Un recente lavoro scientifico ha analizzato i risultati della mastoplastica additiva (protesi al seno per aumento volumetrico) a seconda del tipo di incisione chirurgica, posizionamento anatomico e tipo di protesi.

Nello studio sono state arruolate 4412 donne in un periodo di 10 anni.

Riguardo alle incisioni chirurgiche, l'accesso sottomammario (nel solco) è stato associato a percentuali significativamente inferiori di contrattura capsulare, cattivo posizionamento delle protesi e richiesta di procedure secondarie rispetto a accessi periareolari (intorno al capezzolo) o ascellare.

Sul posizionamento anatomico, le protesi sottopettorali erano meno soggette a contrattura capsulare rispetto alle sottoghiandolari.

La superfice testurizzata (lievemente zigrinata) ha mostrato una percentuale significativamente inferiore di contrattura capsulare rispetto alle protesi a superficie liscia.

L'alto numero di pazienti arruolati è sicuramente la chiave di forza di questo lavoro anche se vi sono differenze significative in numeri tra i vari gruppi: 90% protesi anatomiche testurizzate contro il 6% lisce, 87,1% di incisioni solco sottomammario contro l'11,4% di incisioni periareolari e 1,5% di incisioni ascellari.

Riguardo al posizionamento l'82,9% aveva protesi sottomuscolari mentre il 13,8% sottoghiandolari.

Queste discrepanze però vanno anche lette sulle preferenze globali dei chirurghi plastici, normalmente maggiormente rivolti verso le percentuali più alte...più comune ovunque la mastoplastica con incisione nel solco sottomammario rispetto all'approccio ascellare e cosi via.

 

Fonte: Namnoum JD, Largent J, Kaplan HM et alt - "Primary breast augmentation clinical trial outcomes stratified by surgical incision, anatomical placement and implant device type" - J. Plast Reconstr Aesthet Surg 2013 Sep;66(9):1165-72-