Ortoressia, l'ossessione per i cibi sani

Dr.ssa Paola Scalco Data pubblicazione: 04 aprile 2011

La persona ortoressica è ossessionata dall’idea di nutrirsi in modo “corretto”.

Si tratta di un disturbo del comportamento alimentare (che però per ora non compare nel DSM) meno conosciuto e meno studiato rispetto all’anoressia e alla bulimia, che può diventare ugualmente pericoloso, anche perchè altrettanto subdolo. Così come per gli altri DCA, anche l’Ortoressia colpisce più frequentemente il sesso femminile.

Il termine deriva dal greco: orthòs = giusto e oréxis = appetito

OrtoressiaIn effetti, la persona ortoressica è ossessionata dall’idea di nutrirsi in modo “corretto” e tende a privilegiare solo alcuni cibi, escludendo tassativamente gli altri, esponendosi così a rischi nutrizionali notevoli.

Alla base di questo disturbo c’è un meccanismo ossessivo che porta a seguire rituali dietetici particolari sempre più complicati (es. mangiare solo cibi cotti e concentrarsi su di essi in silenzio, masticando anche fino a 100 volte ogni boccone) tanto da diventare invalidanti.

Sostanzialmente, così come nell’Anoressia Nervosa e nella Bulimia Nervosa il problema è la quantità di cibo (poco o troppo), nell’Ortoressia il problema è la qualità: è incalcolabile il tempo utilizzato per analizzare le tabelle nutrizionali dei vari cibi, anche per cercare di annullare i rischi di contaminazione che spesso sono fonte di grande preoccupazione.

Una persona che soffre di ortoressia mangia principalmente perché è un dovere, oppure per rispondere a determinati bisogni (es. mantenersi in salute, prevenire la stipsi, prevenire il tumore...), non per il piacere di gustare le pietanze, per scoprire nuovi sapori o per il piacere della convivialità che caratterizza i momenti dei pasti.

Il problema tende a peggiorare col tempo, anche perché le regole diventano sempre più restrittive. Inoltre di solito si tende all’isolamento, da un lato per non mostrare agli altri i propri “strani” rituali, dall’altro perché difficilmente famigliari o amici rispettano le ferree regole di chi è ortoressico.

In caso di trasgressione alle regole autoimposte, subentra un forte senso di colpa, che porta ad un ulteriore loro inasprimento, con l’attivazione di un rischioso circolo vizioso.

Il primo a parlare di Ortoressia è stato nel 1997 Steve Bratman, che ha anche ideato un test da autosomministrarsi per valutare se si è affetti da tale problematica.

Nel nostro Paese, il test ORTO-15 è stato validato sulla popolazione italiana da Donnini et al. (2004-2005), con il supporto della Facoltà di Scienze Alimentari dell’Università la Sapienza di Roma e dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino.

È una problematica da non sottovalutare, per la quale è spesso opportuno intraprendere un percorso psicoterapeutico, in modo da lavorare in particolare sugli aspetti ossessivo-compulsivi di personalità ad essa collegati.

Autore

paola.scalco
Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1994 presso Università degli studi di Padova.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte tesserino n° 1724.

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