La malattia da reflusso gastroesofageo è una condizione cronica che nella maggior parte dei casi è ben controllata e curata seguendo indicazioni dietetiche, comportamentali e terapia farmacologica.

In un certo numero di pazienti tuttavia è indicato risolvere il problema chirurgicamente.

La condizione essenziale prima di porre l' indicazione è che la malattia richieda una terapia di lunga durata per il reflusso.

Ai pazienti che, nonostante adeguata terapia con inibitori di pompa protonica a dosaggio adeguato, riferiscono una cattiva qualità di vita, sintomi persistenti invalidanti o progressione di malattia può essere proposta la chirurgia laparoscopica dopo un corretto iter diagnostico.

Lo scopo della terapia infatti è abolire i sintomi, trattare e prevenire le complicanze e migliorare la qualità della vita.

Se i sintomi tuttavia persistono dopo adeguata terapia farmacologica quindi i pazienti andrebbero studiati con esami strumentali e considerata la chirurgia.

L' intervento infatti può migliorare il quadro clinico nei pazienti con alterazioni anatomiche, reflusso acido importante, reflusso non acido e progressione di malattia che richiede un aumento del dosaggio dei farmaci.

La terapia iniziale di scelta comunque resta l' assunzione di inibitori di pompa protonica per brevi periodi. Se è necessario un trattamento a lungo termine pero' la chirurgia deve essere cosnsiderata.

Diversi studi hanno confrontato la terapia medica a lungo termine con la chirurgia, tre hanno dimostrato un vantaggio a favore dell'intervento in termini di risultati e rapporto costo beneficio dopo alcuni anni mentre un lavoro ha dimostrato essere superiore la terapia medica per 5 anni dopo l'inizio delle cure.

In conclusione quindi la selezione dei pazienti è essenziale per proporre un trattamento chirurgico efficace a lungo termine, ed in particolare in letteratura i seguenti sono stati considerati elementi a favore della terapia chirugica:

  • sintomi tipici di malattia da reflusso
  • correlazione documentata tra sintomi ed episodi di reflusso
  • lunga durata della malattia
  • ridotta qualità della vita
  • risposta positiva alla terapia con inibitori di pompa
  • necessita' di aumentare il dosaggio dei farmaci
  • ernia iatale
  • esofagite documentata (prima dell'introduzione dei derivati dell'omeprazolo)
  • documentata ipotonia dello sfintere esofageo inferiore
  • documentato reflusso acido

 

Questi elementi devono essere valutati in ogni paziente candidato alla terapia chirurgica.

I pazienti con reflusso documentato, buona risposta agli inibitori di pompa, dipendenti dagli stessi e accettabile qualità della vita durante la terapia sono i migliori candidati all'intervento una volta informati dei possibili rischi ed effetti collaterali della chirurgia.

Il 5\10% degli operati infatti riferisce un peggioramento della qualità della vita dopo l' intervento, rischio che deve essere noto al paziente.

La motilità esofagea fisiologica o alterata è un elemento che deve essere noto inoltre perché diversi tipi di intervento possono essere indicati. Anche nei pazienti con reflusso senza esofagite e con esofago ipersensibile la chirurgia ha un ruolo, purché siano rispettate le indicazioni sopra elencate cosi' come i pazienti con reflusso faringo-laringoesofageo e correlazione positiva tra sintomi ed episodi di reflusso acido, mentre l'evidenza nei pazienti dove il reflusso non è acido è minore.

 

Nei pazienti obesi con reflusso infine un intervento di chirurgia bariatrica può essere più indicato rispetto all'intervento antireflusso ma questo è un tema ancora in discussione.

In conclusione, la terapia chirurgica va considerata in un limitato numero di pazienti e i criteri di idoneità devono essere assolutamente rispettati.

In questi casi, l' intervento è considerato un'alternativa efficace seppur non esente da rischi come ogni procedura chirurgica.

 

Fonte:

Surg Endosc (2014) 28:1753-1773