Per poliabortività si intende la perdita di due o più gravidanze consecutive nel primo trimestre di gestazione o nella prima fase del secondo. Approssimativamente, le coppie in età riproduttiva che si trovano ad affrontare questa problematica sono circa lo 0,5% - 1%.

Fino ad adesso, sono stati spiegati solo il 50% di questi casi, mediante uno studio approfondito del fattore femminile. I gameti maschili forniscono però il 50% del patrimonio genetico dell’embrione e contribuiscono allo sviluppo placentare ed embrionale. Gli ultimi studi sono pertanto volti ad approfondire l’influenza del fattore maschile in episodi di poliabortività. In diversi lavori recenti è stato evidenziato come partners maschili di coppie con problemi di poliabortività mostrino un incremento di aneuploidie cromosomiche, anomala condensazione cromatinica, aumento dell’apoptosi, morfologia alterata e incremento del grado di frammentazione del DNA (1).

Ben coscienti che non è possibile intervenire su alterazioni di tipo genetico (microdelezioni, accorciamento telomerico, assenza di centrosoma), gli studi si stanno concentrando su quei fattori che consentono approcci terapeutici potenzialmente risolutivi come la frammentazione del DNA spermatico.

Molti sono i fattori che possono intaccare l’integrità del DNA nemaspermico: età, inquinamento ambientale ed alimentare, errati stili di vita (diete iperlipidemiche, fumo di sigaretta, droghe, alcol, etc), alte temperature, MAGI, varicocele. Gran parte di questi fattori hanno come conseguenza un incremento dei ROS, i quali possono determinare un’alterazione della qualità e funzione spermatica, dell’interazione spermatozoo-ovocita e dello sviluppo embrionale attraverso la rottura dell’elica del DNA, l’ossidazione di basi e la perossidazione delle membrane (2,3,4). Un’analisi approfondita può inoltre evidenziare problematiche come l’inefficiente maturazione nucleare, con mancata sostituzione istoni-protammine, o un eccesso di zinco, responsabile della corretta condensazione, che potrebbe impedire un corretto svolgimento delle eliche e quindi un giusto appaiamento con il DNA femminile (5).

Specifiche terapie antiossidanti possono in questi casi essere risolutive del problema; pertanto, un corretto approfondimento del fattore maschile consentirebbe di portare a termine una gravidanza a quelle coppie classificate finora nella poliabortività inspiegata.

 

Riferimenti Bibliografici

1 Gil-Villa, AM, Cardona-Maya, W, Agarwal, A, Sharma, R and Cadavid, Á. Role of male factor in early recurrent embryo loss: do antioxidants have any effect? Fertil & Steril, 92:565-571, 2009

2 Saxena, P, Misro, MM, Roy, S, Chopra, K, Sinha, D, Nandan, D and Trivedi, SS. Possible role of male factor in recurrent pregnancy loss. Indian J Physiol Pharmacol, 52:274-282, 2008

3 Puscheck E.E and Jeyendran R.S. The impact of male factor on recurrent pregnancy loss. Curr Opin Obstet Gynecol,19:222-228, 2007.

4 Coppola, L, Pinto Provenzano, S, Montagna, DD, Coppola, GA, Caputo, L, Capobianco, L et al. Stress Ossidativo ed infertilità: ruolo del laboratorio andrologico. Atti del congresso, XXV Congresso SIA, Catania 2009.

5 Coppola, L, Pinto Provenzano, S, Montagna, DD, Coppola, GA, Caputo, L, Capobianco, L et al. Zinco seminale e peso prostatico in pazienti infertili – dati preliminari su 51 pazienti. Atti del congresso Congresso del Centenario SIU, Roma 2008