Utente 454XXX
Buonasera,
ho alcune domande relativa la condizione di mio padre di 83 anni.
A gennaio è stato ricoverato in ospedale ed è stato riscontrato un calcolo di 13 mm che ostruiva l'uretere (rene leggermente rigonfiato e pieno a metà di liquido).
Gli è stato installato uno stent per favorire la funzionalità renale. Era stato prevista la polverizzazione del calcolo e la rimozione dello stent entro 1,5 mesi.
A ridosso della fatidica data, chiamiamo l'ospedale e scopriamo che si erano dimenticati di "metterlo in lista". Riparte tutto l'iter, e dopo altri quasi 3 mesi, il ricovero in ospedale per risolvere il problema.
Al termine dell'intervento il chirurgo ci avverte che si è presentata una complicazione; il calcolo è stato polverizzato, ma non sono riusciti a rimuovere lo stent perché calcificato. Ci avverte che ha inserito una sorta di "dilatatore" e che tra una settimana circa verrà verificato se ottenuto un risultato, per poi poter estrarre lo stent senza troppi problemi e/o interventi non invasivi. Se non si riuscisse ad estrarre sarà necessario un intervento a cielo aperto assolutamente invasivo (un taglio dall'ombelico all'ascella.,spostamento dell'intestino, ecc...).
Intanto ritengo che se i tempi programmati fossero stati rispettati (1,5 mesi) non si sarebbe creato il problema oppure in forma più ridotta, credo che qualcuno dovrebbe essere "ripreso" per l'errore, ma sarà una cosa da eventualmente affrontare in seguito.
Quello che mi preme di più è sapere cosa rischia un uomo di 83 anni (fisicamente forte) nel sottoporsi ad intervento del genere, quali potrebbero essere i risvolti post operatori, e a seguire se non si volesse sottoporre all'intervento cosa potrebbe rischiare. Ovviamente, l'ultimo quesito per valutare il livello di rischio per entrambe le soluzioni.
In attesa di un Vs. riscontro sono a porgere distinti saluti.

Grazie

E

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Il trattamento endoscopico degli stent calcificati è complesso e delicato, le possibilità di riuscita dipendono parecchio dalla pratica specifica dell'operatore nel'endoscopia delle alte vie urinarie e dalla disponibilità di una strumentazione completa ed efficiente. Ovviamente ogni caso è differente, sarebbe indispensabile poter accedere alla documentazione completa ed alla descrizione di quanto si è rilevato nell'ultimo intervento. In partiolare, non ci è chiaro come sia stato possibile trattare il calcolo e sia stato invece così difficile rapportarsi con lo stent. Non comprendiamo inoltre che cosa si intenda pe "inserimento di un dilatatore". D'ogni modo, oggiogiorno il ricorso all'intervento chirurgico tradizionale è davvero rarissimo, anche perché nel peggiore dei casi vi sarebbe prima da ipotizzare il ricorso alla laparoscopia. Attendiamo l'evoluzione dei fatti, ci faccia sapere, se lo desidera.
Dr. Paolo Piana
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[#2] dopo  
Utente 454XXX

Grazie Dr. Piana per la celere risposta.
Volevo sapere i rischi che si possono incorrere per intervento delicato oppure, nella peggiore delle ipotesi, per interventi cosí invasivi.
Volevo capire cosa consiste la delicatezza di questi interventi. É abbastanza frequente errore nella procedura operatoria? Quali effetti collaterali?
Il chirurgo mi disse che il "dilatatore" é una specie di "palloncino" che si utilizza anche per dilatare vene ed arterie quando ostruite.
Grazie ancora.

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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A tutti noi che ci occupiamo in particolare dell'endoscopia operativa delle alte vie urinarie è certamente già successo più volte di avere a che fare con gli stent calcificati. Ogni volta la situazione è diversa e obbliga a dare il meglio delle proprie competenze, è pur vero che quasi sempre si riesce nell'intento di rimuovere lo stent (spesso diviso in più parti) senza danneggiare l'uretere. Non disponiamo di elementi sufficienti a valutare la situazione di suo padre, d'ogni modo non abbiamo motivo di dubitare della competenza dei nostri Colleghi che si stanno occupando del caso.
Dr. Paolo Piana
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