Utente 184XXX
Egr. Dottori vorrei un parere sulla terapia che sto seguento.
Dopo una crisi tireotossica avuta a fine Luglio, adesso in fase di eutiroidismo, ho continuato ad avere la sintomatologia scatenata a Luglio (palpitazioni, tremore alle mani, nervosismo, ansietà, sensazione di intorpedimento agli arti, difficoltà digestive, episodi di dissenteria).
Ho deciso di iniziare quindi una terapia con una psicologa specializzata in terapia cognitivo-comportamentale. Insieme stiamo scalando il Lexotan che prendo, anche se in maniera non continuativa, da Agosto. Attualmente assumo 6 gocce al mattino e 6 gocce alla sera.
Ho la sensazione però che quando le prendo aumenta un pò la tensione e il nervosismo e quando scalo qualche goccia passo tre-quattro giorni con forte ansia per poi assestarmi.
Vorrei sapere se pensate che la terapia cognitivo-comportamentale sia la via giusta per la soluzione dei miei problemi o se ritenete sia necessario integrare con un trattamento farmacologico. Mi è stato consigliato per esempio l'Inderal dal mio medico di famiglia perchè potrebbe aiutarmi con le palpitazioni ed il tremore.
Cosa ne pensate? Faccio presente che, fino ad oggi, il mio stato d'ansia non è tale da impedirmi di svolgere le normali attività di tutti i giorni (guidare, adare al lavoro, accudire la mia splendida bambina, etc..)
I sintomi che ho sono secondo voi prettamente psicosomatici o forse potrebbe esserci qualche altro problema?
Grazie per le vostre gentili risposte.

[#1] dopo  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
se persistono dubbi riguardo la presenza di cause mediche sarebbe opportuno, soprattutto vista l'esperienza di luglio, effettuare un nuovo controllo endocrinologico. Almeno questo è quello che le consiglierei non conoscendola. Ma se fossi il suo terapeuta (e quindi sapessi con certezza, visti i reperti clinici, che non vi sono rischi medici) le farei notare che sono appunto questi comportamenti di "controllo" (= ogni tanto devo ricontrollare la mia situazione medica) che aumentano l'ansia.
E sospetto anche che la sua terapeuta non sia a conoscenza di questa Sua nuova richiesta d'aiuto telematica: Lei, in poche parole, sta pagando una professionista per farsi aiutare, della quale dovrebbe avere piena fiducia, soprattutto in questi momenti di (comprensibile) sconforto e paura, ed insieme a lei eventualmente decidere se una nuova visita medica sia indicata.
Purtroppo il trattamento del disturbo d'ansia presuppone di vivere l'ansia stessa a volte molto intensa, mentre il tentativo di sfuggirla riporta alla posizione di partenza (più cerco di evitare l'ansia = più ottengo l'effetto opposto, consolidando sempre più questo schema nel tempo)

Dal punto di vista farmacologico immagino, inoltre, che qualcuno avrà prescritto la terapia. In questi casi è quindi necessario che psicoterapeuta e psichiatra ( o medico/neurologo che sia) si coordino durante l'intero trattamento farmacologico, in special modo durante la fase di inserimento/riduzione del farmaco.

L'associazione tra farmacoterapia e psicoterapia cognitivo-comportamentale è la miglior soluzione nel trattamento dei disturbi d'ansia, letteratura alla mano.

Fossi in Lei, quindi, parlerei serenamente con la terapeuta, dicendole anche che nel dubbio si è rivolta a noi: sono pronto a scommettere che questo rappresenterà un bel salto in avanti rispetto al vostro cammino terapeutico.
E Lei molto probabilmente si sentirà meglio.

Cordialmente

Daniel Bulla
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Daniel Bulla

[#2] dopo  
Dr. Silvio Presta

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Gentile utente,
concordo pienamente con quanto consigliato dal Collega, sottolineando inoltre che una terapia a base di benzodiazepine (categoria di farmaci alla quale il Lexotan appartiene) è sempre scorretta, poichè altri sono i composti che devono essere utilizzati in caso di un disturbo d'ansia che non abbia una presentazione esclusivamente occasionale.
Cari saluti
Silvio Presta

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Silvio Presta

[#3] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

il primo passaggio che mi pone un dubbio e' il fatto che stia scalando con una psicologa il dosaggio del farmaco.
Questo si chiama abuso della professione medica, sempre che la sua psicoterapeuta sia realmente psicologa e non psichiatra.
Inoltre, se ha qualche dubbio in merito alla psicoterapia che sta conducendo, puo' parlarne direttamente con la collega in modo da portare a variazione tale situazione.
Inoltre, il trattamento di maggiore efficacia e' la terapia farmacologica associata alla psicoterapia.
E' possibile che il trattamento cognitivo sia una buona soluzione.
Per la prescrizione di farmaci e' necessario rivolgersi ad uno psichiatra che possa inserire una terapia adatta al suo caso.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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[#4] dopo  
Dr.ssa Chiara Cimbro

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Gentile utente,
se le può essere utile avere maggiori informazioni a riguardo della psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale, può visitare il sito:
www.aiamc.it

Cordialmente,
Dr. Chiara Cimbro.
Dott.ssa Chiara Cimbro
Psicologa Psicoterapeuta