Vi è consenso unanime nel considerare che le attuali cause di riduzione della capacità riproduttiva dell’uomo e della donna siano riconducibili agli effetti negativi dell’inquinamento ambientale, alimentare, voluttuario, tecnologico e, quale fattore culturale, all’innalzamento dell’età procreativa. Solo fino a qualche decennio fa, in mancanza di dati oggettivi, la relazione tra i suddetti fattori e l’infertilità di coppia era considerata solo in termini empirici. Oggi invece è possibile trovare conferma scientifica sulla stretta correlazione esistente tra di essi.

L’ambiente in cui viviamo e con cui ci rapportiamo presenta innumerevoli fonti di rischio riproduttivo, alcune delle quali le dobbiamo subire (inquinamento dell’aria, dell’acqua, etc.), altre, che potremmo almeno in parte evitare, le sopportiamo per convenienza o indolenza (additivi alimentari, esposizioni professionali) mentre altre ancora le accettiamo (abitudini alimentari, scelte di vita e di comportamento).

Molti i meccanismi attraverso cui la minaccia ambientale si concretizza. Alcune sostanze alterano gli equilibri ormonali con conseguenze su organi e funzioni al punto che anche l’esposizione materna può produrre al feto maschio malformazioni genitali. Anche i danni da agenti genotossici (capaci di danneggiare l’informazione genetica) si possono manifestare direttamente sul soggetto esposto ma anche sulla generazione successiva, con comparsa di malattie cromosomiche, geniche o malformazioni.

Esiste anche una minaccia volta al danno funzionale e questa può essere rivolta al testicolo o allo spermatozoo. Quest’ultimo può subire una minaccia alla sua peculiare fisiologia: a livello di membrana, di acrosoma o di cromatina per l’aumento sbilanciato della produzione di radicali liberi.

Di primaria importanza sono le relazioni con altre specie viventi, ed in particolare con i microorganismi: micoplasmi, batteri e persino protozoi sono sempre più frequentemente agenti patogeni in grado di minacciare la fertilità maschile in generale, provocando l’attivazione di un processo flogistico nel quale spesso si favorisce lo stress ossidativo, con conseguente induzione dell’apoptosi e di frammentazione cromatinica. Ma anche lo stress psicologico, spesso indotto da relazioni umane difficili, causa un deterioramento della qualità seminale intervenendo pesantemente sugli equilibri ormonali.

In molti casi la minaccia nasce dai comportamenti che adottiamo. Tra questi quelli legati alla dieta alimentare, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo, ma si osservano relazioni tra fertilità maschile ed altri fattori quotidiani: vibrazioni o microtraumi, (attività sportive), posizioni coatte (autisti), abbigliamento (jeans stretti), calore. Persino gli hobbies: il giardinaggio se si usano antiparassitari, o la pittura se si impiegano solventi e colori al piombo. Anche l’addiction gioca un ruolo di prima importanza: il fumo correla allo stress ossidativo, l’alcolismo danneggia le cellule di Leydig e l’equilibrio ormonale ma anche l’istologia testicolare e la fertilità; il THC e le droghe d’abuso in generale hanno effetti negativi.

L’abuso di cordless, telefoni cellulari, computer portatili e tablet sono ormai di uso quotidiano, spesso per tempi prolungati oltre le 4 ore/die. Tali apparecchi emettono onde radio, nella frequenza compresa tra 3KhZ e 300 GhZ, nello spettro delle radiazioni non ionizzanti.

Molti sono i lavori che, ad oggi illustrano i potenziali effetti nocivi dell’abuso di tali mezzi di comunicazione, soprattutto sulla loro azione pro-cancerogena, ma ancora poco si sa sull’effetto diretto sulla fertilità maschile e femminile. Alcuni studi hanno però attestato come abbiano un forte impatto sulla fertilità soprattutto maschile, agendo sia sulla secrezione ormonale che sui parametri seminali, peggiorando numero, motilità, e soprattutto frammentando il DNA spermatico ed aumentando fenomeni apoptotici e stress ossidativo.

Da queste considerazioni emerge la consapevolezza che ruolo importante nella protezione nostra, delle nostre cellule germinali e dei nostri figli dipende da noi stessi, dalla condotta che adottiamo e dalle nostre abitudini. 

Oggi disponiamo di strumenti diagnostici specifici per indagare molti aspetti funzionali degli spermatozoi: vitalità e funzionalità di membrana, maturazione e frammentazione cromatinica, reazione acrosomiale, stress ossidativo, funzionalità della membrana mitocondriale. E’ importante però sia che queste metodologie vengano utilizzate correttamente con appropriatezza, ma anche che i risultati ottenuti vengano ben interpretati, perché restano soltanto numeri se non ben inquadrati nel contesto clinico del singolo paziente.