parto  
 
Utente 482XXX
Buonasera, sono una ragazza di 28 anni seguita dal csm della propria zona da 8 anni, per lieve disturbo borderline e sono mamma da 7 mesi e mezza. durante la gravidanza ho continuato a prendere l antidepressivo poi scalato in accordo con la mia psichiatra nell' ultimo trimestre. Non sono pericolosa, ho soltanto più problemi di ansia rispetto alla gente "normale" e forse anche questo quesito che sto per porvi riguarda proprio la mia ansia, in pratica dopo il parto mi e' stata fatta una consulenza psichiatrica dove mi hanno fatto alcune domande ed infine hanno scritto sul referto di dimissione che e' tutto nella norma....pero' c'e' un però....io questa consulenza come la chiamano, non l ho vissuta affatto bene...l ho vista come un voler mettere in discussione il mio essere madre e sinceramente mi sta venendo la paura che per un eventuale prossima gravidanza in futuro possano rifarmela, non perché io abbia qualcosa da nascondere ma perché come ripeto non ho vissuto per niente bene il fatto che mi abbiano fatto questo colloquio....di solito lo fanno a chi reputano pericolosa? E' possibile che per un altra gravidanza possano anche non farmelo? Mi sono sentita violata nella mia privacy perché io gli avevo raccontato che andavo al csm...
[#1] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo
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MAGLIE (LE)
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Gentile utente,

credo che come lei stessa dice, le domande che ci pone e anche il pensiero percepito che la consulenza psichiatrica sia stata una violazione di privacy, possano avere una base ansiosa.

in determinati casi, viene richiesto un consulto psichiatrico quando, come in questo caso, c’è una diagnosi di disturbo di personalità. Ma il tutto costituisce un iter formale che evidentemente nel suo distretto sanitario viene applicato di default...

Non ci rimuginerei su quanto accaduto anche perché il pensiero: “l ho vista come un voler mettere in discussione il mio essere madre“ è un suo modo di vedere e percepire ciò che è accaduto ma che, considerando quanto detto sopra, non corrisponde a realtà oggettiva ma a routine sanitaria. Non si mettono in discussione le sue competenze materne.

Ora, considerando che il medico che le ha fatto il consulto, verosimilmente non la conosce clinicamente quanto invece gli specialisti del CSM dove è in cura; e quindi non è una paziente di quello psichiatra, si sono dovuti attenere ad un protocollo dato che c’è una diagnosi di disturbo borderline e che una persona Borderline può anche agire in modo pericoloso. Quindi, determinati step sanitari vanno applicati.

Per questo non ci darei peso a quanto accaduto suggerendole di continuare a seguire le terapie proposte dal suo CSM senza oltretutto andare a pensare già da ora se alla prossima gravidanza verrà seguito lo stesso iter...

Adesso lei è mamma e ha bisogno di tranquillità e, sempre con tranquillità di continuare a riferirsi ai suoi specialistici che la conoscono.

Cerchi di godersi il momento attuale. Pensare al futuro non le torna utile perché mantiene una situazione di ansia.

Molti auguri!
[#2] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti
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Gentile utente,

Lei lamenta che "..dopo il parto mi e' stata fatta una consulenza psichiatrica dove mi hanno fatto alcune domande.."

Mi sembra "normale"
considerata la situazione che ha dato luogo anche qui a qualche decina di Consulti.
La consulenza sarà stata imputabile alla necessità di tutelare il figlio. E questo è comprensibile e rispettabile: un neonato è molto fragile.

Non applichi il Suo pensiero sul futuro:
il presente è ORA
e il Suo bambino ha bisogno di una mamma serena (il più possibile).

Saluti cordiali.
Carla Maria Brunialti
[#3] dopo  
Utente 482XXX

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Cari dottori, innanzitutto grazie per le risposte,
Qui il problema credo che stia a monte, io penso che non sia giusto il voler fare di tutta un erba un fascio, anche perché io ho soltanto dei tratti borderline e la diagnosi risale a 4 anni fa, quindi come dice la mia psichiatra, non avrebbe neppure più Valenza...
io non vivo affatto bene questo fatto che io abbia una diagnosi scritta (quando molte persone magari stanno peggio di me ma non si sono mai fatte seguire), la cosa che mi preoccupa e' che ogni volta che dico la parola "borderline" molte persone la attribuiscono all' essere pericolosi o all' autolesionismo...invece esistono vari tipi di borderline e io sono proprio un caso lieve....la mia "colpa e' stata quella di farmi seguire 4 anni fa in una clinica dove lavorano con il disturbo borderline e naturalmente dai test che ti fanno qualcosa esce fuori...ma pensateci bene....chi di noi in fondo non ha qualche tratto di qualche personalità?
Appunto perché non mi conoscono e non conoscono il mio passato clinico mi scoccia che possano pensare che io sia pericolosa solo perché ho questa diagnosi scritta da qualche parte....allora una persona prima di farsi seguire ci pensa due volte perché poi avrà più problemi che altro....Non sto dicendo che non abbiano fatto bene a farmelo, dico solo che magari se io non avessi avuto questa" etichetta " sarebbe passato tutto inosservato, poiché io come vi ripeto non sono pericolosa....ora mi chiedo a cosa sia giovato farmi fare quei test 4 anni fa se poi la privacy viene violata in questo modo....uno si fa curare x stare meglio, non per avere ripercussioni sul futuro.....
Tutto questo per dire che spesso se una persona vive in tranquillita' senza ansia,
L ansia te la mettono gli altri.... grazie!
[#4] dopo  
Utente 482XXX

Iscritto dal 2018
Dottoressa Carla Brunialti , lei dice "per la necessità di tutelare il figlio", tutelare da cosa? Io non sono pericolosa...allora avrebbero dovuto farmi un colloquio con gli assistenti sociali...purtroppo per come funziona questa soceta' nulla esclude che per la prossima gravidanza possano farmelo, ma a quel punto allora mi muovero' come dovuto perché queste cose vanno fatte se c e' un reale motivo e sopratutto delle prove....Non si spaventa una madre così inutilmente....
[#5] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo
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Gentile utente,

proprio perché lei presenta dei TRATTI Borderline (quindi verosimilmente si tratta di DDP sub-clinico) che “l’etichetta” nosografica che le hanno attribuito in sede diagnostica 4 anni fa, non dovrebbe spaventarla ne rispetto al giudizio degli altri ne rispetto a quello che accadrà o meno con una futura gravidanza.
Su questo punto concordo con la sua psichiatra.

Qualsiasi tipo di diagnosi (che venga fatta da un/una collega psicologo psicoterapeuta o da un medico psichiatra) non rappresenta MAI una carta d’identità per il fatto che la diagnostica in psicopatologia è impostata in modo dimensionale. Ovvero non è mai polarizzata: o tutto bianco o tutto nero, perché si considerano “le sfumature di grigi” che stanno tra il polo del bianco (niente= assenza di patologia) e quello del nero (tutto=presenza di tutti i criteri diagnostici che identificano un problema).
Quindi c’è un continuum da considerare tra i due poli che ci dice che ogni persona che viene sottoposta a processo psicodiagnostico non è mai uguale ad un altra persona con la stessa diagnosi perché inevitabilmente presenta:
- modalità di funzionamento emotivo, cognitivo e comportamentale che differiscono per: intensità, frequenza, durata e livello di gravità dei sintomi dall’altra persona;
- sintomi diversi pur rientrando nello stesso quadro diagnostico.
Infatti, come dice lei, non è assolutamente detto che vengano presentati sintomi come l’aggressività e l’autolesionismo.

Quanto le ho detto è ben noto alla comunità scientifica dei professionisti che si occupano di salute mentale. E quindi, ad esempio, se il sintomo della pericolosità/aggressività non è presente, nessuno la considererà mai una persona pericolosa.

Si rassereni, la sua psichiatra di fiducia la conosce bene, si fida di lei. È con lei che dovrà continuare a confrontarsi, mica con la burocrazia?
[#6] dopo  
Utente 482XXX

Iscritto dal 2018
Grazie dottor Pizzoleo, mi ha un pochino rasserenata (parlare con voi del settore mi rasserena quasi sempre, questo e' un altro motivo per cui faccio sempre una "capa tanta" alla mia psichiatra quando vado da lei a fare i colloqui), tuttavia io non riesco ad accettare questo evento che mi e' accaduto proprio perché non mi sento così grave (se per esempio fossi stata una consapevole di avere un problema abbastanza grave me ne sarei stata zitta e buona e avrei solamente ringraziato che non mi fossero stati mandati gli assistenti sociali), invece io non riesco ad accettare il fatto che a quanto pare x questa analisi sub clinica io avrò sempre dei problemi...questo della mia paura per una mia prossima gravidanza potrebbe sembrare una paranoia e invece dietro nasconde la mia paura che io possa essere ancora una volta giudicata per aver dichiarato di aver avuto problemi in PASSATO, lei pensa che anche se io non prendessi più farmaci (quindi x una prossima accettazione in ospedale non dovrei dichiararli) mi rifarebbero di nuovo un colloquio? Pensa che aprirebbero una nuova cartella o utilizzerebbero quella vecchia dove stanno scritti tutti i cavoli miei? Quand e' che questa soceta inizierà a vedermi come una persona normale.....spesso mi pento di aver messo piede su quella clinica, si entra in un circolo vizioso a fare tutti questi esami e test...Non ti lasciano mai in pace.....
[#7] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo
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MAGLIE (LE)
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“io non riesco ad accettare il fatto che a quanto pare x questa analisi sub clinica io avrò sempre dei problemi...”
E chi glielo dice che avrà sempre dei problemi? Questa è ansia.
Dove sta scritto che avrà problemi?
Ne siamo certi? No!
Questa è ansia associata a scarsa tolleranza dell’incertezza sul futuro e rimuginio (che altro non sono che componenti dell’ansia stessa).

Vede come le due domande che fa circa i farmaci e la possibilità che apriranno una nuova cartella clinica o useranno la vecchia, sono proprio domande dettate dall’ansia?

Per questo, la re-invito a pensare al presente perché l’ansia:
• è una emozione che non fa bene a lei, a suo figlio e alla vostra relazione affettiva.
• è una emozione che porta a pensare in modo “pauroso” ad un futuro che non è assolutamente detto che si realizzi.

Ci siamo?

Quindi direi, come le abbiamo suggerito, di godersi il presente stando nel QUI ED ORA.
senza pensare al passato che non possiamo cambiare e ad un futuro che non conosciamo.

Ecco, potrebbe confrontarsi con la sua psichiatra proprio su questi aspetti ansiosi e trovare una soluzione che torni utile a lei e al suo essere madre.
[#8] dopo  
Utente 482XXX

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La ringrazio dottor Pizzoleo per avermi rasserenata. Quanto alla dottoressa Brunialti ringraziando anche lei per la risposta, vorrei comunque precisare che magari una persona chiede i consulti perche' si ritrova senza nessuno con cui parlare o sfogarsi su queste tematiche nella vita di tutti i giorni, e non e' che per forza una persona debba essere fuori di testa solo perche' chiede dei consulti. Sicuramente sono una ragazza che ha bisogno di un po' di aiuto per quanto riguarda la mia ansia, ma non di certo ai livelli da dover tutelare mio figlio...Non si tutela un figlio per un po' di problemi di ansia o di apatia. Grazie mille e scusate il disturbo
[#9] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo
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Nessun disturbo.

In bocca al lupo per tutto!
[#10] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti
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ROVERETO (TN)
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Gentile utente,

mi dispiace che Lei abbia interpretato la frase come un MIO punto di vista.

In realtà la MIA frase diceva:
"La CONSULENZA sarà stata imputabile alla necessità di tutelare il figlio"
ed era riferita alla SUA frase Nel consulto "..mi e' stata fatta una CONSULENZA psichiatrica ecc.."

Ero chiaro che cercavo di farLe "vedere" il punto di vista dei Servizi presso i quali è seguìta, che seguono dei protocolli già definiti.
Talvolta ci si sente vittime di cattivere, quando si tratta unicamente della procedura standard (per quanto tavolta disumanizzante).

Considerato tale fraintendimento iniziale, mi fa piacere che abbia trovato nel mio Collega maggiore corrispondenza alle Sue esigenze.