I disabili fisici -  miodistrofici, ciechi, paralizzati (tetraparesici) - hanno desideri e/o bisogni sessuali e affettivi?  E’ un loro diritto soddisfarli? E’ un nostro dovere aiutarli a dare risposte a quello che ancora oggi è un problema?

A questi importanti interrogativi si propongono di dare risposte in questi giorni due convegni a Napoli [1], uno a Roma [2], e un dibattito a Bologna [3]. A febbraio era uscito nelle sale  il film "The session".

Segno che una crescente sensibilità inizia a svilupparsi attorno a una tematica che fino a poco tempo fa era circondata da un alone di silenzio, mistero, vergogna, morbosità, giudizio.

 

I desideri e bisogni sessuali e affettivi delle persone disabili

Eppure chi di noi opera nel settore, moltissime volte ha incontrato situazioni famigliari in cui sono le madri a rispondere alle esigenze sessuali del figlio disabile, i fratelli a cercare una ragazza o donna disponibile a prestarsi per soddisfare. Sembra brutale detto così.

Ma la sostanza è che un/a disabile, tale dalla nascita o semplicemente perché una malattia degenerativa, un banale incidente di motoretta lo hanno messo per sempre su una sedia a rotelle, è una persona; che desidera essere amata non solo da un amore materno, ma talvolta anche di un amore sessuale; che in ogni caso apprezza e desidera essere abbracciato, carezzato, coccolato in quanto uomo o donna.  Che chiede una relazione, anche pur transitoria, in cui essere apprezzato per quello che è, per quello che può anche dare.

La colpa, perché non dire il merito?, è anche della medicina, che ha fatto notevoli progressi in questo campo aumentando considerevolmente la speranza e la qualità di vita di queste persone. E una volta data risposta ai bisogni primari (quelli di base), si fanno dunque sentire - anche per loro - i “bisogni superiori”. Il desiderio di appartenenza, diceva Maslow, è da mettere tra i normali bisogni superiori di ognuno.

Non tutti sono così fortunati da incrociare una storia completa d’amore e di corporeità. Molti non hanno né l’uno né l’altro, pur desiderandolo in modo talvolta spasmodico.

 

L’assistente sessuale: una tra le risposte possibili?

Al fine di dare risposte dignitose a queste problematiche, in molti stati europei - tra cui nella vicina Svizzera - esiste già la figura professionale dell’assistente sessuale. Non si tratta di un/a prostituto/a. Non sono previsti rapporti sessuali con penetrazione né rapporti orali, bensì massaggi, carezze, giochi erotici, esperienze sensuali che diano a quei corpi colpiti, a quelle persone provate, la dimensione del piacere e della piacevolezza della corporeità; e non solo della cura e dell’accudimento del corpo, quasi a sottolinearne l’handicap.

E’ molto interessante consultare il programma scolastico del corso che questi addetti devono frequentare, informarsi sul loro profilo professionale, sentire le loro testimonianze. [4] E’ una bagno di realtà e di umanità. Stimola a superare stereotipi e pregiudizi.

 

Non giudicare

A ognuno di noi può succedere di essere colpiti da disabilità, anche da un giorno all’altro. Pensiamo con empatia, rispetto e impegno civile a chi attualmente vive questa difficile condizione.

 

FONTI
  • [1]Corpi sessuati: disabilità, affettività e intimità”,’Università Federico II, Napoli 29 maggio, http://www.corriereuniv.it/cms/2013/05
  • Per una disabilità sostenibile, Napoli, 5-6- giugno, http://www.arcigay.it/41042/