Tutto quello che poco si conosce dell’AIDS: come è iniziata, perché è iniziata. E come sta andando. L'importanza del profilattico.

Tutto quello che poco si conosce dell’AIDS: come è iniziata, perché è iniziata.

L’origine.

Il virus HIV della scimmia (scimpanzé africani), già presente in Africa da moltissimi anni, sarebbe passato all’uomo tramite ferita da morso o per contatto sessuale; ma soltanto all’inizio degli anni 80 avvenne la svolta.

Il primo crocevia d’infezione è stata l’isola di Haiti nei Caraibi. Due peculiari fenomeni sociali, infatti, caratterizzavano quest’isola:

a) da Haiti transitava il commercio clandestino di sangue che dall’Africa era diretto negli USA;

b) Haiti era una meta favorita per le vacanze degli omosessuali maschi americani.

 

Questi due fenomeni possono avere favorito sia la mutazione del virus che la trasmissione dell’epidemia, come motiverò più avanti.

In realtà, l’origine di questo virus potrebbe risalire a molti anni prima; il virus, all’inizio poco patogeno, col passare degli anni e dei comportamenti sociali e sessuali, era destinato a mutare, diventando molto patogeno per l’uomo.

L’AIDS ha cominciato a diffondersi negli omosessuali maschi americani e nei pazienti emofiliaci che avevano subito emotrasfusioni.

Fece scalpore nel 1985 la notizia della morte per AIDS dell’attore Rock Hudson, considerato eterosessuale dotato di notevole sex appeal, ma in realtà già da tempo oggetto di pettegolezzi su una sua presunta preferenza omosessuale; questa notizia diede avvio all’interessamento dei mass-media dell’AIDS.

 

Storico il bacio in bocca dato all’attrice Lynda Evans sul set di Dynasty; l’attrice, dopo la notizia della malattia di Rock Hudson, si sottopose a controlli medici, risultandone non infettata (infatti, il virus HIV non si trasmette col bacio).

 

Perché l’AIDS all’inizio ha colpito maggiormente gli omosessuali maschi negli USA?

Per varie ragioni:

  • la loro frequentazione vacanziera dell’isola di Haiti;
  • l’abitudine di frequentare, da parte di molti omosessuali, alcuni club esclusivi delle grandi città americane; si trattava di veri e propri complessi dotati di tutto: stanze d’albergo, sauna, palestre, piscine. In questi club si viveva una promiscuità sessuale assai spinta, che favoriva numerosi rapporti sessuali con diversi partners, addirittura anche decine di rapporti sessuali nell’arco di un solo week end.

 

Perché il virus della scimmia sarebbe mutato, diventando patogeno per l’uomo?

Per ragioni di ordine biologico.

Nei ripetuti rapporti anali, lo sperma, penetrando nell’organismo attraverso micro-lacerazioni della mucosa, costringeva il sistema immunitario a produrre anticorpi contro gli spermatozoi, in quanto questi venivano riconosciuti come corpi estranei. La continua ed abnorme iperstimolazione immunitaria, a lungo andare, deve avere indebolito tutto il sistema di difesa immunitario dell’organismo; così, il virus ha potuto mutare, adattandosi al nuovo ospite, fino a trasformarsi in una temibile causa di malattia.

 

Come è stato appurato che si trattava di una malattia infettiva?

All’inizio venivano osservati soggetti che presentavano un grave indebolimento delle difese immunitarie. Di qui, prima ancora di scoprire che si trattava di un virus, tale sindrome fu chiamata AIDS, che è l’acronimo inglese di Acquired Immune Deficieny Syndrome, cioè Sindrome da ImmunoDeficienza Acquisita (in francese, SIDA).

In pratica, questi malati andavano incontro a molte infezioni, a dimagrimento, a gravi infestazioni da Candida, fino alla morte per cachessia (grave deperimento organico).

Una brutta polmonite era causata da un parassita, un protozoo, la Pneumocystis carinii.
Altri si ammalavano di un raro tumore dei vasi sanguigni, il sarcoma di Kaposi.

Questi casi venivano osservati solo in giovani soggetti omosessuali maschi. Perciò, all’inizio questa strana sindrome immunodeficitaria venne chiamata “immunodeficienza gay-correlata” o “cancro dei gay”.

La sindrome cominciò a colpire anche i malati di emofilia che subivano trasfusioni di sangue.
Per la prima volta si osservò che la sindrome colpì anche un bambino nato da madre ammalata.

Analizzando la localizzazione geografica di tutti questi casi, si scoprì che spesso si trattava di omosessuali che avevano avuto reciproci e incrociati rapporti sessuali, stessa città, stesso quartiere, perfino stesso condominio, frequentatori degli stessi club, amici dello stesso gruppo.

 

Se ne dedusse che la causa della malattia doveva essere per forza a trasmissione infettiva, tramite rapporti sessuali e con le trasfusioni di sangue, e si sospettò che fosse un virus. In pratica, l’AIDS è la prima malattia infettiva scoperta come tale con solo metodo matematico-statistico; su questa base, si cominciò a lavorare per la scoperta del virus. Il virologo francese Luc Montagnier riuscì ad isolare il virus e nell’aprile 1984 si annunciava ufficialmente che si trattava del virus dell’AIDS.

Quasi contemporaneamente lo stesso virus fu scoperto anche dallo statunitense Robert Gallo. Questo virus fu denominato HIV (Human Immunodeficiency Virus).

I due scienziati si contesero a lungo la paternità della scoperta; oggi tutti concordano che entrambi hanno fatto la scoperta, indipendentemente l’uno dall’altro; ma stranamente solo Luc Montagnier nel 2008 ha ricevuto il premio Nobel per la medicina.

 

Perché il virus dell’AIDS si chiama retrovirus?

Il DNA è l’acido desossiribonucleico, che contiene tutte le informazioni genetiche necessarie per la sintesi dell’RNA e delle proteine. E’ composto da 4 basi azotate, che, variamente disposte in sequenza, formano, per esempio, il nostro codice genetico. Il DNA viene trasformato in una molecola intermedia detta RNA, che conduce alla sintesi proteica.

I virus altro non sono che frammenti di DNA, che come tali (al contrario dei batteri, che sono entità unicellulari), hanno bisogno della cellula per potersi moltiplicaree, quindi, possono farlo solo al loro interno.

Alcuni virus sono frammenti di RNA, che, per replicarsi, devono fare un processo “a ritroso”, ovvero ritrasformarsi in frammenti di DNA, per potersi replicare.

L’HIV è un RNA-virus, ecco perchè si chiama retrovirus.

 

Quanti tipi di virus HIV sono stati trovati?

Vi sono 2 ceppi: HIV-1 e HIV-2; il primo è prevalente in Europa e America.

 

Come ci si può contagiare dal virus dell’AIDS?

Il virus colpisce sia omosessuali che eterosessuali tramite rapporti sessuali non protetti e i tossicodipendenti che fanno uso di siringhe usate. Infatti, non esistono più categorie a rischio, ma solo comportamenti a rischio. Anzi, in Italia, fin dai primi tempi dell’epidemia, sono stati proprio gli omosessuali ad essere i meno contagiati, perché le loro associazioni hanno fatto fin da subito opera di sensibilizzazione sull’uso del profilattico.

Per i rapporti sessuali non protetti da profilattico, in ordine di gravità del rischio: rapporto anale sia passivo che attivo, rapporto vaginale sia passivo che attivo, rapporto orogenitale attivo.

Un certo numero di casi di AIDS riguarda figli di madri malate (trasmissione “verticale” durante gravidanza, parto e allattamento).

Nessun rischio ormai con le trasfusioni di sangue, perché vengono rigorosamente testate.

 

Quanti sono oggi nel mondo e in Italia i soggetti sieropositivi?

Oggi risultano infette dall’HIV circa 55 milioni di persone nel mondo, distribuite in tutti i continenti.

In Italia si sono registrati fino a dicembre 2008 circa 60.000 casi di AIDS, di cui 39.000 morti; i soggetti sieropositivi viventi sono almeno 150.000.

 

Che differenza c’è tra sieropositività all’HIV e AIDS?

Una enorme differenza; sieropositivo vuol dire portatore del virus ma non necessariamente malato di AIDS; oggi, con le moderne terapie antiretrovirali, si riesce a prolungare parecchio questo stato di sieropositività senza malattia.

Purtroppo sta aumentando il numero di soggetti che vengono diagnosticati già in fase di AIDS conclamata, a causa della diminuita prudenza nei rapporti sessuali a rischio; si stima, infatti, che 1 sieropositivo su 4 non sa di esserlo, anche perché il contagio è asintomatico e una persona può restare anche per anni nella sola condizione di sieropositività.

 

Come si può evitare il contagio?

Per i tossicodipendenti le raccomandazioni si sono rivelate poco efficaci; la maggior parte mostra un disinteresse nell’usufruire di servizi come la distribuzione di siringhe sterili e tantomeno sono inclini all’uso dei profilattici.

Il trattamento metadonico, tuttavia, li rende più recettivi alle misure di prevenzione e alle terapie antiretrovirali in caso di infezione da HIV o AIDS già conclamato; ciò riduce anche il rischio di infettare gli altri.

 

Per evitare il contagio bisogna usare SEMPRE IL PROFILATTICO se non si conosce il partner o se lo si conosce poco. Il profilattico va usato anche nei rapporti orogenitali passivi, sebbene questi siano a minore rischio. Non si dimentichi che il profilattico serve anche ad evitare altre malattie a trasmissione sessuale (MTS).

Turberò i penbensanti, ma io sostengo che il profilattico andrebbe distribuito gratis, perché è il solo mezzo efficace per evitare il contagio, soprattutto ai giovani, che data la loro età e a volte imprudenza, sono i soggetti piu esposti.

 

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, si rimanda all’articolo del dr Arduino Baraldi “Modalità di trasmissione e tests diagnostici per HIV”.

 

Fonti

Ministero della Salute, OMS, Lezione magistrale tenuta dal Prof. Mauro Moroni al mio corso di Specialità in Igiene e Medicina Preventiva.