La scuola rappresenta un momento molto importante per la crescita dell'individuo. Il suo ruolo infatti non si esaurisce nella semplice trasmissione di concetti e nozioni, ma funge da palestra per lo sviluppo e l'allenamento di abilità cognitive, emotive e sociali che accompagneranno la persona per tutta la sua vita. Con l'ingresso a scuola viene sancito il passaggio dall'ambiente domestico, all'interno del quale i bambini e le loro peculiarità vengono accettati a priori, al gruppo dei pari, all'interno del quale ogni bambino deve riuscire a conquistare una specifica posizione all'interno del gruppo. Coloro che dispongono di specifiche abilità emotive e sociali riescono, di solito, a inserirsi con maggiore facilità, mentre altri possono essere emarginati e divenire oggetto di scherno da parte dei compagni. Poiché l'inserimento scolastico avviene durante una fase dello sviluppo abbastanza cruciale, il suo esito è molto importante e può determinare il successivo insorgere di problematiche psicologiche che potrebbero accompagnare l'individuo per tutta la vita. Per tale ragione, molte scuole adottano da qualche tempo programmi di orientamento e progressivo inserimento rivolti agli studenti delle scuole primarie e ai loro genitori. Attraverso la separazione progressiva dai genitori e attività ludiche in grado di attirare e stimolare la curiosità del bambino, l'inserimento scolastico può divenire meno problematico. Tuttavia, nonostante la loro comprovata utilità, nella maggior parte dei casi questi programmi non sono in grado di prevenire e d'intervenire su eventuali problematiche individuali, quali, per esempio, la difficoltà di gestione emotiva e comportamentale che, solitamente, è alla base del bullismo.

 

Cos'è il bullismo?

Il termine bullismo indica una serie di comportamenti di minaccia, prevaricazione o sopruso messe in atto da un bambino/adolescente nei confronti di un suo pari. Solitamente si parla di bullismo quando ci si trova in presenza di azioni:

  • sistematiche, ovvero condotte che si presentano con regolarità e che non si limitano, dunque, a un episodio singolo e circostanziato;
  • volontarie, ovvero compiute consapevolmente;
  • dannose, ovvero suscettibili di arrecare danni di natura fisica o psicologica nella vittima.

Il fenomeno del bullismo coinvolge l'intera classe in quanto prevede solitamente la partecipazione di diversi soggetti:

  • il bullo, ovvero colui che compie le azioni;
  • i sostenitori del bullo, ovvero coloro che, pur non partecipando direttamente, si schierano dalla parte del bullo, offrendogli copertura o supporto per la messa in atto dei comportamenti di minaccia;
  • la vittima, ovvero la persona che subisce le azioni del bullo;
  • i sostenitori della vittima, ovvero coloro che difendono la vittima;
  • gli spettatori, ovvero coloro che assistono alle azioni compiute dal bullo ma, per paura di eventuali ripercussioni, non si schierano né dalla sua parte, né da quella della vittima.

Proprio per tale ragione, il bullismo viene definito fenomeno "gruppale", ovvero fenomeno in grado di coinvolgere l'intera classe e, nei casi più gravi, l'intero istituto.

 

Quali possono essere le cause?

Solitamente il bullismo è legato alla presenza di difficoltà di natura emotiva sia nel bullo, sia nella vittima. I bulli infatti possono presentare difficoltà nel riconoscimento delle emozioni, nella gestione della rabbia e dell'impulsività e scarse capacità di assumere il punto di vista dell'altro (empatia). Al contrario le vittime sono spesso bambini timidi, riservati, affetti da qualche difetto di natura fisica e possono presentare difficoltà nell'espressione delle emozioni. Si tratta dunque, nella maggior parte dei casi, della medesima problematica - la gestione delle emozioni - che tuttavia si manifesta in maniera differente a seconda del soggetto.

 

Possibili conseguenze

Trattandosi di un fenomeno gruppale, le conseguenze del bullismo possono interessare l'intera classe. Solitamente, però, le conseguenze più gravi sono quelle a carico della vittima e, in alcuni casi, del bullo. Le vittime del bullismo, oltre alle eventuali lesioni fisiche, possono manifestare: fobie scolastiche, depressione, ansia, sintomi somatici, e, talvolta, arrivare addirittura al suicidio. Il bullo per contro, a causa delle difficoltà legate al controllo della rabbia e dell'impulsività, potrebbe manifestare nel corso dello sviluppo comportamenti di natura illegale (per esempio furto o danneggiamento di proprietà), dipendenza da sostanze e gioco d'azzardo, disturbo della condotta o, in alcuni casi, un vero e proprio disturbo antisociale di personalità. Le conseguenze del bullismo dunque non si esauriscono nell'immediato, ma possono protrarsi nel tempo dando adito a problematiche più complesse e difficili da trattare. Per tale ragione si tratta di un fenomeno che non può essere sottovalutato e che richiede interventi tempestivi e mirati.

 

Campanelli di allarme

Alcuni segnali possono aiutare genitori e insegnanti a individuare la comparsa di eventuali episodi di bullismo. Solitamente le vittime del bullismo iniziano a manifestare disagio relativo alla scuola. Pertanto, il rifiuto di andare a scuola, paura, pianti e la comparsa di bugie relative all'ambito scolastico dovrebbero essere accuratamente approfonditi. In alcuni casi le vittime rientrano da scuola con lesioni e lividi o con il materiale scolastico danneggiato o mancante. Possono anche assentarsi da scuola o manifestare comportamenti tipici di fasi precedenti dello sviluppo (per esempio incontinenza). Talvolta però i bambini sono così abili nel celare il proprio disagio che diviene davvero difficile individuare segni e sintomi che possano far pensare che il bambino stia vivendo un disagio. Per i genitori dei bulli invece risulta quasi impossibile individuare elementi che possano far loro pensare che il proprio figlio sia un bullo. In primo luogo perché i bulli possono essere cresciuti all'interno di famiglie abituate alla violenza o in contesti di disagio economico e sociale. In secondo luogo perché solitamente i genitori sono restii ad accettare l'idea che il proprio bambino possa essere un bullo. Infine i bulli non manifestano di solito segni evidenti, ad eccezione dell'eventuale acquisizione di oggetti o denaro di proprietà della vittima.

 

Cosa fare in caso di bullismo

Nel caso in cui un genitore sospetti che il proprio figlio possa essere vittima/autore di bullismo potrebbe cercare di parlare col bambino per raccogliere ulteriori informazioni. In tal caso è necessario utilizzare un linguaggio chiaro, semplice e un tono comprensivo e non giudicante. Lo scopo della conversazione non deve infatti essere quello d'intervenire, ma piuttosto quello di aiutare il bambino a fidarsi e a confidarsi. Raramente, i bambini possono rivolgersi autonomamente ai genitori per segnalare eventuali episodi di bullismo. In tal caso è importante che il genitore assuma un atteggiamento comprensivo e rassicurante. Posticipare la discussione, sottovalutare ciò che il bambino racconta o spingerlo a ribellarsi può essere controproducente ed esporre il bambino al rischio di ulteriori episodi di bullismo o alla chiusura.

Il secondo passo da compiere consiste nell'informare gli insegnanti e il Dirigente scolastico. Trattandosi di comportamenti che si verificano a scuola o in prossimità della stessa è opportuno che l'istituzione scolastica sia informata e che predisponga le necessarie misure di contrasto.

Quando il bullismo raggiunge livelli esasperati può essere necessario rivolgersi alle forze dell'ordine. Si tratta di situazioni che riguardano lesioni fisiche gravi, minaccia armata, o comportamenti attuati attraverso mezzi sui quali i genitori e la scuola non possono intervenire direttamente (Social media). Solitamente questi episodi interessano gli adolescenti.

 

Modalità d'intervento

Esistono diverse strategie d'intervento che possono essere utilizzate per arginare i fenomeni di bullismo. Trattandosi di un problema complesso che interessa una moltitudine di persone infatti la strategia più adeguata deve essere valutata accuratamente e adattata al contesto specifico nel quale si va ad agire. Pertanto non si può stabilire a priori quali siano le modalità da utilizzare senza prima aver condotto un'accurata analisi del problema.

Lo psicologo che si trova a dover fronteggiare eventuali episodi di bullismo dovrebbe, prima di tutto, valutare le richieste provenienti dalla scuola e dalle famiglie e solo in seguito, dopo avere attentamente valutato la situazione e il contesto, dovrebbe stilare un progetto d'intervento adeguato alle circostanze. Si tratta di solo d'interventi che richiedono la partecipazione dei genitori, degli insegnanti e dei bambini e che possono avere durata più o meno variabile.

 

L'intelligenza emotiva

Il concetto d'intelligenza emotiva, introdotto da Goleman, fa riferimento alla capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie e altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni. Si tratta dunque di una serie di abilità che comprendono la valutazione e l'espressione delle emozioni, la regolazione delle stesse e il loro utilizzo. Una persona dotata di elevata intelligenza emotiva dovrebbe essere in grado di capire cosa sta provando (o cosa provano gli altri) e di agire in maniera adeguata alle circostanze, modulando e riducendo il livello di attivazione (per esempio la rabbia intensa).

Attraverso l'intelligenza emotiva è dunque possibile insegnare ai bambini a riconoscere le loro emozioni e a regolarle, evitando escalation comportamentali che possono portare a reazioni eccessive e culturalmente inaccettabili (per esempio il bullismo). Educare i bambini alle emozioni significa dunque fornire loro delle abilità che possono evitare la comparsa di eventuali episodi di bullismo e, allo stesso tempo, offrigli degli strumenti in grado di aiutarli a gestire situazioni problematiche future che potrebbero altrimenti portare alla comparsa di disagio psicologico.

 

Come si può insegnare ai bambini?

L'intelligenza emotiva è un'abilità e, come tutte le abilità, può essere appresa e sviluppata. Esistono specifici programmi creati appositamente per i bambini che possono favorire il potenziamento di questa abilità. Si tratta di programmi di psicoeducazione che combinano concetti teorici che aiutano i bambini a comprendere, denominare ed esprimere le emozioni ad attività pratiche - di solito ludiche - durante le quali possono esercitare le abilità apprese.

Investire nell'educazione emotiva dei bambini significa offrire loro concrete possibilità di crescita e di promozione del benessere individuale e sociale.

 

La psicoeducazione applicata al bullismo

L'educazione emotiva si colloca in cima alle modalità d'intervento più efficaci per la gestione del bullismo. Attraverso il riconoscimento e la modulazione dell'esperienza emotiva è possibile infatti insegnare ai bulli modalità più congrue per esprimere il proprio disagio interiore e aiutarli ad assumere il punto di vista della vittima con l'intento di evitare la ripetizione dei comportamenti sui quali si cerca d'intervenire. Allo stesso tempo è possibile insegnare alle vittime a essere più sicure, a gestire la paura e a chiedere aiuto agli altri. Poiché tali programmi comprendono di solito attività di gioco, il coinvolgimento dei bambini risulta abbastanza semplice.

In molti Stati, alcune scuole hanno introdotto i programmi di educazione emotiva all'interno delle attività curriculari e i risultati ottenuti sembrano essere molto promettenti. Oltre alla riduzione del numero di casi di bullismo, la presenza di uno psicologo all'interno della scuola sembra fornire un valido supporto per gli insegnanti e per le famiglie i quali, essendo coinvolti all'interno di tali programmi, sembrano trarre dei benefici collaterali che si estendono oltre l'interazione con i bambini.