La mia Sicilia, negli ultimi anni, è davvero tanto trafficata: traffico di speranza e di disperazione, traffico di vite, di sogni infranti e di esseri umani.
Il mare diventa il palcoscenico di tragedie in itinere, navigato da barconi stracolmi di adulti e di bambini, di abusi e di soprusi barattati - o pagati - in cambio di quote di speranza che, spesso, sfociano in drammi e morti.
Donne in gravidanza, neonati ed adolescenti.
A bordo non manca proprio nessuno.

Un via vai – o forse una "via crucis" - di barconi che sfidano il mare per sfuggire alla morte ed alla guerra.

Barconi carichi di speranze, di disperazione e di neonati, in direzione Sicilia.

La speranza infranta dalle onde del mare, è spesso il preludio di una sciagura imminente.

 

 

L'ultimo drammatico accadimento: la piccola Favour sopravvive
Nessuno si spiega come abbia fatto la piccola Favour a sopravvivere, bambina di soli 9 mesi, dagli occhi grandi, liquorosi e, nonostante tutto, sorridenti.

La piccola Favour ha soltanto nove mesi, il suo nome in italiano significa “privilegiata".

La mamma della piccola, in attesa al quarto mese di gravidanza, si trovava nella stiva con la sua piccola ed il cuore, immagino, stretto in una morsa di speranza e di terrore.
La donna non è sopravvissuta alle ustioni da carburante ed è morta durante il tragitto.
Probabilmente il biglietto acquistato in direzione “salvezza”, non era per un posto sotto coperta, l'ha portata infatti ad una morte davvero atroce.

Come abbia fatto la piccola a sopravvivere all'incendio ed al mare, è un mistero per tutti.

  • Fortuna?
  • Fato?
  • Tenacia?
  • La madre che l'ha donata ad una compagna di sciagura mente andava a fuoco?

In realtà non si sa bene come siano andati gli accadimenti, l'unica certezza è che la piccola è viva ed anche sorridente.

Non sopravvive al mare chi desidera, con le unghie e con i denti, portare la famiglia in salvo.

Non sopravvive al mare una madre che, con la tenacia di chi ama e di chi protegge, sopravvive a tutto.

Nessuno sopravvive al mare.

 

Qualche riflessione
Questa piccola, così tenace e così fortunata (o, forse, meno sfortunata), ha sfidato la morte ed è approdata in Sicilia, è stata subito affidata al tribunale per i minorenni di Catania, poi trasferita a Palermo, ed adesso é in trepidante attesa di nuove braccia cariche d'amore e di protezione.
Questa bambina non ha né passato, né origini, spezzoni di radici sparse qua e là travolte e stravolte dalla guerra da cui è scappata, un viaggio in mare come passato e, forse, qualche ricordo postumo.
Come lei, in fuga dalla guerra e delle origini, vi sono mille altri bambini.
Bambini senza infanzia e senza futuro, senza amorevoli merende e rassicuranti rituali della buona notte, senza cibo e senza vestiario.
Bambini senza giocattoli, abituati a schivare i proiettili ed a credere che un barcone alla deriva possa rappresentare un parco giochi, o un possibile futuro.
Scappare dalla morte, dalla persecuzione, dalla povertà è ciò che spinge questi giovani a rischiare la propria vita per approdare in Europa.

Viaggi della speranza che, come sappiamo, sono già la triste cronaca di una morte annunciata.

Lampedusa, meta ambita, associata inconsciamente alla salvezza ed alla rinascita, ad una vera opportunità di ricominciare "altrove", è un'isola piccolissima, terra di mare e di accoglienza.

Isola talmente piccola da trovare sulla carta geografica con estrema difficoltà ma, a quanto pare, dal cuore veramente grande.

Gli abitanti dell'isola, tra pescatori e gente semplice, con amore e generosità, hanno attivato una vera catena di solidarietà ed accoglienza per questi bambini spaesati e disidratati.

Tanti colleghi psicologi siciliani operano gratuitamente per sostenere ed integrare questi piccoli, arrivati a noi dalla guerra e dal mare.