La letteratura scientifica suggerisce una stretta correlazione tra esposizione mediatica e sovrappeso/obesità nell'infanzia e nell'adolescenza poiché queste comunicazioni hanno la capacità di influenzare il processo di percezione dell'immagine corporea nei giovani, contribuendo così allo sviluppo di disordini alimentari.

La relazione con il cibo, dotato di un elevato valore simbolico (identificazione, appartenenza alle tradizioni, scambio sociale), è un elemento di strutturazione delle attitudini personali e può risultare intimamente deformata.

Nella attuale "società dei consumi", fondata sui principi di efficienza e produttività, dove si conferisce importanza all'esibizione del corpo più che all'esperienza con il corpo, la pubblicità gioca un ruolo cospicuo poiché influenza profondamente le abitudini alimentari dei giovani consumatori - facile bersaglio in virtù della loro elevata ricettività - pilotando le loro scelte e provocando significative modificazioni del comportamento alimentare.

 

Fonte:

Fabio Gabrielli, Andrea Carta, Pamela Fogliaro, Alessandro Scuotto. Violent food: anthropologyof eating disorders in the technical age. New Medicine 2015; s,78-80.