Sono appena stati pubblicati i dati del consensus meeting tenuto a Kyoto sulla definizione, classificazione, diagnosi e terapia di gastrite e duodenite.

Il termine innanzitutto non dovrebbe essere utilizzato per definire quadri aspecifici che rientrano sotto il termine di dispepsia, ovvero cattiva digestione.

Si tratta infatti di un processo infiammatorio dello stomaco la cui diagnosi deve essere posta sulla base di reperti patologico all'esame istologico della mucosa ottenuta mediante biopsie in corso di gastroscopia.

 

La nuova classificazione ha introdotto il termine di gastrite associata a helicobacter pylori che risulta essere quella più comune.

Il meeting ha permesso inoltre di classificare gastrite e duodenite cronica e di distinguere la dispepsia conseguente ad infezione da helicobacter pylori da quella funzionale.

In presenza di gastrite associata a helicobacter pylori, l'eradicazione andrebbe sempre ottenuta utilizzando la terapia più appropriata che varia in diverse aree geografiche.

Dovrebbe poi essere sempre verificata l' avvenuta eradicazione ed in presenza di persistenti sintomi a eradicazione ottenuta porre diagnosi di dispepsia funzionale.

L'eradicazione inoltre permette di ridurre il rischio di sviluppare un cancro gastrico come è noto ma non di eliminarlo del tutto, un follow up endoscopico andrebbe quindi eseguito nei pazienti noti per essere ad aumentato rischio anche ad eradicazione ottenuta.

Il tipo di gastrite infatti è associato ad un diverso rischio di sviluppare cancro e questo dato deve essere conosciuto per proporre un follow up adeguato.

In conclusione quindi, il termine gastrite non va applicato impropriamente a tutti i pazienti che presentano una sintomatologia dispeptica ma solo a quelli nei quali una gastroscopia con biopsie hanno permesso di confermare la diagnosi.

 

Fonte:

Sugano K. Et al, Gut, 2015; 64:1-15