Il primo impatto, alla lettura del titolo, è stata una risata. Poi, un’attenta disamina di quanto esposto da alcuni ricercatori della Stanford University di Houston in Texas, rivela invece un aspetto della sub-fertilità per nulla trascurabile.
L’articolo, comparso nel 2011 su Plos-one, analizza in maniera assolutamente scientifica il dato crudo del decimetro e lo pone in relazione statisticamente valida, ergo abbastanza credibile, con la capacità riproduttiva.

Ebbene, dai dati emerge che chi ha lo scroto più distante dall’ano ha migliori performances seminali e più figli.

Si rimanda alla lettura dell’articolo per i particolari ma quello che salta agli occhi è che la già nota relazione tra endocrine disruptors e infertilità nei topi è applicabile anche agli umani. L’esposizione della madre a tali sostanze, ad attività sostanzialmente anti-mascolinizzante, durante la gravidanza, crea nel bambino come nei topini una riduzione della distanza ano genitale e inferiore probabilità di far figli.

Sarà abbastanza questo dato per una maggiore attenzione al problema degli xeno estrogeni nell’ambiente?

Difficile fare previsioni ma rimaniamo ottimisti. Fino all’ennesima prova contraria.

 

Fonte: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0018973