Le rughe non sono un processo patologico, dal quale si possa guarire. Al pari dell'imbiancamento dei capelli, con l'increspamento della pelle esse segnalano l'arrivo della quarta stagione della vita. Che non può fermarsi, né tantomeno regredire. Allora, che cosa si può fare? Le strade percorribili sono solo due.

Al pari della fisica, anche la vita ha le sue leggi inviolabili. Più che inviolabili, sono insite nella vita stessa, che altrimenti non esisterebbe, o per meglio dire, forse ne esisterebbe un'altra, ma sarebbe qualcosa di diverso. Così è anche per la fisica. Nessuno è sicuro che non possa esistere un altro universo, dove il tempo gira a ritroso ed è possibile ritornare bambini, ma lasciamolo ai teorici della fisica, o filosofi della scienza come oggi amano chiamarsi.

La vita che noi conosciamo va in una sola direzione, scandita dalle sue quattro stagioni: nascita, crescita, maturità e declino. Il mondo dove viviamo funziona così. Cambia la durata, che oscilla tra le poche ore di alcuni virus e la manciata di decenni della persona umana, ma non la sequenza delle quattro stagioni. Per capirlo basterebbe guardarsi intorno, anche se sentiamo il bisogno di metterci sopra il sigillo della scienza. La quale a volte si monta la testa, come se l'esistente lo inventasse lei, mentre si limita a portarlo alla luce e a tradurlo in un beneficio. Come predicava Galileo Galilei: “La luce cerco e il beneficio”.
La vita nasce da un'altra vita. L'ha dimostrato Lazzaro Spallanzani nel 1700, confutando la precedente teoria della generazione spontanea. Un secolo dopo sono arrivati alla stessa conclusione Louis Pasteur e Claude Bernard, con la sterilizzazione al calore. In alcuni trattati si legge che i primi sono stati loro, ma è falso. Il primo è stato un Italiano. Lo puntualizzo perché a volte il nazionalismo dei Francesi infastidisce. Di primati veri ne possono vantare talmente tanti, che non hanno proprio bisogno di attribuirsene altri.

Dopo essere stata generata da un'altra vita, la vita cresce fino a raggiungere la maturità e a esercitare le funzioni che la contraddistinguono. Il che, non significa affatto, che la maturità sia la stagione più importante. La persona adulta che esercita una professione non esisterebbe se i genitori non l'avessero generata e se non fosse germogliata, cresciuta e maturata, preparandosi così alla senescenza. Che non è una malattia, ma una stagione altrettanto importante quanto le altre. Che vita sarebbe, senza il declino che la prepara a lasciare il posto alle nuove vite? Le quali riprendono a tesserne la trama, segnata dalle stesse stagioni e dal loro equilibrio. Non occorre essere uno scienziato per capirlo. Eppure, anche qui per diffondere la notizia è occorso il suo sigillo (Darwin, 1859).

Negli anni della contestazione giovanile il maggiore dei miei figli, allora dodicenne, mi rimproverò di non essere abbastanza un bravo papà, perché non lo trattavo da amico. “Che diresti di me” - mi fu facile obiettare- “se avessi come amici i bambini e passassi il tempo assieme a loro? Penseresti che mi sono rimbambito. Ogni età ha i suoi compiti e le sue compagnie”. Sbagliavo anch'io, perché oltre a crescere i figli, un padre deve anche ascoltarli, ma prima ancora è sbagliata una società che si allontana dalle leggi della vita. Succede anche in medicina.  Chi ne propone altre è un sognatore o un imbroglione.

La prima strada è dettata da legittime ragioni estetiche, riguardanti la cura del proprio aspetto, che assieme alle movenze, al portamento e al linguaggio fa parte del modo di relazionarsi e socializzare. Consiste nel nascondere i segni dell'invecchiamento del viso, così come delle mani e di altre parti scoperte, con ciprie e creme di bellezza. Che vanno preparate correttamente, nel rispetto delle leggi e delle norme che ne tutelano la sicurezza. L'abbiamo imparato a nostre spese, ammaestrati dai disastri causati da cosmetici sbagliati. Per fortuna non succede più. Succede, invece, che qualcuno creda ancora ciecamente nella sicurezza dei prodotti biologici, spesso fatti in casa con erbe e altri ingredienti naturali.

La pelle non è solo un manto protettivo: è anche una via di assorbimento delle sostanze con le quali viene a contatto. A differenza dell'apparato digestivo, dove gli alimenti sono preventivamente sterilizzati e scomposti in componenti utilizzabili in tutta sicurezza, l'apparato cutaneo li immette, spesso, in circolo come tali. È facile immaginare le conseguenze che ne possono derivare in termini sia di allergie, sia di altri effetti tossici, anche gravi. Sono nozioni elementari, riguardanti il proprio corpo e il suo funzionamento, che tutti dovrebbero avere. È anche per questo motivo che le mie lezioni le tengo da una cattedra aperta al pubblico, oltre che al medico desideroso di rinfrescare le nozioni apprese all'università.

Rientrano in qualche modo nella cura del proprio aspetto gli alfa idrossidi e altri acidi d'origine naturale, che esercitano un blando effetto abrasivo, detto peeling. Liberando la pelle dalle scorie che la irrigidiscono, ne favoriscono la distensione, soprattutto a livello delle piccole rughe attorno all'occhio. Funzionano, ma è bene non esagerare per non rimuovere anche il secreto fisiologico, che protegge la cute. Oltre si passa alla chirurgia estetica, che col laser ha raggiunto vette impensabili appena pochi anni fa, e alle infiltrazioni di silicone o di tossina botulinica. Gli effetti estetici sono appariscenti ma momentanei e seguiti, alla loro cessazione, da un rimbalzo di segno opposto: il cosiddetto rebound, che comporta una ripetizione del trattamento a dosi crescenti.

La vecchiaia assomiglia a un edificio vetusto abbandonato al proprio declino, ma non è così. Il nostro organismo è costituito da tessuti vivi, capaci di rigenerarsi e di riparare i danni subiti. Nella giovinezza la rigenerazione prevale sull'usura, nella maturità i due processi si equivalgono, nella senescenza prevale l'usura, o Misrepair come è stata chiamata (Wang-Michelitsch e Michelitsch, 2015).

La seconda strada al trattamento delle rughe parte da queste constatazioni, puntando sul rafforzamento fisiologico delle capacità rigenerative residue. Gli idratanti, in inglese moisturizers, sono rappresentati da creme e altre preparazioni topiche ricche d'acqua, che assorbita attraverso la cute ne combatte la secchezza. La rilevanza di questo fenomeno fisico è testimoniata, ammesso che se ne avverta il bisogno, dalle rughe da disidratazione causate dal contatto con l'acqua di mare: essendo iperosmotica, essa alimenta un flusso di segno opposto. L'idratazione della cute è in sostanza assimilabile, salvo la diversa via di somministrazione, alle soluzioni fisiologiche raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per combattere le disidratazioni sistemiche.

Seguono le vitamine e altri elementi essenziali per lo svolgimento di tutti i processi fisiologici, inclusi quelli cutanei. Tra le prime svettano i retinoidi, che hanno effetti ben documentati. Purtroppo nel passato sono stati impiegati in quantità eccessive, che violano una legge basilare: “la dose fa il veleno”. Fortunatamente è storia passata perché oggi la legge sui cosmetici ne impone l'impiego a dosi sicure. L'acido ialuronico appartiene, invece, ai glicosaminoglicani, una classe di sostanze endogene coinvolte nell'integrità strutturale e nel bilancio idrico dei tessuti. È impiegato come rassodante (filler) del viso, col vantaggio di un effetto trofico che va oltre quello meramente meccanico.

Il collagene appartiene alle sostanze che intervengono sulle rughe rafforzando la cute con una storia a sé, che mi ha coinvolto da quando, come ricercatore alle prime armi con le culture cellulari, rimasi colpito, anzi, affascinato dalla capacità che ha questa sostanza di fungere prima da supporto, poi da nutrimento dei cheratociti. Molti anni dopo l'ho raccontato nell'ultimo dei miei libri con la metafora delle pizze scoperte dai Troiani sbarcati a Lavinio: prima fungevano da vettovaglie, poi da cibo.

Oltre a essere la principale materia prima dell'organismo, il collagene è unico per la molteplicità delle funzioni che svolge e delle conformazioni che assume. È elastico nella cute e nei capelli, consistente nelle unghie. Al suo paragone, il Moplen che valse nel 1963 un Nobel per la chimica a Giulio Natta e Karl Ziegler, è stato un compitino da scuola elementare. Nelle secrezioni il collagene è fluido, nell'osso funziona da matrice organica deputata al deposito del calcio, nelle mucose si trasforma in un velo che lubrifica e protegge. Svolte queste funzioni, si disgrega nutrendo i tessuti, che riprendono a tesserne la trama. È anche inevitabilmente soggetto a una perdita continua che va rimpiazzata. Essendo una proteina, non può essere assunto come tale perché evocherebbe una reazione di rigetto, potenzialmente auto aggressiva. Da qui l'idea, poiché le capacità digestive decrescono con l'età, di ricorrere a un collagene parzialmente idrolizzato, che l'organismo potesse agevolmente scomporre nei suoi componenti elementari, gli aminoacidi, da utilizzare per riprodurlo al proprio interno dove e come serve (Silvestrini e Kirshner, 1998). Per la via orale, la conformazione e la classe di appartenenza iniziale, sono irrilevanti. Per la via topica, che sfrutta anche l'azione protettiva iniziale del collagene, è invece preferibile quello di pesce, detto marino (Silvestrini e Bonanomi, 2014). Il mio apporto come ricercatore a questo corpo di conoscenze è stato marginale. Mi va riconosciuto il merito di avere contribuito a portarlo alla luce, di averlo elaborato teoricamente sotto l'etichetta di “Collagenopatia carenziale” e, soprattutto, di essermi impegnato attivamente a tradurlo in un beneficio d'ordine medico.

Quest'ultima parte della storia del collagene, inizia nella seconda metà del secolo scorso quando si diffonde il suo impiego contro la fragilità delle unghie, successivamente  soppiantato dal ricorso alle lacche artificiali, più economiche e soprattutto dotate di effetti talmente appariscenti, da  trasformarle in una moda. Nel frattempo, qualcuno aveva riflettuto sulla fisiologia del collagene e ne aveva intrapreso lo studio, coronato da risultati in accordo con la teoria, nei disturbi da Disrepair, il difetto riparativo prima del capello (Scala et al. 1976; Silvestrini, 1988; ecc.), poi dell'apparato osteoarticolare (Benito Ruitz et al., 2009, Rennie, 1999; Silvestrini e Kirshner, 1998, ecc.). Infine siamo passati alla cute (Sumida, 2004; Proksch et al., 2014; ecc.), il manto che riveste il nostro organismo, proteggendolo e nutrendolo. Si nutre, perfino, attraverso la fotosintesi della vitamina D, un processo che ingenuamente ritenevamo confinato ai primordi vegetariani della vita (Cianferotti e Marcocci, 2010).

Qui mi fermo, per non essere accusato di conflitto d'interesse. Che più che come conflitto, secondo la buona scienza galileiana, andrebbe configurato in termini di convergenza d'interessi.
Chi avrebbe immaginato, prima di leggere questo articolo, che le rughe vanno affrontate curando la salute? Eppure, è la “Medicina della salute”, solennemente proclamata alcuni decenni fa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Mahler, 1993). La quale a sua volta s'ispira a un principio filosofico, prima che medico: “Il male si combatte col bene”.

Bibliografia

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