Si intende per emicrania senz'aura quella forma di cefalea di tipo emicranico che non è preceduta da sintomi tipici che vengono definiti "aura".

INTRODUZIONE ALLE CEFALEE

Le cefalee rappresentano una delle patologie neurologiche di più comune riscontro sia per il medico di medicina generale sia, a maggior ragione, per il neurologo. Si stima che circa il 90% della popolazione accusi almeno una volta nella vita il “mal di testa”. Considerando invece le forme ad elevata frequenza è stato calcolato da dati epidemiologici che il 15% della popolazione ha dolore almeno una volta al mese, il 4% almeno 15 giorni al mese e l’1-2% quasi quotidianamente.
Le cefalee vengono distinte innanzitutto in due grandi gruppi: primarie e secondarie.
Si dicono primarie quelle non provocate da alcuna patologia nota; sono invece secondarie le cefalee sostenute da altre malattie, sia neurologiche che non neurologiche. Le cefalee primarie sono di gran lunga le più frequenti ed hanno un grande impatto sulla qualità della vita di questi pazienti. Vengono classificati più di 35 tipi e sottotipi di cefalea primaria e tra questi l’emicrania è una delle forme cliniche più rilevanti.

 

EPIDEMIOLOGIA DELL’EMICRANIA 

 La prevalenza dell’emicrania, cioè la percentuale di soggetti affetti in una popolazione, nei Paesi occidentali è compresa tra il 4% e il 9,5% nei soggetti di sesso maschile e tra l’11% e il 25% nel sesso femminile. In rapporto all’età ne soffre il 3% circa dei bambini, poi aumenta progressivamente da 12 anni ai 40-45 anni per poi diminuire nuovamente. Nella terza età la percentuale è bassa (1-3%). Si stima che ogni anno ci siano 24 nuovi casi ogni 1000 abitanti nelle donne e 6 nuovi casi negli uomini.

 

CLASSIFICAZIONE DELL’EMICRANIA 

Nell’ultima classificazione l’International Classification of Headache Disorders   distingue, per l’emicrania, sei sottocapitoli:

- Emicrania senza aura 

- Emicrania con aura (con le seguenti forme):

1.2.1 Aura tipica con cefalea emicranica
1.2.2 Aura tipica con cefalea non emicranica
1.2.3. Aura tipica senza cefalea
1.2.4  Emicrania emiplegica familiare
1.2.5 Emicrania emiplegica sporadica
1.2.6 Emicrania di tipo basilare

- Sindromi periodiche dell’infanzia precursori dell’emicrania

1.3.1 Vomito ciclico
1.3.2 Emicrania addominale
1.3.3 Vertigine parossistica benigna dell’infanzia

- Emicrania retinica

1.5   Complicanze dell’emicrania
1.5.1  Emicrania cronica
1.5.2  Stato emicranico
1.5.3  Aura persistente senza infarto
1.5.4. Infarto emicranico
1.5.6  Epilessia indotta dall’emicrania

1.6 Emicrania probabile
1.6.1 Emicrania senza aura probabile
1.6.2 Emicrania con aura probabile
1.6.3 Emicrania cronica probabile

Mi scuso con il lettore per questo lungo e noioso elenco che ho ripreso direttamente dall’ultima classificazione internazionale ma l’ho voluto riportare per completezza scientifica.
Da questo momento in poi ci dedicheremo alla forma clinica presente nella stragrande maggioranza dei pazienti emicranici, cioè all’emicrania senz’aura.

 

Emicrania senz'aura

Definizione

Si intende per emicrania senz'aura quella forma di cefalea di tipo emicranico (vedi sotto) che non è preceduta da sintomi tipici che vengono definiti "aura", cioè un'emicrania che insorge già come tale.

A QUALE ETA’ SI MANIFESTA PIU’ FREQUENTEMENTE?

Le percentuali più alte si manifestano tra 20 e 60 anni.

 

C’E’ DIFFERENZA DI DISTRIBUZIONE TRA I DUE SESSI?

Sì, è nettamente più frequente nel sesso femminile con un rapporto di 2-3 a 1, cioè ogni 2-3 donne viene colpito un uomo.

 

QUANDO INSORGE IN GENERE IL PRIMO ATTACCO?

Il primo attacco insorge più frequentemente in età giovanile; infatti, nella metà dei casi si verifica tra i 10 e i 20 anni di età e un altro terzo si verifica tra 20 e 30 anni; In casi molto rari il primo attacco si scatena dopo i 50 anni. Anzi, dopo questa età, l’emicrania si riduce spontaneamente di intensità.

 

CARATTERISTICHE DELL’ATTACCO 

ESISTONO SINTOMI PREMONITORI?

Circa il 60 % dei casi manifesta dei sintomi premonitori (da non confondere con l’aura, che in questa forma, come dice il nome stesso, non è presente) che possono precedere l’attacco da qualche ora fino a circa quattro giorni prima. Questi possono manifestarsi come depressione, euforia, irritabilità, apatia, difficoltà di concentrazione, sonnolenza, dolori muscolari, aumento della diuresi, ecc..).


QUANDO PUO’ INSORGERE UN ATTACCO EMICRANICO SENZ’AURA?

In qualsiasi momento del giorno e della notte, ma è più frequente al risveglio mattutino. Può essere improvviso ma più spesso è graduale e raggiunge il massimo di acuzie in 2-3 ore. La frequenza varia da 1-2 attacchi al mese a 2-3 alla settimana. Secondo ultimi studi epidemiologici più di 3 attacchi al mese si verificano nel 40% degli uomini e in circa il 90% delle donne. Se la frequenza delle crisi supera i 15 giorni al mese per più di 3 mesi si parla di emicrania cronica.

 

QUANTO PUO’ DURARE UN ATTACCO?

Nella classificazione internazionale la durata dell’attacco è variabile dalle 4 alle 72 ore (3 giorni) se il paziente non assume farmaci. Nei bambini la durata minima è di 2 ore.

 

DOVE SI LOCALIZZA IL DOLORE?

Nel 40% dei casi è unilaterale, cioè in una metà della testa, nel 28% è bilaterale e nel rimanente 32% è variabile. Nella maggioranza dei pazienti in cui il dolore è da un solo lato della testa, il lato varia da un attacco all’altro e solo in pochi pazienti si mantiene sempre dallo stesso lato. Comunque ci sono soggetti in cui il dolore può cambiare di lato anche durante una stessa crisi e ciò si verifica quando la crisi stessa dura almeno 2 giorni.

 

QUAL E’ L’INTENSITA’ DEL DOLORE?

L’intensità è abbastanza forte tanto da costringere il paziente ad interrompere l’attività che sta eseguendo o la limita molto. Il dolore generalmente è pulsante, a volte costrittivo.

 

COME SI COMPORTA IL PAZIENTE DURANTE LA CRISI EMICRANICA?

Nella maggioranza dei casi preferisce stare a letto immobile, al buio ed evita i rumori. Qualche volta la posizione supina a letto peggiora il dolore pulsante per cui cerca una posizione quasi seduta.

 

CI SONO ALTRI SINTOMI OLTRE AL DOLORE?

Sì, i cosiddetti sintomi associati. Il sintomo più frequente è la fotofobia (forte fastidio alla luce) in circa 80% dei casi, poi la nausea  (75%) e il vomito (50%). Altri sintomi associati sono lacrimazione, forte fastidio ai rumori e ai suoni (fonofobia), alternanza di caldo e di freddo, senso di svenimento e altri sintomi minori. Questi sintomi associati sono più frequenti nelle donne.

 

ESISTONO DEI FATTORI SCATENANTI L’ATTACCO EMICRANICO?

Nella maggioranza dei casi non troviamo un sicuro fattore scatenante ma ne vengono ipotizzati tanti e alcuni con una certa sicurezza, come i fattori ormonali nella donna. Infatti la maggioranza delle donne riferisce di soffrire di emicrania soprattutto nel periodo mestruale, alcune poco prima, altre durante il flusso, altre appena finito il flusso. Sempre legato a fattori ormonali è il peggioramento che si può verificare in chi usa anticoncezionali orali. Invece la gravidanza e la menopausa comportano generalmente un miglioramento dell’emicrania.
Altri fattori che possono scatenare le crisi sono lo stress, le forti emozioni, l’insonnia, la fatica fisica, alcuni cibi e bevande come cioccolato, alcolici, formaggi, insaccati e altri cibi che il paziente che ha trovato la connessione evita di assumere. Ci sono poi dei farmaci come alcuni antipertensivi (calcio-antagonisti in particolare), estrogeni, vasodilatatori. In alcuni soggetti anche le variazioni meteorologiche, l’esposizione prolungata al sole, il fumo possono risultare fattori favorenti l’attacco.

 

QUALI TERAPIE ESISTONO?

Esistono 2 tipi di terapie: farmacologica e non farmacologica.

La terapia farmacologica va in due direzioni, una si pone l’obiettivo della risoluzione dell’attacco emicranico, l’altra quello della prevenzione. Nei pazienti che presentano poche crisi al mese (2-3) si preferisce usare farmaci contro il dolore che agiscono velocemente. Fondamentalmente questi farmaci appartengono a 3 classi: i cosiddetti FANS che sono gli analgesici più conosciuti e molto spesso abusati dai pazienti anche come automedicazione; i Triptani che sono attualmente i più utilizzati e in genere molto efficaci e con un rapido effetto; infine gli Ergot –derivati che a causa di importanti effetti collaterali soprattutto a lungo termine sono sempre meno prescritti. I Triptani sono controindicati in pazienti con problemi ischemici cardiaci o cerebrali e negli ipertesi non adeguatamente trattati.

In quei pazienti, invece, in cui le crisi sono superiori a 3 al mese e/o la loro durata è particolarmente lunga, 2-3 giorni, si preferisce iniziare una terapia preventiva. I farmaci di questa categoria sono numerosi e spesso nello stesso paziente si dovrà cercare quello efficace.
I farmaci più utilizzati di questa categoria sono alcuni Calcio-antagonisti, Beta-bloccanti, Inibitori della ricaptazione della serotonina, Antagonisti serotoninergici e Antiepilettici.

 

E LE TERAPIE NON FARMACOLOGICHE?

Tra queste vanno menzionate il biofeedback e l’agopuntura che in alcuni studi hanno dato buoni risultati (in alcune casistiche dal 60% al 75% di risultati positivi). Altre tecniche usate non le menziono perché non esistono ancora dati o casistiche attendibili su larga scala.