Il prossimo 25 novembre entrerà in vigore la norma che limiterà l'orario di lavoro dei Dirigenti Medici accogliendo una Direttiva europea.

Se imporre ai medici dei periodi di riposo può essere in linea teorica considerato giusto, alla stregua del riposo imposto agli autotrasportatori, agli autisti e ai piloti d'aereo, la peculiarità del lavoro medico potrebbe creare disagi e disservizi nella continuità della prestazione e dell'assistenza, soprattutto per alcune specializzazioni nelle quali continuità di controllo, supervisione e gestione clinica sono appannaggio delle singole competenze, non necessariamente intercambiabili in un'organizzazione di lavoro "a turni".

Un paziente seguito da un medico di fiducia che dovesse assentarsi obbligatoriamente per rispettare la normativa, o che non potesse visitarlo dovendo rispettare le 11 ore di riposo obbligatorio dopo un turno di guardia si potrebbe trovare in difficoltà, dovendo rivolgersi ad altri professionisti magari altrettanto capaci, ma che non lo conoscerebbero così bene come il "suo" medico.

Oltre a queste considerazioni i sindacati ANAAO e ASSOMED stimano che questa nuova normativa potrà essere rispettata assumendo 20.000 nuovi medici, anche se non risulta chiaro con quali coperture economiche alla luce dei recenti tagli ai fondi del Servizio Sanitario Nazionale.

A mio avviso il medico non è solo un lavoratore, ma è un ricercatore, uno scienziato e un artista (secondo quanto desumibile dal giuramento di Ippocrate), pertanto, per quanto riguarda la mia attività lavorativa di Dirigente Medico del SSN, con il 25 novembre non intendo attuare cambiamenti che possano limitare il mio impegno clinico (e morale) a discapito dei pazienti.

Nessuno potrà convincermi che il lavoro di un Medico possa essere gestito con un cronometro.

  

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