mani  
 
Utente 498XXX
Ciao, ho 18 anni e tra pochi giorni ho il mio esame di maturità. La verità è che penso che andrà male. Esco da una relazione di 2 anni con un ragazzo dopo che lui mi ha maltrattata sia alzando le mani e sia usando parole forti nei miei confronti, io ancora cerco in qualche modo di fargli capire che ha sbagliato e che nessuna donna si merita questo ma lui non capisce. Io sono stata e credo di essere ancora tanto innamorata di lui infatti non riesco più a studiare, non riesco più a ridere o a mangiare come prima, perché mi sento sola e sembra che non ci sia nessuno capace di comprendermi. La verità è che ho pensato addirittura di morire, molte volte, perché mi sono aggrappata alle parole che lui mi diceva e c’ ho persino creduto. Ho cercato di sfogarmi con sua sorella, lei mi ha rivelato che da piccolo veniva bullizzato per giustificarlo. Io sono andata da lui a dirgli che avrebbe dovuto fidarsi di me che io non ero come quelle persone che L avevano ferito e soprattutto che se avesse ancora alzato le mani sarebbe stato lui quello debole. Alla fine però è finita male perché avevo giurato alla sorella che di quello che mi aveva detto non sarebbe uscito niente dalla mia bocca. Così ho litigato anche con lei e ha smesso persino lei di proteggermi. La verità è che sento di aver sbagliato tutto nella mia vita e non riesco a reagire, mi sento immobilizzata ma questo non posso permettermelo perché ho tantissime cose da fare, come la maturità e l’esame al conservatorio. Ho bisogno che qualcuno mi faccia capire che non è la fine la fine del mondo e soprattutto che mi dica che si può ricominciare anche senza la persona che tanto si ama e che tanto mi ha distrutta. Ad oggi io mi considero pazza perche dopo quello che mi ha fatto io ancora parlo di lui... ma non riesco a mettere un punto definitivo a tutto questo. Anche se mi faccio forza dopo un po’ crollo completamente.
[#1] dopo  
Dr.ssa Sabrina Camplone
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Gent.le Ragazza,
sarebbe necessario e urgente rivolgersi di persona ad uno psicologo, non per curare una presunta patologia, ma per esprimere ed elaborare le emozioni e le esperienze temo traumatiche che hai vissuto.
La tua sofferenza non va colpevolizzata ma, al contrario, rispettata.
Inoltre sarebbe importante che anche i tuoi familiari siano coinvolti in modo che tu possa sentirti sostenuta e protetta, come sono i rapporti con loro?