Utente 105XXX
Buongiorno
In breve la mia storia.
Sette anni fa a seguito di un esame urecistografico inutile, in quanto era una banale prostatite da enterococco, mi sono trovato in regalo una bella infezione multiresistente da un germe attinomicete specie corynebacterium glucorooliticum.
I trattamenti sono stati molteplici, gentamicina, rifampicina, bactrim, nitrofurantoina , Linezolid e Tigeciclina. Il germe di fatto non ha mai mollato la presa anche se dagli esami spesso non si rinveniva i sintomi erano molto forti e alla fine poco tempo fa è stato rinvenuto nuovamente.
Da otto mesi a questa parte oltre alla prostatite si sono aggiunti eritema al meato e perdite trasparenti costanti durante tutto l'arco della giornata che rendono la mia vita un inferno sulla terra.
Vorrei chiedere cosa mi posso aspettare di qui ai prossimi mesi/anni per quanto riguarda l'evoluzione del mio quadro clinico. I tentativi con antibiotici sono stati fatti tutti e solo con effetti negativi, infatti i sintomi sono rimasti e a questi si è aggiunta la presenza di altri batteri opportunisti rinvenuti dopo le terapie antibiotiche tipo pseudomonas e altri intestinali che però anche se curati non permettevano un miglioramento dei sintomi.
Inoltre a seguito di queste terapie antibiotiche ho l'intestino rovinato e lo sto curando con fermenti e probiotici.
un saluto
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Salve,
ho già risposto mesi fa ad una richiesta di consulto sulla sua infezione da Corynebacterium glucuronolyticum.
La prostata per i germi può essere considerata un "santuario farmacologico" in quanto la capsula impedisce la penetrazione a dosi battericide, di molti farmaci antibiotici e antiinfettivi.
Da quello da quello che mi disse in passato, sono stati fatti dei tentativi empirici poichè il germe non era repertabile nello sperma. Credo che il problema della attuale poliantibiotico resistenza, sia il portato di questi tentativi.
Personalmente credo si sarebbero dovuti curare i sintomi fino ad ottenere, come poi è successo, l'isolamento batterico da cui montare una cultura per un ABG.
Cosa che spero sia stata fatta adesso, a seguito dell'isolamento del germe in un laboratorio di microbiologia altamente qualificato.
Io non voglio giudicare chi l'abbia gestita perchè non conosco la sua reale storia clinica: ma somministare la Nitrofurantoina per curare una prostatite di qualunque natura è davvero senza senso.
Fortunamatamente è riuscito a controllare batteri ben più difficili, Pseudomonas Aeruginosa in primis, ed altri enterobatteri.
Se davvero il suo C. G. è così poliantibiotico resistente credo che ci siano pochi margini per un trattamento terapeutico: non conosco se il cloramfenicolo, a cui il batterio potrebbe essere sensibile, sia stato già usato o sia stato testato in vitro.
Quello che deve aspettarsi è una persistenza dei sintomi che deve essere gestita da un urologo.
I probiotici sicuramente sono indicati.
Saluti cordiali,
Caldarola.
[#2] dopo  
Utente 105XXX

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Buonasera dottore

Si in effetti avevo già posto il problema a suo tempo.
Le spiego in breve la situazione, in questi lunghi 8 anni dall'infezione mi sono documentato e credo, nella mia modestia, di aver capito alcune cose.

La resistenza non è dovuta ai tentativi antibiotici ma dal luogo (ospedale) dove è stato preso il battere.
Infatti già otto anni fa risultava resistente a tutti i carbapenemi e alle penicilline, nonché a tutti i chinoloni e agli altri antibiotici.
La cosa più strana però è che in vitro sembra sensibile ad alcuni antibiotici (gentamicina, doxiciclina, tigeciclina, Linezolid) ma poi in vivo non funzionano.
La risposta che mi sono dato è che probabilmente si tratta di un germe con vari ceppi o con ulteriori meccanismi di persistenza non valutabili tramite gli esami.

Non credo nemmeno si tratti di un problema di prostata ma solo di un fatto di resistenze, infatti la tigeciclina doveva per lo meno ridurre l'eritema presente sul meato perché trattasi di farmaco per le infezioni della pelle, invece non ha fatto nessun effetto.

Il laboratorio che lo ha isolato un mese fa prima del trattamento con Tigeciclina è altamente specializzato ma comunque ha avuto difficoltà a individuarlo perché all'inizio sulle piastre veniva nascosto da una carica di pseudomonas che una volta trattata, sempre in presenza di forti sintomi, ha lasciato spazio a quello che secondo noi è la vera causa di tutto e cioè il corynebacterium.

Le faccio presente che, sempre dal basso della mia ignoranza, il germe resiste anche alla teicoplanina e vancomicina, oltre che a tutte le penicilline e carbapenemi.

Il farmaco di cui mi parla (cloramfenicolo), sinceramente non lo conosco, e credo non sia mai stato provato contro questo tipo di germe quindi non riesco a capire se potrebbe essere valido.

Vorrei, cortesemente chiederle alcune cose:
1. Esiste, anche fuori Italia un centro specializzato in questo tipo di affezioni, dotato di un laboratorio proprio dove potrei ottenere risposte più accurate ?
Come ben capisce sono disposto a tutto.
2. Stando allo stato dell'arte odierno in tema di antibiotici c'è una prospettiva temporale in cui potrebbe uscire un farmaco atto a superare queste particolari resistenze incrociate?
3. Nessuno conosce bene questo tipo di battere, al di la delle resistenze, a cosa potrebbe essere paragonato? ad un Ureplasma? o ad una Clamidia? nel senso che potrebbe darmi stenosi uretrali o solo i sintomi attuali? Le faccio presente che solo da 9 mesi ho iniziato a soffrire di uretrite ( credo solo la parte distale dell'uretra). Purtroppo è una domanda stupida ma veramente anche i miglior infettivologi ne sanno poco.
4. Ho 39 anni , nel caso, volessi un figlio è possibile attingere a metodi di pulitura dello sperma per evitare rischio affezioni per la partner?

La ringrazio dell'attenzione.
saluti



[#3] dopo  
Dr. Vincenzo Caldarola
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Gentile Signore,
io conosco la versione che racconta lei e un lungo elenco di antibiotici, tra cui alcuni francamente inutili per curare una prostatite, come le ho scritto ieri.
E' sicuro che, dopo essersi bene informato, ella non abbia fatto terapia "motu proprio"? Farmaci di cui è vietato il commercio in Italia perchè per uso ospedaliero possono essere facilmente reperiti alla Farmacia Vaticana con ricetta bianca di qualunque medico.
Il Corynebacterium glucuronolyticum è un patogeno delle vie urinarie e la letteratura internazionale è concorde nel consigliare l'isolamento e la cultura con ABG essendo il germe sensibile agli antibiotici glicopeptidici, alle tetracicline, e anche ai fluorochinoloni.
Legga questo link che troverà interessante:
http://www.idcasereports.com/article/S2214-2509%2815%2900009-8/abstract?cc=y=
A questo punto la domanda diventa necessaria: Ella si è mai ricoverato o rivolto presso una U.O. di Urologia o di Microbiologia di alta specializzazione per sottoporsi a una valutazione clinica e biomolecolare del germe che si ritiene causa delle sue sofferenze?
Non è necessario andare all'estero per queste cose: a Roma c'è lo Spallanzani e a Milano c'è il Sacco che sono abilitati al trattamento dei pazienti con febbri virali emorragiche: immagini se non hanno la competenza per isolare e valutare un Corynebacterium e se sia questo la causa effettiva dei suoi disturbi urinari o abbia "compagni" validi ed efficienti più di lui.
Perchè, mi chiedo se, quando il germe è stato isolato, era già resistente a tutto come riferisce lei, che senso ha avuto assumere tutti gli antibiotici che ha assunto creando una pletora di resistenze crociate e con la certezza che sarebbero seviti a nulla?
Io capisco e comprendo il suo disagio, ma forse se si fosse affidato subito in mani altamente qualificate avrebbe potuto risolvere il problema.
La mancanza di risposta terapeutica della balanite alla Tigeciclina non è detto che sia legato alla resistenza verso questo antibiotico semisintetico: potrebbe coesistere una doppia infezione di cui una da miceti che ovviamente non risente del trattamento. Anche qui non servono supposizioni più o meno scientifiche, serve professionalità ed eccellenza.
Infine, le ribadisco che non sempre alla sensibilità in vitro corrisponde identica sensibilità in vivo, nella quale entrano in gioco numerosi altri fattori: a maggior ragione andavano scartati dall'inizio tutti gli antibiotici a cui lei dice che il germe dimostrava, dopo l'isolamento, resistenza.
Concludo consigliandole di attuare fino alla fine delle festività una terapia sintomatica e poi di contattare, in Italia, centri di eccellenza infettivologici e urologici dove con molta probabilità potrà trovare valide indicazioni per la soluzione del suo, ormai annoso, problema.
Per il momento l'armamentario terapeutico di cui disponiamo contro i batteri è quello noto bene anche a lei: la colpa delle resistenze multiple è ascrivibile anche all'uso sconsiderato ed empirico che si è fatto di antibiotici, come i carbapenemi e i glicopeptidici, e che si continua a fare, oltre che alla spontanea selezione naturale batterica.
Auguri, dunque, per un "risolutivo" 2016.
Caldarola.