Utente 132XXX
Buon pomeriggio a tutti i medici.
Da circa 2 anni frequento un uomo di 32 anni affetto da diabete giovanile (è insulinodipendente dall'età di 10 anni circa). Prima di incontrarlo nn avevo molte nozioni sulla malattia, mentre ora inizio a comprendere la serietà del problema.
Essendo lui stato sottoposto sempre a diete rigidissime in età appunto infantile e giovanile, arrivato intorno ai 20-22 anni ha iniziato una sorta di reazione opposta e secondo me distruttiva nn curando quasi per nulla l'alimentazione, assumendo notevoli quantità di carboidrati e anche dolci.
Negli ultimi due anni ha svolto regolari controlli e fortunatamente pratica attività fisica abbastanza regolarmente, ma nonostante ciò è in sovrappeso almeno di 15 kg. Inoltre non è preciso nell'assunzione dell'insulina e nella misurazione della glicemia.
Molto spesso è irascibile in modo eccessivo, sembra poi avere degli strani vuoti di memoria insomma sembra come se si estraneasse per dei lunghi periodi per poi ritornare.
Noi viviamo ao circa 100 km di distanza di conseguenza nn avendo un contatto fisico frequente non sempre riesco a rendermi conto della situazione.
Di frequente io mi arrabbio per questi strani atteggiamenti.
Vorrei domandare in che misura la somministrazione irregolare e la scarsa attenzione al problema in generale possano infuire sulla sfera emotiva.

Grazie.

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[#1] dopo  
Dr. Mario Manunta
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Gentile Signora, la malattia diabetica scompensata sia in senso di iperglicemia che in senso di ipoglicemia possono senz'altro essere responsabili di queste "alterazioni" caratteriali. E lo possono essere sia direttamente per motivi biochimici, sia indirettamente per eventuali sensi di colpa, per esempio per aver mangiato troppo e male, o per eventuali "defaillance" nella vita di relazione, dovute alla glucotossicità.
Adirarsi con lui è perfettamente inutile, può al contrario fare molto cercando di motivarlo al compenso glicemico.
Le invio il link ad un articolo che potrà tornarle utile.
http://www.modusonline.it/22/coppia.asp
Molto Cordialmente
[#2] dopo  
Utente 132XXX

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Grazie Dottore per il suo interesse e per il chiarimento.
Il mio principale timore sta proprio nel verificarsi di queste cause "biochimiche" e nella preoccupazione che gli scompensi glicemici possano portare delle conseguenze, non so come dire, importanti anche sulla sfera umorale affettiva o cerebrale, non so.
So perfettamente che è inutile adirarsi: più frequentemente vado in collera o comunque mi dispiaccio appunto per la troppa irascibilità, per i mutamenti incontrollati di umore che a volte sfociano anche in aggressività e portano ad importanti discussioni.
Per il resto tento, come lei suggerisce, di motivarlo in modo delicato, senza farlo sentire in colpa e dato che spesso è lui a farmi notare i miei chiletti di troppo, a spronarmi a non esagerare con i dolci etc...riesco anche ad istaurare un rapporto goliardico sul tema, ma non sembra sortire effetto su di lui. O comunque quando siamo insieme cerco di spostare l'attenzione su di me, sulla mia dieta per stimolare anche lui, ma con pochissimi effetti. Non fa altro che dirmi che ho ragione, in teoria, ma in pratica non si impegna. Inoltre dei giorni non beve quasi per nulla acqua, tanto da avere delle crosticine sulle labbra al massimo un pò di vino, altri invece nè beve tantissima.
Troppo spesso pasticcini, brioches, per cui, sempre parlando sopratutto di me, tento di convincerlo a non sottopormi a queste tentazioni.
Sembra una battaglia persa ed io sono preoccupatissima!!!! E non so assolutamente come fare presa su di lui!
La ringrazio infinitamente.
[#3] dopo  
Dr. Mario Manunta
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Gentile Signora, comprendo l'entità del problema; vede, portarlo ad uno stato euglicemico, con un ottimale compenso glicometabolico è facile solo se lui decide di collaborare, altrimenti è una "battaglia contro i mulini a vento". Per questo sono sempre più diffuse nei Centri DIabetologici le equipe multidisciplinari, in cui è stato inserito lo psicologo, per potere valutare e intervenire su tutti gli aspetti. La non accettazione della malattia diabetica, come di qualsiasi malattia cronica, va fronteggiata e risolta, insieme ad uno specialista in materia (psicologo). Solo dopo aver raggiunto una fase di determinazione del processo di motivazione al cambiamento, sarà possibile per il diabetologo intervenire "tecnicamente".
Cordialmente