Il Dr. Kim Innes, Professore Associato di Epidemiologia alla West Virginia University School of Public Health, ha pubblicato il 13. 11. 2018 su Journal of Alzheimer's Disease l’articolo Meditation, music may change biomarkers of cellular aging and Alzheimer’s disease in older adults” che certamente catturerà l’interesse dei lettori. Il team di ricerca guidato dalla Innes ha trovato che nei soggetti con disturbi della memoria attraverso la meditazione o l’ascolto della musica si modificano taluni biomarkers che denotano l’invecchiamento cellulare e la malattia di Alzheimer,  ottenendosi un miglioramento del declino cognitivo e dell’umore. Per poter comprendere adeguatamente il significato della ricerca, ritengo necessario premettere alcune nozioni sulle recenti acquisizioni delle Neuroscienze riguardanti gli effetti della meditazione e della musica sul cervello.

 La meditazione è un movimento volontario della mente con il quale, mediante particolari tecniche di addestramento consistenti in esercizi prolungati e ripetuti, si focalizza l’attenzione su di sé in senso corporeo o sensoriale o mentale, col risultato finale di aumentare la consapevolezza dell’esperienza del momento presente. Oramai da 15 anni, grazie agli studi di neurochimica di A. B. Newberg e J. Iverson, è acquisito che alla meditazione è associata un’aumentata liberazione di beta-endorfine ed una inibizione dell’acido gamma-amino-butirrico (GABA) cui consegue l’effetto di migliorare memoria ed apprendimento e di suscitare euforia ed emozioni positive. L’azione della meditazione si riscontra quindi sul piano fisico, emozionale e psicologico e per questo, da almeno tre decadi, è stata inserita nei programmi psicoterapeutici.

La musica attiva nel cervello il rilascio della dopamina al pari di cibo, sesso e droghe e determina l’attivazione simultanea di quasi tutte le regioni del cervello attraverso il tronco dell’encefalo. Infatti, come sperimentalmente dimostrato nel laboratorio di ricerca Brain, Music and Sound del canadese Robert Zatorre, la musica condivide con il linguaggio e la memoria le aree cerebrali di decodificazione ed immagazzinamento, per cui mette in azione i circuiti neuronali coinvolti nelle emozioni, nella conoscenza e nel movimento (per questo ci si muove spontaneamente all’ascolto della musica) e stimola i ricordi.

Allo studio clinico randomizzato sono stati arruolati 60 soggetti con declino cognitivo soggettivo, che può rappresentare lo stadio pre-clinico dell’Alzheimer se associato ad elevati livelli cerebrali di beta-amiloide (Aβ42), ed assegnati random ad un programma di meditazione Kirtan Kriya o di ascolto della musica per 30 minuti per 12 settimane. La meditazione Kriya, basata sulla ripetizione dei suoni (panj shabd) del Mantra e sulla compressione alternata dei polpastrelli del Mudra, è finalizzata a plasmare la conoscenza di sé attraverso l’equilibrio mentale e l’approfondimento delle sensazioni.

All’ingresso nello studio e dopo 3 e 6 mesi sono stati esaminati i markers dell’invecchiamento cellulare, costituiti dalla misura dei telomeri (che proteggono i cromosomi) e della telomerasi (enzima che protegge la lunghezza dei telomeri) ed i livelli ematici di beta-amiloide; inoltre i soggetti sono stati sottoposti a test neuropsicologici per le funzioni cognitive, memoria, sonno, umore e qualità della vita.

I risultati sono stati sorprendenti. Nel gruppo della meditazione, al 3° mese, è stato riscontrato un netto aumento del peptide “chiave” beta-amiloide (Aβ40), che ha minore tendenza ad aggregare nelle placche amiloidi del peptide Aβ42, con corrispondente miglioramento di funzioni cognitive, memoria, umore ed altri parametri fisiologici e psicosociali, mentre l’attività della telomerasi è risultata incrementata in ambedue i gruppi di meditazione e musica. I miglioramenti nella risposta allo stress e nella qualità della vita sono stati equivalenti per ambedue i gruppi e sono rimasti inalterati al controllo effettuato al 6° mese.

Considerando che il declino cognitivo rappresenta un finestra critica per la possibilità di intervento, concludo l’articolo citando lo spot pubblicitario di una birra di alcuni anni or sono: Meditate gente, meditate……

 

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