Il prurito perianale è una dei sintomi che più frequentemente conducono il paziente dal proctologo e purtroppo in un considerevole numero di casi, eseguiti tutti gli accertamenti indicati e messe in atto tutte le soluzioni terapeutiche a disposizione, resta un problema irrisolto.

Giunge ora in aiuto il risultato di un lavoro pubblicato su Colorectal Diseases ad opera di autori tedeschi che hanno identificato una nuova possibile causa e propongono una terapia efficace.

Gli Autori hanno ricercato infatti in pazienti adulti mediante tampone perianali (esame semplice ed assolutamente indolore) l’eventuale presenza di infezione da parte di un batterio noto come Streptococco beta emolitico, dal 1966 riconosciuta causa di dermatite perianale e conseguente prurito nel bambino.

I pazienti con tampone positivo sono stati poi sottoposti a terapia antibiotica mirata con uno o più cicli di terapia per bocca della durata di 14 giorni e sono state trattate le eventuali patologie contemporaneamente presenti a loro volta possibili cause di prurito (emorroidi, ragadi).

 

E’ stata infine studiato il rapporto tra scomparsa dell’infezione e scomparsa del sintomo prurito.

Nel 42 % dei casi positivi alla scomparsa dell’infezione si è osservata la scomparsa del prurito mentre nel restante 58% è stato necessario un trattamento aggiuntivo per una delle condizioni associate sopraelencate.

L’infezione quindi è presente nell’adulto molto più frequentemente di di quanto ritenuto in passato e in certi casi può estendersi ad altri distretti corporei, in particolare negli anziani, nei neonati e nei pazienti immunodepressi.

Diventa quindi fondamentale, dopo i dati di questo studio, considerare questa causa in presenza di prurito anale soprattutto in assenza di altre patologie presenti che potrebbero giustificare il sintomo.

La terapia antibiotica infatti risolve completamente il problema, una volta correttamente identificato, nella maggior parte dei casi liberando il paziente da un disturbo che incide notevolmente sulla qualità della vita.

 

Fonti: 

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23216793

kahlke V. et al, Colorectal Diseases, 2013,15, 602-607