Utente 156XXX
Gentili medici,
temo di aver contratto l'HIV e vorrei chiedervi un parere su un sintomo apparsomi a un mese da un rapporto non protetto. Sintomi classici di sieroconversione non ne ho avuti, però ho avuto un segno che mi ha spaventato al punto che ora sono convinto di aver contratto la malattia. Ho un occhio operato tempo fa la cui palpebra è molto delicata, capiti che in periodi di stanchezza si gonfi e si formi un edema nel punto centrale. Dopo aver pianto tantissimo, in un giorno di particolare sconforto, il giorno dopo sulla palpebra mi si è formata una macchia rosso cupo, che poi è scomparsa, e che non avevo mai avuto. E' associabile a sintomi di infezione primaria da HIV?
cordiali saluti
[#1] dopo  
Dr. Luigi Mocci
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Salve,
la risposta è no.
Se lei non è tranquilla, ma le consiglio in ogni caso, faccia un test HIV a 3 mesi circa dal rapporto a rischio

saluti

Mocci
[#2] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentile dottore,
grazie per la risposta celere. Io ho pensato ad una microemorragia, valori alterati del sangue etc e da qui il mio panico, che tuttora persiste. Ormai vivo nella convinzione della malattia e le chiedo lo spirito con cui posso affrontare la diagnosi positiva, che do per scontata. Questo perchè potrei andare a fare un test a 40 giorni, magari, ma non riesco a trovare il coraggio, perchè già mi immagino l'esito. La mia vita è bloccata in un incubo che può solo peggiorare.
cari saluti
[#3] dopo  
Dr. Luigi Mocci
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Quando le nostre paure diventano ossessioni si cammina sul sottile filo che ci separa dalla patologia. Se non riesce a prendere il sopravvento su di esse, le consiglio di farsi aiutare da qualche figura professionale che possa aiutarla ad affrontare sè stessa. Lo dico con simpatia NEI SUOI CONFRONTI, PERCHè LA SUA VERA SOFFERENZA NON è LA POSSIBILE O MENO MALATTIA, MA I MOSTRI CHE HA DENTRO DI Sè.

Un grosso in bocca al lupo


Mocci
[#4] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Grazie dottore,
credo che le nostre risposte si siano incrociate. Preciso che la macchia è scomparsa in un paio di giorni, perciò penso proprio fosse un piccolo ematoma, dovuto a carenza di piastrine, da qui la mia convinzione di una correlazione con HIV. I mostri dentro di me ci sono, ma temo che questo sia reale. Ho già comunque fatto un paio di sedute dalla psicologa, ma non mi ha ancora convinto a fare il test.
cari saluti
[#5] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentile dottore,
l'ho convinta con la mia tesi? La mia vita era già piena di problemi presunti, ora non so come affrontare questo problema reale ENORME, derivato (Le assicuro) dall'unico rischio che ho corso in vita mia in tal senso. Non mi do pace, per questo le chiedevo un po' di conforto su come affrontare la diagnosi infausta.
[#6] dopo  
Dr. Luigi Mocci
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Salve,
posso capire tutti i suoi problemi e preclusioni mentali, ma ribaltiamo il ragionamento. Poniamo, per assurdo, che lei sia sieropositiva per HIV. E' necessario saperlo al più presto perchè così può iniziare prima la tetrapia che risulterà molto più efficace: più tempo si aspetta peggio è. Tenga conto che ormai l'HIV è gestibilissimo, è di fatto, una malattia cronica e la gente affetta fa una vita normale.
Faccia il suo test, che vedrà che le sue sono solo autoconvinzioni

Un saluto

Mocci
[#7] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentile dottore,
La ringrazio. Razionalmente so che il test è l'unica cosa da fare, di più non le posso chiedere.
cari saluti
[#8] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentili dottori,
ho prenotato il test a tre mesi.
nel frattempo, riferisco questi ulteriori sintomi da me registrati: eritema (rossore) su volto e collo, molto diffuso, taglio al lato della bocca, mal di gola e dolori muscolari, per 3-4 giorni. Ho letto su un articolo che mi sembrava autorevole, che per discriminare una ars da altre malattie virali, rush e lesioni orali erano determinanti. Con che spirito vado a fare il test? Con quello di una persona condannata, giusto?
[#9] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Nota bene: sintomi registrati a sei settimane dall'evento a rischio, che mi sono tornati in mente solo dopo le mie richerche in internet.
[#10] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentili dottori,
ho ritirato il test a 105 giorni dall'evento a rischio:
Ac. anti-HIV 1/2 / Ag P24 (Met. CLIA): NON REATTIVO.
La dottoressa mi ha detto che il test è sicuro al 98% e che dovrò ripeterlo tra 3 mesi. Inizialmente ero sollevata ma quel 2% di insicurezza unito a tutti i sintomi che ho avuto non mi fa stare tranquilla, anzi sono più in ansia di prima. Secondo la vostra esperienza, sono molte le sieroconversioni dopo i tre mesi?
grazie
[#11] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentili dottori,
ho scritto qualcosa che non va?
Riformulo la domanda: come mai la dottoressa non mi ha dato per sicuro il test a tre mesi e mezzo? Leggo ad esempio su questo sito "il test a 90 giorni completa la sicurezza al 100%" (risposta del dottor Corcelli all'utente 164777). Forse dipende dal tipo di test utilizzato?
Sarei interessata alla risposta, fermo restando che, dato il consiglio della vostra collega, che non posso ignorare, rifarò il test a 6 mesi.
grazie
[#12] dopo  
Utente 156XXX

Iscritto dal 2010
Gentili medici e utenti,
riassumo qui la mia esperienza per rinnovare la richiesta di un parere.
1)Rapporto sessuale a rischio (insertivo non protetto) con persona sierosconosciuta
2)Disturbi occorsi dopo il rapporto, ma prima che mi venisse il dubbio HIV (dunque non riconducibili a stress psicologico): microemorragia alla palpebra, rush cutaneo eritematoso con piccole papule (una decina) sul volto, mal di gola, ulcerazione alla bocca, stanchezza e mal di stomaco, candidosi vaginale.

Convinta della mia positività al test HIV, e distrutta psicologicamente dall'ansia e dall'idea che l'unico rapporto a rischio della mia vita mi abbia portato al contagio, vado a ritirare l'esito a 105 gg:
Ac. anti-HIV 1/2 / Ag P24 (Met. CLIA): NON REATTIVO.

Non ho ancora trovato il coraggio di rifare il test dopo i sei mesi, perchè so che sarà positivo e non mi sento preparata ad affrontare la risposta che mi sconvolgerà la vita. Sto chiedendo non un parere strettamente infettivologico (non mi pare che ci sia molto da aggiungere sul caso, se non: Lei è, a meno di un miracolo, uno di quei casi rari di sieroconversione tardiva che ogni tanto vengono rilevati dopo i 3 mesi), bensì psicologico: quale ragionamento dovrei far scattare in me per ritrovare il coraggio di fare il test?
Cordialmente