Il primo è indispensabile, il secondo opzionale.
Il primo è fisiologico, il secondo scandaloso.
Il primo può coesistere pacificamente con la sessualità di coppia, il secondo è un chiaro sostituto.
Il primo è audace, il secondo consolatorio.

 

Quando si parla di autoerotismo, vi è una marcata scissione tra l’immaginario maschile e quello femminile.

Il maschio, crescendo, vive con serenità e con spontaneità la pratica dell’autoerotismo, in quanto tappa fondamentale della sua crescita psico-sessuale. 

Lo condivide simpaticamente all’interno del gruppo dei pari, vantando il numero di volte possibili e fattibili, quasi come un vanto ed un’affermazione del sé.

Nell’immaginario collettivo, l’autoerotismo per il maschio è lecito, indispensabile e perfettamente sdoganato dall’armadio dei tabù.

Per le donne un po’ meno.

Lo stesso modus operandi è estendibile ai rapporti occasionali, ed al sesso senza amore.

Non dimentichiamo che anche la fase del desiderio - la prima fase della risposta sessuale - in passato veniva relegata esclusivamente al sesso maschile, soltanto dopo gli studi di Basson, è stata associata alle donne.

 

La funzione dell’autoerotismo nella crescita psico-sessuale della donna

Nella mia Sicilia, per fortuna parecchi anni addietro, alle donne veniva concesso il bagno nella vasca esclusivamente da vestite, perché la visione dei loro genitali poteva invitarle alla masturbazione.

Sono passati gli anni, ma parecchi retaggi culturali sono duri a morire.

Qualche confronto

La sessualità femminile, detta di mucosa, è molto più complessa di quella maschile, detta d’organo, decisamente molto più semplice e meno cerebrale.

La scoperta della pienezza del piacere nella donna, avviene molto lentamente nel tempo, ed è spesso un percorso ad ostacoli che oltrepassa i sensi di colpa, i tabù, l’educazione restrittiva e sessuofobica, ed una scarsa conoscenza delle tappe psico-sessuali ed emozionali correlate alla maturazione femminile.

L’autoerotismo femminile, viene spesso messo al rogo, perché correlato ad una sessualità acerba e nevrotica, sostitutiva di un “piacere condiviso”.

Freud fu il primo ad affrontare lo spinoso tema dell’orgasmo femminile.

Freud stesso infatti, distingueva l’orgasmo femminile, in orgasmo vaginale ed orgasmo clitorideo.

Il primo, veniva considerato un orgasmo di serie A, tipico della donna adulta, il secondo invece, un orgasmo di serie B, tipico della donna nevrotica ed acerba.

Anni ed anni di studi di sessuologia hanno dimostrato che non esiste nessuna distinzione tra l’orgasmo vaginale e l’orgasmo clitorideo.

La masturbazione femminile inizia dai protorgasmi ed accompagna la donna ad una sessualità adulta e ad un piacere condiviso, ed è una tappa di fondamentale importanza per la crescita psico-sessuale della donna.