La rapida rivoluzione multimediale che sta coinvolgendo i nostri tempi spinge molto spesso a riflettere sulle tematiche sociali ed in particolar modo al bisogno di comprendere i motivi del dilagare di particolari mode e/o tormentoni. Giovanni Sartori notava già diversi anni fa che il massiccio utilizzo del video e delle immagini stava segnando uno storico passaggio antroplogico che stava coinvolgendo l'homo sapiens, trasformandolo nell'homo videns.

Grazie all'avvento della televisione l'immagine ha iniziato a prendere il sopravvento sulla parola, a discapito del pensiero astratto e della produzione simbolica dell'essere umano. 

La rivoluzione varata dalla televisione potrebbe essere completata a breve ad opera del web, e di tutti i suoi mezzi messi a disposizione per la promozione dei prodotti visivi, che si tratti di oggetti o persone. Il numero di visualizzazioni e quello di Like/condivisioni diventano il vero parametro del successo di ogni gesto personale.

In particolar modo, la mancanza di idee originali (spesso nelle tv generaliste) e la crescente disponibilità di piattaforme digitali ha spinto molti a ricercare online gli stimoli di cui avevano bisogno e ha permesso alle persone "della strada" di improvvisarsi attori, registi, cantanti, musicisti, comici con l'aiuto di un semplice smartphone.

Grazie alla piattaforma Youtube e al dilagare in tv di talent-show di successo (come Amici e X-Factor) un sempre maggior numero di persone ha iniziato ad improvvisarsi, sperimentarsi e promuoversi in video che li ritraevano all'opera nelle più disparate attività. Il tutorial è entrato a far parte del linguaggio comune, oggi basta una semplice ricerca ed un clic per avere informazioni su come cucinare una torta, preparare un power point, accordare una chitarra. L'originalità ed il talento di alcuni video-maker ha permesso a molti di loro di trovare la notorietà ed anche un posto di lavoro nel mondo dello spettacolo.

Basti pensare ai casi di Guglielmo Scilla, Frank Matano, Francesco Sole, Clio Make Up (solo per citarne alcuni) o, per quanto riguarda l'estero, a Jenn McAllister o Felix Kjellberg, diventati milionari grazie a blog e video online. La Rete diventa il nuovo ufficio di collocamento 2.0 (basato sulla "meritocrazia dei clic") e lo 'Youtuber' diventa un vero e proprio lavoro.  

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Da questo filone nasce però anche un risvolto sociologico. Quello basato sull'emulazione e sulla ricerca di attenzioni. Un comportamento che può giungere fino ad una vera e propria ansia sociale, detta FOMO (Fear Of Missing Out) ovvero la paura di essere tagliati fuori. Sviluppare la convinzione che gli altri stiano facendo qualcosa più interessante di noi, e in qualche modo doverli sempre controllare ed emulare. In questi giorni è sotto gli occhi di tutti il dilagare di video targati Dubsmash, una recente applicazione made in Germany che permette di girare video-selfie in playback fatti di canzoni, ritornelli, frasi storiche, celebri citazioni cinematografiche, realizzate con l'obiettivo di far divertire se stessi e i propri amici. I video si possono condividere via sms, Whatsapp, Facebook, Twitter. Un karaoke 2.0 adattato all'epoca dei selfie ed aiutato nella sua diffusione dalla condivisione compulsiva.

Questa nuova mania ci permette di comprendere come stia diventando evidente un nuovo "bisogno", spesso indotto dai social, ovvero quello di portare ognuno a sentirsi un personaggio pubblico, tenuto ad informare i propri contatti dei propri gusti, pensieri, spostamenti. Un sorta di nuova nevrosi sociale: sentirsi unici ma fare le cose "per moda", volersi distinguere ma emulare gli altri per sentirsi integrati ed accettati. 

La semplicità dell'utilizzo, la rapidità nella realizzazione e la facilità della condivisione unita al crescente bisogno di ricerca di attenzioni e allo spirito di emulazione ha permesso la rapida diffusione di questo social-tormentone.

Il vero concetto virale: vengo visto quindi esisto.