Come posso avere consigli nel seguire ed educare persone famigliari che non hanno fiducia in me
Sto seguendo mio fratello che ha disturbi di fiducia e manie di persecuzione e attacchi di panico e disturbi di alimentazione per obesità e dipendenza da caffeina e psicofarmaci con puntura di 100; ml di Xeplyon ogni 4 settimane più inizio di demenza senile Parkinson e Alzheimer e continuo senso dell abbandono . . disturbo del non buttare immondizia . . trattenere scontrini della spesa alimentare nei cassetti e mangia avodemente e velocemente. . malcontento e noia e paranoia . . .
Gentile,
quando scrive nel titolo di voler seguire ed educare un familiare, per come lo descrive, sembra esserci il tentativo di prendersi carico di una situazione molto complessa. Allo stesso tempo, però, racconta anche che questa persona non ha fiducia in lei. Questo è un punto importante, perché senza una minima base di fiducia ogni tentativo di aiutare rischia di essere vissuto dall’altro come pressione o invasione, anche se nasce da buone intenzioni.
Inoltre, le difficoltà che descrive sembrano articolate e già seguite da professionisti (vista anche la terapia farmacologica che cita). In questi casi è importante che il riferimento principale resti chi sta già seguendo la persona, perché sono situazioni che richiedono un inquadramento e una continuità che non possono essere gestiti all’interno della famiglia da soli.
Forse può essere utile fare un piccolo spostamento: più che chiedersi come cambiare o gestire suo fratello, provare a chiedersi quale può essere il suo ruolo sostenibile accanto a lui.
Ad esempio:
- esserci senza entrare in conflitto diretto
- evitare di forzare o convincere
- mantenere una presenza più stabile e meno correttiva
A volte, più si cerca di aiutare qualcuno a cambiare, più quella persona può irrigidirsi.
Se sente che questa situazione la coinvolge molto e la mette sotto pressione, potrebbe avere senso anche per lei avere uno spazio di confronto, proprio per capire come stare dentro questo rapporto senza sentirsi così carico di responsabilità.
Alcune situazioni familiari non si risolvono facendo di più , ma trovando un modo diverso di starci accanto.
Un caro saluto.
quando scrive nel titolo di voler seguire ed educare un familiare, per come lo descrive, sembra esserci il tentativo di prendersi carico di una situazione molto complessa. Allo stesso tempo, però, racconta anche che questa persona non ha fiducia in lei. Questo è un punto importante, perché senza una minima base di fiducia ogni tentativo di aiutare rischia di essere vissuto dall’altro come pressione o invasione, anche se nasce da buone intenzioni.
Inoltre, le difficoltà che descrive sembrano articolate e già seguite da professionisti (vista anche la terapia farmacologica che cita). In questi casi è importante che il riferimento principale resti chi sta già seguendo la persona, perché sono situazioni che richiedono un inquadramento e una continuità che non possono essere gestiti all’interno della famiglia da soli.
Forse può essere utile fare un piccolo spostamento: più che chiedersi come cambiare o gestire suo fratello, provare a chiedersi quale può essere il suo ruolo sostenibile accanto a lui.
Ad esempio:
- esserci senza entrare in conflitto diretto
- evitare di forzare o convincere
- mantenere una presenza più stabile e meno correttiva
A volte, più si cerca di aiutare qualcuno a cambiare, più quella persona può irrigidirsi.
Se sente che questa situazione la coinvolge molto e la mette sotto pressione, potrebbe avere senso anche per lei avere uno spazio di confronto, proprio per capire come stare dentro questo rapporto senza sentirsi così carico di responsabilità.
Alcune situazioni familiari non si risolvono facendo di più , ma trovando un modo diverso di starci accanto.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
Grazie mille per il vostro prezioso aiuto dottore
Questo consulto ha ricevuto 2 risposte e 20 visite dal 11/04/2026.
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