Utente 798XXX
Su consiglio del Dott. Salvo Catania, al quale ho inviato una e-mail in forma privata, scrivo per avere altri pareri sul caso di mia sorella, età 66 anni, alla quale è stato diagnosticato un carcinoma mammario. Sono disperata per la concomitanza di numerosi fattori sfavorevoli che rendono la prognosi infausta (esagero?), e vorrei sapere se la terapia neoadiuvante che le hanno proposto è la scelta più ragionevole.
La classificazione fatta con l’esame clinico (dopo mammografia) è stata cT4d N2 MX. Il referto dell’esame obiettivo è: alla palpazione della mammella sin., al QIE si apprezza addensamento di ca 3 * 2,5 cm. (queste sono anche le dimensioni riportate dalla mammografia che evidenzia inoltre non una ma due opacità spiculate quasi sovrapponibili al muscolo pettorale ), con retrazione della cute sovrastante, senza segni di ulcerazione, ma con limitata mobilità su piani sottostanti; grossolana linfadenopatia ascellare omolaterale, di ca cm 3. Negativo il restante esame obiettivo.
Vorrei precisare che sul “d” (indice di carcinoma infiammatorio), altri due senologi (tra cui quello che le ha praticato l’ago aspirato) non sono assolutamente d’accordo, inoltre uno di loro ha aggiunto che, anche in caso di aderenza al pettorale, è consigliabile più un intervento radicale che non una terapia neoadiuvante, poco efficace ad eliminare le aderenze che, a suo avviso, molto probabilmente resterebbero.
Il risultato della scintifigrafia è il seguente: disomogenea distribuzione del tracciante in corrispondenza del rachide in toto (con particolare iperfissazione sul soma di L3 e L4). Tale reperto, di non univoca interpretazione, pur compatibile con spondiloartrosi, è meritevole di controllo con esame radiologico mirato. Si segnala, inoltre, incremento della captazione del tracciante in corrispondenza delle articolazioni scapolo-omerali, sterno-claveari, coxo-femorali e delle piccole articolazione delle mani e dei piedi da riferire, in prima ipotesi, a patologia osteo-articolare degenerativa.
Le è stato anche fatto un esame TC torace-addome con mdc , degli esami ematochimici di routine, biopsia ecoguidata della lesione mammaria ed esame citologico ecoguidato delle linfoadenopatie ascellari.
Purtroppo il risultato TC, almeno per ora, non ce lo hanno fatto leggere, a mia sorella è stato solo detto che, in seguito ad aderenze riscontrate è bene fare la terapia neoadiuvante per facilitare l’operazione. Il risultato dell’esame citologico ai linfonodi è purtroppo positivo e quello bioptico della lesione mammaria contiene, a parte la presenza di recettori ormonali, i due penultimi parametri che mi sembrano molto, molto sconfortanti!
Carcinoma infiltrante B5/Lesione neoplastica maligna.
Parametri Biologici
ER (Clone SP1) positivo 90%; intensità della colorazione marcata;
PgR (Clone 1E2) positivo < al 10%, intensità della colorazione marcata;
Ki67 (Clone MIB1) 40%;
c–erB–2 ( Policlonale A 0485) positivo > 10%, intensità della colorazione moderata, Score 2+
La chemio dovrebbe iniziare lunedì ed io sono terrorizzata: mi sto chiedendo se questa della terapia neoadiuvante è la scelta più giusta, anche perché penso sia passato troppo tempo dalla scoperta del tumore senza far nulla (il nodulo era stato scoperto il 5 di agosto e, considerando che il Ki67 è purtroppo al 40%, il cancro può aver guadagnato molto terreno!).

[#1]  
Dr. Salvo Catania

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Gentile utente,
anche se è difficile una valutazione a distanza tramite Internet
soprattutto per valutare se effettivamente (penso che l'abbiano fatto) ci sia un coinvolgimento profondo del muscolo pettorale)
io andrei avanti per questa strada neoadiuvante chemioterapico-ormonale che ha 3 obiettivi fondamentali

http://www.senosalvo.com/iuvante.htm
1)permettere una chirurgia di tipo conservativo in pazienti non candidabili a questo tipo di intervento per le dimensioni del tumore in rapporto alla mammella

2)valutare la sensibilità della neoplasia al trattamento di tipo chemioterapico o ormonale, per pianificare un adeguato trattamento post-chirurgico adiuvante

3)controllare immediatamente la possibilità, in questi casi elevata, di micrometastasi a distanza.

La riduzione della metà del volume tumorale si ottiene nell'80% dei casi e soprattutto anche l'incidenza dei linfonodi interessati, come in questo caso, che risulterebbero N+ al successivo intervento viene
significativamente abbassata.

Cordiali saluti
Salvo Catania, MD
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[#2] dopo  
Utente 798XXX

La ringrazio molto,dottore, per la chiarezza, la cortesia e la sollecitudine che mi ha dimostrate. Aggiungo che sarei molto grata a tutti coloro che vorranno esprimere il loro parere in proposito, soprattutto sui reali risvolti prognostici! Vorrei inoltre chiedere: ammettendo che ora i linfonodi interassati sono molti, la prognosi non rimane legata al loro numero attuale? Si legherà invece al numero che risulterà dopo l'intervento? (Sempre sperando che la terapia neoadiuvante abbia successo!)

[#3]  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Concordo pienamente con il dr Catania e mi permetto per tranquillizzarla di segnalarle che ho in controllo una paziente con N+, da oltre 5 anni.
Credo sia molto importante sapere la stadiazione (referto TC e reale natura delle captazioni a livello lombare) per poter dire qualcosina in più.
Non si scoraggi prima del tempo visto che la strada da percorrere è lunga e con qualche step importante.
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
(email: dangelo@oncologiataormina.it)

[#4]  
Dr. Salvo Catania

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Il dato più confortante è che le pazienti che non rispondono alla terapia sono veramente poche : si assiste ad una progressione della massa tumorale in non più del 3-4 % dei casi.

In questo caso oltre alla chemioterapia la positività recettoriale apre la strada anche ad una ormonoterapia neoadiuvante con netta superiorità del letrozolo, o examestane, rispetto al tamoxifene.

Inoltre l'iperespressività di c-erbB2 consente l'aggiunta del
trastuzumab, che offre un netto aumento delle risposte complete rispetto a quelle trattate con sola chemioterapia.

Tutto ciò in linea generale, ma noi restiamo sul piano virtuale, che va sempre tenuto presente.
Salvo Catania, MD
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