Sento di aver fallito, da uomo e da genitore

Salve, ho 40 anni e sono un pubblico impiegato.
Da ormai 14 anni faccio il lavoro che sognavo di fare sin da bambino, bambino che era più bravo nello studio che nel sapersi divertire anche se i giochi e le amicizie di Infanzia e adolescenza (seppur con qualche complesso di inferiorità) non sono mai mancati.
La palestra di arti marziali, frequentata per qualche anno durante il liceo, mi ha aiutato nell'aprirmi maggiormente agli altri ed essere più presente a me stesso.
Ho completato il liceo col massimo dei voti e subito dopo, seguendo forse più le aspettative degli altri che le mie, mi sono iscritto all'università con una discreta partenza il primo anno ed un imbarazzante naufragio al secondo, inseguendo ingenuamente più la perfezione della preparazione che il risultato stesso e perdendo molto tempo, così da allontanarmi sempre più dall' università.
A 23 anni ho intrapreso un concorso pubblico concluso dopo due anni con ottimi risultati, cosa che mi ha portato all'assunzione a 26 anni già compiuti e uscire da casa.
Seppur lontano ho deciso di riprendere e completare gli studi (in cuor mio mai abbandonati) per progredire in carriera, così a ben 9 anni dall'iscrizione ho conseguito, con lode, la laurea triennale.
Forte di questo risultato mi sono iscritto alla magistrale ma paradossalmente un incarico specifico ricevuto in ragione del mio titolo di studio mi ha precluso la possibilità di stare al passo con gli studi e dopo un paio di anni di strenua resistenza ho mollato.
Nel frattempo ho chiuso una relazione che durava da 5 anni con una carissima ragazza la cui colpa è stata quella di farmi più da seconda mamma che da compagna.
Dopo un paio di anni ho intrapreso un'altra relazione che però si è fatta sempre più conflittuale fino a quasi concludersi se non fosse arrivata notizia di una gravidanza, notizia che non ho potuto cogliere col giubilo che mi ero da sempre immaginato all'atto di diventare padre.
Quella gravidanza mi avrebbe legato a una persona che a me non era più gradita.
Illudendomi di fare la cosa giusta ho protratto la relazione andando a convivere cercando di appianare qualche divergenza e negli anni successivi, dopo aggiustamenti vari e una faticosa ristrutturazione in pieno lockdown, sono arrivati altri due bambini (e purtroppo l'Alzheimer per il mio caro papà) l'ultimo dei quali bisognoso di terapie per un ritardo dello sviluppo con rischio autismo e diagnosi ancora da definire.
In sostanza mi ritrovo in una gabbia che io stesso mi sono costruito, bisognoso di una separazione da una persona con cui faccio la guerra ormai quotidianamente, in difficoltà coi bambini piccoli che ad ogni modo amo e che sono splendidi e non meritano nulla di tutto ciò, diviso tra le cure ai genitori e quelle ai figli e ormai a 40 anni desideroso di completare gli studi ripresi da un anno e che vanno avanti nonostante tutto.
Sento di aver deluso i miei (anche se renderli nonni è stata la cosa più bella della loro vita) e di vivere di ripiego.
Mi detesto.
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 205
Gentile utente,
al di là della sua amara considerazione finale, dall'email emerge una persona positiva, capace di avere interessi nel lavoro, nelle relazioni, nello studio; una persona responsabile, in sostanza costruttiva e ottimista; insomma una persona simpatica, che probabilmente è un punto d'appoggio per familiari e colleghi - mi corregga se sbaglio.
Al di là di tutto questo, alcuni incidenti di percorso si sono sommati fino a superare, a un certo punto, le sue capacità di fronteggiamento: la convivenza non proprio voluta, la nascita di un bimbo problematico, la malattia del padre, e su tutto l'impressione di aver deluso le persone care.
Mi sembra di avvertire un certo rigore nei giudizi familiari, rigore che forse si è trasmesso a lei; ma potrebbe darsi, al contrario, che sia lei ad essere inflessibile con sé stesso, e per questo attribuisce ai suoi una delusione che non c'è.
Io le suggerisco caldamente un colloquio chiarificatore con un* psicolog* per dipanare i nodi dolorosi che al momento fanno groppo dentro di lei, e poco dopo una consulenza di coppia, per ricostruire un dialogo interrotto o forse mai iniziato.
Con tutti i miei più vivi auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com


👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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Utente
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Grazie Dottoressa per la sua risposta, è stata gentilissima. No, non credo Lei si sbagli, essere un punto di riferimento mi fa sentire attivo, utile, vivo. Sto cercando di acquisire (con fatica) quella disinvoltura che mi permetta di essere meno rigido con me stesso e più obiettivo, di metabolizzare meglio i passi falsi del passato, solo che la (mia) quotidianità non mi aiuta e me ne ripropone il peso continuamente.
Grazie per i suoi consigli, grazie per quello che fa.
La saluto cordialmente
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