sa quanto mi è di conforto ricevere un consiglio nonostante i limiti del consulto on line.
Non avrei mai pensato di tornare a stare così male e a sentirmi mancare la terra sotto i piedi. Mi sento disperata e con altre mille domande.
Ho più volte detto alla terapeuta da quando è cominciato questo sprofondare nell'angoscia che temo che la mia mancanza di fiducia mia possa urtarla, farla sentire aggredita, o non permettermi di lavorare su altro perché si ripresenta come pensiero fisso, le ho spiegato che delle volte ho sentito rabbia da parte sua quando non capivo dove mi voleva portare con i suoi ragionamenti, mentre io la stupida impotente che non capivo. Ho buttato tutto questo fuori piangendo tanto come forse non ho mai fatto, lamentando freddezza e poca accoglienza unita al timore che queste mie affermazioni avrebbero potuta ferirla. Dire tutto questo per me è stato un atto di coraggio ma alla fine ho sentito solo altra freddezza, disappunto "non so cosa dirti, ne abbiamo già parlato." Ho cominciato a sprofondare ancora di più e ha scusarmi perché avrei preferito seguirla e lavorare su altro. " Penso che è importante che tu dica queste cose in analisi se fanno parte di te" è stata la risposta che ha seguito. Io qui ho avvertito una contraddizione, come se ogni cosa che dicessi fosse sbagliata. Se parlo di quelle che sono le mie sensazioni non sa che dirmi. Se allora mi scuso perché ancora non l ho superare sbaglio perché faccio bene ad aprirmi. Io non la sento più accogliente come prima. Lei mi dice che questa cosa non c'è e penso che sia mia madre ed il mio bisogno profondo nessuno potrà mai restituirmelo.
Ad oggi piena di angoscia io non so se è solo questo come la mia terapeuta mi riferisce o il problema è ANCHE QUESTO. Cioè che si sia rotto qualcosa nel legame terapeutico. Dico anche perché so bene di essere un "pozzo senza fondo" per quanto riguarda l'affetto che mi viene dato e che vorrei avere.
Ho paura di riaprire l argomento nella prossima seduta perché ricevere un altro"non so che dirti" freddo mi ferirebbe tanto. Desidererei che con accoglienza mi dicesse " tranquilla, per ciò che hai vissuto è normale ma sappi che non è così. Lavoriamoci insieme"
Sono troppo dipendente da lei e troppo angosciata per prendere decisioni che voi di certo non potete prendere al posto mio. Ma qualsiasi feedback sarebbe per me una piccola bussola con la quale orientarmi, o provare a farlo.
Sono davvero troppo immatura da non accorgermi che sto sbagliando tutti io e devo solo affidarmi??
Non so se questa terapia mi ha dato tutto ciò che poteva ed ora devo guardare oltre. O se le mie resistenze mi stanno portando fuori strada. Sento che solo lei può capirmi da una parte, dall'altra che se mi spoglio mostrando le mie paure non vado bene o sono trattata con diffidenza.
[#5]
dopo
Utente
Utente
Chiedo scusa se non scrivo in maniera chiara ma sono veramente disorientata.
Vorrei cominciare a chiedere e ad informarmi su altri terapeuti ma vivo in una piccola città e temo tanto di non trovare professionisti adatti a me o preparati

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