Fratello depresso e minacce di suicidio: come affrontare il peso e agire?
Salve dottori.
Non so come sentirmi a riguardo di una situazione.
Mio fratello, 21 anni, è depresso.
È in cura con farmaci, che però sembrano non fare effetto.
Le frasi sul gesto ultimo sono sempre più presenti, addirittura ha dato un ultimatum di 2 settimane a partire dall'inizio del 2026.
Dall'altro lato però, quando magari gli viene tachicardia dall'ansia, mi dice che ha paura di morire e non volere morire.
Io non sopporto più questo peso, per me purtroppo è un peso.
Vedo miei coetanei essere leggeri, spensierati.
Io non riesco più a concentrarmi nelle mie cose, spesso rimango a letto e chiudo gli occhi, rimanendo così per molto tempo.
Per me è un peso e inizio a pensare che se facesse il gesto, per quanto potremmo noi familiari soffrire all'inizio, almeno lui non soffrirebbe più e nel lungo periodo io sarei libera di vivere finalmente.
È davvero brutto da dire, ma quelle poche volte che esce con qualche amico, riesco veramente a respirare a casa.
È insopportabile, e io attualmente non ho la possibilità di andarmene via di casa.
Date le frasi sull'ultimatum a breve, potrei farlo ricoverare in una struttura?
Sono forse una persona troppo egoista?
Non so come sentirmi a riguardo di una situazione.
Mio fratello, 21 anni, è depresso.
È in cura con farmaci, che però sembrano non fare effetto.
Le frasi sul gesto ultimo sono sempre più presenti, addirittura ha dato un ultimatum di 2 settimane a partire dall'inizio del 2026.
Dall'altro lato però, quando magari gli viene tachicardia dall'ansia, mi dice che ha paura di morire e non volere morire.
Io non sopporto più questo peso, per me purtroppo è un peso.
Vedo miei coetanei essere leggeri, spensierati.
Io non riesco più a concentrarmi nelle mie cose, spesso rimango a letto e chiudo gli occhi, rimanendo così per molto tempo.
Per me è un peso e inizio a pensare che se facesse il gesto, per quanto potremmo noi familiari soffrire all'inizio, almeno lui non soffrirebbe più e nel lungo periodo io sarei libera di vivere finalmente.
È davvero brutto da dire, ma quelle poche volte che esce con qualche amico, riesco veramente a respirare a casa.
È insopportabile, e io attualmente non ho la possibilità di andarmene via di casa.
Date le frasi sull'ultimatum a breve, potrei farlo ricoverare in una struttura?
Sono forse una persona troppo egoista?
Gentile utente,
la situazione che descrive è molto seria e va presa in carico senza che il peso ricada su di lei. Vivere accanto a una persona che parla di un gesto estremo, per di più con riferimenti temporali precisi, è un carico emotivo enorme. Sentirlo come un peso non la rende egoista: è una reazione umana a uno stress prolungato che sta incidendo anche sul suo funzionamento quotidiano.
Il fatto che suo fratello alterni frasi di ultimatum alla paura di morire non è una contraddizione. In questi quadri possono convivere il desiderio di smettere di soffrire e la paura della morte. Proprio per questo le frasi vanno sempre prese sul serio e non possono essere gestite solo in ambito familiare.
Sul piano pratico: quando sono presenti pensieri suicidari concreti, la valutazione del rischio spetta ai servizi sanitari. Il primo passo è contattare lo psichiatra che lo segue, il medico di base o il Centro di Salute Mentale (CSM). In caso di urgenza, è corretto rivolgersi al Pronto Soccorso.
Se il medico valuta un pericolo attuale, può proporre:
un ricovero volontario, se suo fratello accetta;
oppure, se non accetta ma il rischio è elevato, un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).
Il TSO non è una decisione dei familiari: è una procedura medica e legale, attivata da un medico, convalidata da un secondo medico e autorizzata dal sindaco. Ha lo scopo di proteggere la persona in una fase critica ed è limitata nel tempo, con rivalutazioni continue. Non è una punizione né un fallimento.
È importante dirlo chiaramente: questa responsabilità non può ricadere su di lei. Proteggere suo fratello significa anche proteggere lei stessa. Il sollievo che prova quando lui esce è il segnale che è arrivata al limite, non un segno di cattiveria.
Coinvolgere i servizi ora è l’azione più tutelante per entrambi. E, se possibile, cerchi anche per sé uno spazio di supporto: chi vive accanto a una persona a rischio ha bisogno di aiuto tanto quanto chi sta male. Se ha ancora bisogno, restiamo a disposizione.
Un caro saluto.
la situazione che descrive è molto seria e va presa in carico senza che il peso ricada su di lei. Vivere accanto a una persona che parla di un gesto estremo, per di più con riferimenti temporali precisi, è un carico emotivo enorme. Sentirlo come un peso non la rende egoista: è una reazione umana a uno stress prolungato che sta incidendo anche sul suo funzionamento quotidiano.
Il fatto che suo fratello alterni frasi di ultimatum alla paura di morire non è una contraddizione. In questi quadri possono convivere il desiderio di smettere di soffrire e la paura della morte. Proprio per questo le frasi vanno sempre prese sul serio e non possono essere gestite solo in ambito familiare.
Sul piano pratico: quando sono presenti pensieri suicidari concreti, la valutazione del rischio spetta ai servizi sanitari. Il primo passo è contattare lo psichiatra che lo segue, il medico di base o il Centro di Salute Mentale (CSM). In caso di urgenza, è corretto rivolgersi al Pronto Soccorso.
Se il medico valuta un pericolo attuale, può proporre:
un ricovero volontario, se suo fratello accetta;
oppure, se non accetta ma il rischio è elevato, un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO).
Il TSO non è una decisione dei familiari: è una procedura medica e legale, attivata da un medico, convalidata da un secondo medico e autorizzata dal sindaco. Ha lo scopo di proteggere la persona in una fase critica ed è limitata nel tempo, con rivalutazioni continue. Non è una punizione né un fallimento.
È importante dirlo chiaramente: questa responsabilità non può ricadere su di lei. Proteggere suo fratello significa anche proteggere lei stessa. Il sollievo che prova quando lui esce è il segnale che è arrivata al limite, non un segno di cattiveria.
Coinvolgere i servizi ora è l’azione più tutelante per entrambi. E, se possibile, cerchi anche per sé uno spazio di supporto: chi vive accanto a una persona a rischio ha bisogno di aiuto tanto quanto chi sta male. Se ha ancora bisogno, restiamo a disposizione.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
👍🏻La Dr.ssa Potenza concorda con la risposta.
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 84 visite dal 03/01/2026.
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Approfondimento su Suicidio
I dati del suicidio in Italia e nel mondo, i soggetti a rischio, i fattori che spingono a comportamenti suicidari, cosa fare e come prevenire il gesto estremo.
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