Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia con una tesi sulla Malattia di Parkinson.
E’ per certi versi un caso un po’ fatale, se riconsidero il tempo passato, come io mi sia avvicinato a studiare il Disturbo Bipolare, iniziando a studiare una malattia che gli assomiglia moltissimo.
Ciò che mi portò a interessarmi allora al Parkinson fu la sua natura profondamente contraddittoria.

parkinson

Come tutti sanno, più o meno, il Parkinson è una malattia neuropsichiatrica caratterizzata da:
1. un caratteristico TREMORE a riposo, cioè un tremore che scompare con il movimento, ma che è presente quando il paziente è immobile, presente soprattutto agli arti, ma può estendersi a tutto il corpo, coinvolgendo testa, tronco, gambe…
2. La RIGIDITA’, più o meno grave, anche questa caratteristica perché plastica, paragonata all’incurvatura di un tubo di piombo.

Ma non tutti sanno che in realtà né il tremore, né la rigidità sono aspetti essenziali del Parkinson. Ciò significa che una persona potrebbe avere il Parkinson e non avere né il tremore né la rigidità.

I sintomi costanti della malattia di Parkinson, evidenti in ogni paziente, sono quelli riferiti ai disturbi del moto e della spinta, della pulsione. E fu questo a interessarmi in quegli anni.

Se osservate un paziente con malattia di Parkinson vi accorgerete della sua lentezza, conseguenza di una certa resistenza al movimento, che a volte si esprime a più livelli: una resistenza sì al movimento, ma anche al linguaggio e perfino al pensiero. I parkinsoniani fanno fatica, in modo differente a seconda della gravità della malattia, a iniziare una cosa, un semplice pensiero come un minimo movimento. Se essi superano questo blocco, questa ACINESIA, questa resistenza, avviene infatti un fenomeno noto come FESTINAZIONE, un’accelerazione improvvisa di movimenti, persino di parole e pensieri. Tutto fluisce rapidamente, ma si accorcia, si restringe, come i passi che diventano piccoli. E’ come fossero impazienti e avessero fretta di fare ciò che gli era impedito fino a un momento prima. Una certa urgenza esplode all’improvviso e non permette un movimento, un pensiero, un discorso “regolare”.

Molti parkinsoniani bloccati e lenti, iniziano a camminare all’improvviso, velocemente. Quindi questi pazienti non si trovano in uno stato d’inerzia passiva, ma in uno stato di inerzia ostruttiva. Rimosso l’ “ostacolo”, l’attività, sia motoria che cognitiva, accade all’improvviso, in modo disordinato, accelerato, urgente.
Tutto questo assomiglia molto a quello che avviene ai pazienti con una Depressione Bipolare, il cui sintomo nucleare non è una inerzia passiva. Il depresso bipolare non sta a letto perché si lascia andare, ma è a letto perché c’è una forza che gli impedisce di alzarsi, di iniziare a lavorare, di iniziare a fare qualsiasi cosa, persino pensare. Il depresso bipolare dice spesso: "vorrei fare quella cosa, ma non posso, sono bloccato".

E' inibito nella volontà. Anche il parkinsoniano vorrebbe camminare, ma non può.
Non è un caso se a volte molti familiari dicono: ieri era depresso oggi è come rinato, dice di sentirsi benissimo, di essere al settimo cielo. Quel blocco ideativo, motorio, è stato superato all’improvviso e al suo posto c’è come un benessere, una gioia accelerata, frenetica, urgente, che è a suo modo patologica e ci avverte che lo spettro della depressione ricomparirà a breve, se non si interviene.