La riabilitazione post-infarto dovrebbe includere anche il trattamento psicoterapeutico del paziente per essere più efficace e prevenire le ricadute.

E’ questa la conclusione di uno studio condotto presso l’ospedale S.Filippo Neri di Roma su un gruppo di 101 persone che erano state colpite da un infarto acuto del miocardio e trattate con angioplastica d’emergenza (dilatazione della stenosi con palloncino ed eventuale impianto di stent).

I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi omogenei fra loro: ad un gruppo è stata somministrata la sola terapia medica, all’altro anche la psicoterapia individuale a partire da pochi giorni dopo l'infarto. I pazienti che si sono sottoposti anche a sedute di psicoterapia nei 6 mesi successivi all’infarto hanno conseguito risultati migliori rispetto a chi ha ricevuto la sola terapia medica tradizionale.

In particolare, i controlli effettuati dopo 6 mesi, 1 anno e 5 anni hanno mostrato che il gruppo di pazienti sottoposti anche a psicoterapia presentava una significativa minore incidenza di nuovi eventi cardiaci come infarto, ricorrenza di angina, aritmie ventricolari minacciose, ma anche di nuove patologie, morte e depressione.

I fattori psicosociali (stress cronico, isolamento sociale, problemi familiari e di coppia, difficoltà lavorative e/o finanziarie) fanno parte dei fattori di rischio per molte patologie fra le quali anche l’infarto: per questo motivo intervenire sia sul fronte medico che su quello psicologico rappresenta probabilmente la migliore presa in carico possibile per il paziente infartuato.

Dopo un evento dirompente come l’infarto è inoltre molto diffuso lo sviluppo di ansia, depressione, difficoltà di memoria e concentrazione, insonnia e timori eccessivi per la propria salute: proprio perché consente di intervenire su questi aspetti la psicoterapia post-infarto rappresenta quindi un valore aggiunto e un importante strumento per prevenire le ricadute e consentire al paziente di recuperare sia la salute fisica che il benessere psicologico.