Utente 304XXX
Mio padre è stato operato di prostatectomia radicale lo scorso 24 giugno. Decorso post intervento regolare. Anni 67.

Esame istologico:
adenocarcinoma acinare della prostata scarsamente differenziato, somma 8 (5+3) di Gleason, interessante diffusamente i due lobi e l''apice prostatico. La neoplasia supera bilateralmente la capsula prostatica ed interessa il margine di resezione chirurgico destro. Infiltrazione neoplastica perineurale. Base e vescicole seminali indenni.


Valore del PSA a 30 giorni dall''intervento 1,3.


L''urologo che ha operato ha prescritto un ciclo di radioterapia.
Inoltre ha prescritto la somministrazione di Decapeptyl 11,25 (durata 6 mesi, una ogni 3 mesi).

La prima iniezione è stata effettuata due giorni fa.

Ieri ci siamo recati in ospedale per la prima visita radioterapica.
Il dottore ha criticato molto l''intervento chirurgico dicendo che sarebbe stato meglio sottoporsi alla radioterapia fin dall'inizio. Praticamente ha affermato che è stato operato inutilmente.
Ha inoltre duramente criticato il piano terapeutico del decapeptyl affermando che la prima somministrazione effettuata l'altro giorno farà ritardare l''inizio del ciclo di radio di circa tre mesi (durata della prima fiala).
Ha aggiunto che questa terapia è poco efficace ed ha consigliato di integrarla con casodex 50 mg compresse fino al prossimo appuntamento (a metà ottobre).

Dopo la visita radioterapica ho contattato l'urologo che ha operato mio padre che, oltre a rassicurarmi a livello umano e medico (ribadendo l'utilità del decapeptyl) mi ha consigliato, visto i tempi lunghi per la radio, anche di far prendere a mio padre le compresse di casodex 50 mg per bloccare l'avanzamento della malattia.


Mi chiedo è mai possibile che c''è tanta discrepanza tra l''urologo chirurgo ed il radioterapista?
Possibile che l''iniezione di decapeptyl dell'altro giorno (prescritta dallo specialista urologo) farà ritardare la radio di 3 mesi?

Sicuramente ci recheremo in un altro centro per la radioterapia. Per prima cosa per valutare anche l'opinione di un altro specialista e poi perché l'aggressione verbale ricevuta ieri dal medico, in una condizione psicologica già fortemente difficile, mi è sembrata del tutto fuori luogo.



Mi sarebbe utile sentire il parere di qualche altro specialista così da farmi fin da ora un'idea più chiara.

[#1] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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Caro utente, quanto lei riporta e' purtroppo la quotidianità. La mancanza di coordinamento tra le diverse figure oncologiche e' purtroppo molto frequente e' fa parte della impostazione chirurgo-centrica dei paesi europei nel curare il cancro e soprattuto quello della prostata. Ma spesso succede anche il contrario:. Il chirurgo ha in mano il bisturi e il Radioterapista oncologo i raggi X. Chi arriva prima opera o irradia. In realtà, nei paesi anglosassoni e ormai nelle grosse strutture di riferimento oncologico, le cose cominciano ad andare diversamente. Un gruppo multidisciplinare composto da uro-oncologo, radio-oncologo e oncologo medico, spesso insieme ad anatomo-patologo e radiologo, affronta settimanalmente gran parte dei casi visti dai singoli specialisti clinici e candidati ad uno o all'altro trattamento al fine di migliorare l'approccio terapeutico e la sinergia tra i diversi reparti se e' necessario fare dei trattamenti combinati o complessi. Ma questo e' solo il modello ideale, non la quotidianità di tutti i centri.

Nel vostro caso specifico la radioterapia post-operatoria e' assolutamente indiscutibile in questa fase. L'ormonoterapia e' invece da valutare, sebbene il gleason score iniziale ed i fattori di rischio siano sfavorevoli e quindi suggestivi per un maggiore rischio per cui un ulteriore trattamento sistemico potrebbe avere un importante razionale. Fra solo analogo LH-RH(decapeptyl) e aggiunta di antiandrogeno periferico(Casodex), la differenza comunque potrebbe essere in questa fase altrettanto discutibile. L'aggiunta del Casodex migliora l'azzeramento del testosterone rispetto al solo analogo, ma l'impatto di questo apporto in fase post-operatoria, potrebbe essere anche inconsistente.
Sulla attesa di 3 mesi per iniziare la RT, francamente, non ne capisco il motivo. Con la prostata in sede, l'ormonoterapia nel rischio intermedio aiuta a ridurre la prostata ed in alcune serie ha dimostrato di migliorarne l'efficacia ed i risultati clinici; in fase operatoria invece questa spiegazione non trova motivazione, non essendoci più una prostata da restringere o dati di supporto a questa strategia dell'attesa.

Questa e' comunque solo la mia opinione, rispettabile altrettanto quanto quella dei colleghi che fin qui l'hanno seguito e nessuno di loro, a mio avviso, sembra aver fatto qualcosa di diverso rispetto alla normale pratica clinica che presenta situazioni ancora aperte all'opinabilita'.
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),

[#2] dopo  
Utente 304XXX

Grazie per la risposta.
Quello che proprio non riesco a capire è la motivazione di attesa del radioterapista. Secondo lui, infatti, la recente iniezione di Decapeptyl ha peggiorato la situazione bloccando di fatto il suo intervento. Ha spiegato che per iniziare la RT mio padre dovrà essere sottoposto ad un altro tipo di trattamento (parlava di un'iniezione molto più forte) ben diversa dal decapeptyl. Pertanto è necessario aspettare l'esaurimento degli effetti (3 mesi) prima di procedere con una nuova "terapia preparatoria" atta a stordire le cellule (riporto le sue parole)

Un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso è il fatto che secondo il radioterapista mio padre sarà sottoposto ad un ciclo di RT (parlava di 37 sedute) con un forte dosaggio, identico per intenderci ad un ciclo di RT effettuato in alternativa all'intervento di prostatectomia.

Devo ammettere che questa prima visita radioterapica ci ha lasciato molti dubbi anche sul percorso fatto fino ad ora.

[#3] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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Sulla dose di radioterapia concordo. Studi dimostrano che dosi superiori ai 70 Gy possono avere migliori risultati in alcune sottocategorie; sulla terapia ormonale consiglio di parlarne con il collega, serenamente. Sentite pure la motivazione che può anche essere legata a protocolli interni o abitudini del reparto fondate sulle loro esperienze, assolutamente rispettabili.

Cordiali saluti
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),